Sul ritiro del Piano paesaggistico della provincia di Palermo scoppia la polemica all’Assemblea regionale siciliana tra maggioranza e opposizione: la prima (il centrodestra, che su questo provvedimento appare spaccato), vuole il ritiro perché lo giudica “restrittivo”, la seconda (il centrosinistra), viceversa, non vuole il ritiro perché ritiene che il paesaggio e l’ambiente debbano essere tutelati proprio da questo strumento. Ma vediamo quali sono le due diverse posizioni in campo: in redazione sono arrivati tre comunicati, quello della Lega , quello del M5S e quello del Pd.

LA POSIZIONE DELLA LEGA. “Bene ha fatto l’assessorato regionale ai Beni culturali a ritirare il Piano paesaggistico della provincia di Palermo e a riaprire il confronto con i Comuni e con i territori. La tutela del paesaggio è fondamentale, ma non può trasformarsi in immobilismo e impedire lo sviluppo economico”.

Lo afferma Salvo Geraci, capogruppo della Lega all’Ars. “La provincia di Palermo ha già pagato un prezzo enorme sul piano industriale, a partire dalla chiusura della Fiat di Termini Imerese. Non possiamo aggiungere nuovi vincoli che rischiano di frenare investimenti, occupazione e crescita. Anche le politiche del Green Deal devono essere accompagnate da equilibrio e realismo, non possiamo penalizzare le nostre imprese e contemporaneamente avvantaggiare Paesi come la Cina, che per anni hanno mantenuto livelli di emissioni molto elevati. Abbiamo davanti una grande opportunità rappresentata dal turismo. L’Italia sta consolidando la propria posizione tra le principali destinazioni europee e la Sicilia deve essere messa nelle condizioni di competere, valorizzando il proprio patrimonio senza ingessare il territorio”.

“Adesso – conclude Geraci – bisogna costruire un Piano condiviso con sindaci, categorie produttive e cittadini. Tutelare il paesaggio sì, ma senza bloccare il futuro della provincia di Palermo”.

LA POSIZIONE DEL M5S. “Il ritiro del Piano paesaggistico della provincia di Palermo rappresenta l’ennesimo episodio che conferma, a nostro giudizio, la totale inadeguatezza dell’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, esponente di Fratelli d’Italia. Dopo anni alla guida dell’assessorato, non è riuscito a portare a termine uno dei provvedimenti più importanti di sua competenza. Il risultato è un piano contestato persino dai sindaci e dagli esponenti del suo stesso centrodestra, fino al punto da rendere necessario l’intervento del presidente della Regione”.

Lo dichiara Luigi Sunseri, deputato regionale del Movimento 5 Stelle, commentando il ritiro della proposta del Piano paesaggistico della Città metropolitana di Palermo.

“Il dato politico – continua Sunseri – è evidente: è dovuto intervenire personalmente il presidente della Regione Renato Schifani, sostanzialmente imponendo il ritiro del provvedimento al suo stesso assessore. Una bocciatura politica che, a nostro avviso, certifica il fallimento della gestione Scarpinato. Dopo tutto il tempo avuto a disposizione, presentare un piano che non ha ottenuto neppure il consenso delle amministrazioni e delle forze politiche della propria maggioranza rappresenta una responsabilità politica enorme. Per l’ennesima volta, Scarpinato dimostra di non essere all’altezza del ruolo che ricopre”.

Sulla vicenda interviene anche Antonino Randazzo, consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle.

“Il Piano paesaggistico – dice – è uno strumento fondamentale per Palermo e per l’intero territorio provinciale. È inaccettabile che si sia arrivati a questo punto senza costruire preventivamente un confronto adeguato con i Comuni e le amministrazioni locali. Le contestazioni arrivate persino dai sindaci di centrodestra dimostrano quanto fosse necessario affrontare per tempo le criticità del provvedimento. La tutela del paesaggio deve essere garantita attraverso una pianificazione seria, rigorosa e condivisa, non attraverso un percorso che si conclude con un clamoroso passo indietro”.

“Fratelli d’Italia e il presidente Schifani – concludono Sunseri e Randazzo – devono assumersi la responsabilità politica di quanto accaduto. Non basta ritirare un provvedimento e annunciare nuovi tavoli di confronto. Occorre spiegare come sia stato possibile arrivare a questo risultato dopo anni di assessorato e quali garanzie esistano affinché gli stessi errori non vengano ripetuti. La Sicilia e il suo patrimonio paesaggistico meritano ben altra gestione”.

LA POSIZIONE DEL PD: “La tutela del territorio e del paesaggio è un punto irrinunciabile per il Partito Democratico. La concertazione con i sindaci e le comunità è il modo migliore per garantire sviluppo”. Lo dichiara Valentina Chinnici, vicesegretaria regionale del Pd Sicilia e vicepresidente commissione Cultura. “Purtroppo – dice Chinnici – l’assessorato regionale ai beni culturali in questi anni non ha svolto nessuna funzione di guida politica creando i presupposti per uno scontro istituzionale, oggi evidentissimo, tanto da trovarsi sotto attacco diretto da parte dei deputati della sua stessa maggioranza magari interessati più a intascare qualche consenso elettorale che ad affrontare seriamente le questioni”.

“Ora dopo il ritiro – spiega la vice segretaria regionale del Pd -, frutto di un cortocircuito istituzionale imbarazzante, occorre urgentemente ritornare ad una gestione seria della pianificazione in tutela del territorio e delle comunità”.

“Resta la pessima – conclude -, ennesima, figura della regione che non può limitarsi a ritirare un piano e a far finta di niente. Scarpinato si è rivelato inadeguato e sfiduciato di fatto dalla sua stessa maggioranza, ne deve trarre le opportune conseguenze”.

Nella foto: Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana

Redazione