“Legambiente Catania apprende con sorpresa e sconcerto che il Comune di Catania ha rinunciato a 8.2 milioni di euro di fondi europei destinati alla rete ciclabile di Catania (decreto dell’assessorato regionale alle infrastrutture e alla mobilità, pubblicato il 23 settembre e motivato con una nota del Sindaco del 27 luglio 2026. Le motivazioni addotte non reggono”.

A denunciarlo è Legambiente Catania. Che in questa nota inviata a L’Informazione spiega perché: “Si parla di cantieri numerosi e impattanti sulla viabilità. Ma il progetto di una rete ciclabile richiede tempi per la progettazione esecutiva, l’appalto e i lavori vanno ben oltre i cantieri di oggi. Non può essere questa la ragione che condanna Catania all’obbligo di usare l’automobile, consumando 100 ore all’anno per la congestione, determinando oltre 250 morti premature per inquinamento atmosferico e contribuendo ad oltre un quarto delle emissioni climalteranti”.

“Quanto ai costi e ai benefici – dice l’associazione ambientalista -, il progetto era frutto di un concorso di progettazione bandito nel 2021 e di un percorso di confronto con associazioni e cittadini iniziato nel 2019 e infine con un progetto definitivo. Dopo anni di lavoro, un’amministrazione seria avrebbe il motivo di spiegare pubblicamente e nel dettaglio i suoi dubbi, non di liquidarli con un l frase laconica: ‘Non ci convinceva”.

“Ci preoccupa anche il metodo – afferma l’associazione catanese presieduta da Viola Sorbello – , secondo quanto appreso dalla stampa, che il progetto non è mai stato approvato dalla giunta. Una scelta di questa portata è stata presa senza alcun coinvolgimento del Consiglio comunale, delle associazioni e della città. Si scopre a cose fatte, da un atto della regione”.

“È appena il caso di osservare – viene spiegato nel comunicato – che la rete ciclabile oggetto del progetto è prevista nel PGTU del 2013, vigente, nel PUMS della città metropolitana del 2022 e nel BICIPLAN del 2024. È inconcepibile rinunciare ad un progetto incluso in tutti gli strumenti di pianificazione degli ultimi 10 anni, due dei quali approvati dal sindaco Trantino”.

“Non è vero, inoltre – si fa notare nel documento di Legambiente -, che rinunciare non abbia conseguenze. Catania perde risorse che difficilmente si ripresenteranno, in una città con il più alto tasso di motorizzazione in cui la quota di spostamenti a piedi e in bicicletta resta tra le più basse d’Italia. La mobilità ciclistica non è un capriccio degli ambientalisti, perché riduce le emissioni, migliora la sicurezza stradale, migliora anche il traffico automobilistico, rende più vivibili i quartieri e favorisce il turismo. Senza una rete continua e connessa, i tratti realizzati restano frammenti isolati, spesso poco utilizzabile e oggetto di polemiche”.

Pertanto Legambiente Catania chiede che “sindaco e giunta rendano pubbliche le valutazioni tecniche ed economiche sulla base delle quali il progetto è stato ritenuto non convincente”, che “la questione sia discussa al più presto in consiglio comunale e in commissione trasporti con l’assessore alla mobilità”, che “si verifichi con la regione la possibilità di rivedere la decisione o di recuperare le risorse, anche attraverso la rimodulazione del progetto in lotti funzionali”, che “si apra un confronto pubblico con associazioni, tecnici e cittadini sugli interventi per la mobilità sostenibile”, che “si costituisca una Consulta della mobilità ciclistica, con il compito di esprimere pareri obbligatori su piani e progetti che riguardano ciclabilità, sicurezza stradale e mobilità sostenibile, monitorare lo stato dei finanziamenti e di attuazione dei progetti”.

Nella foto: un tratto di pista ciclabile nei pressi del Faro Biscari a Catania. Legambiente giudica insufficiente la rete ciclabile attualmente attiva nel capoluogo etneo 

Redazione