Lo scandalo del dissesto della via Roma (la strada più amata dai cittadini di Belpasso, due chilometri di pavé interamente lastricati in pietra lavica) causato dall’Amministrazione comunale per dei lavori eseguiti in modo approssimativo e senza il rispetto delle prescrizioni progettuali (l’importo è di 1 milione 500 mila Euro prelevato dai fondi del Pnrr), torna d’attualità e si inserisce nel contesto dei finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (circa 30 milioni complessivi) utilizzati nel comune etneo per una trentina di appalti.

Ma lo scandalo di via Roma rientra anche nell’ambito della scarsa sensibilità dell’Amministrazione comunale per il centro storico e per il genius loci della città. Risale alle scorse settimane l’ennesima demolizione di un immobile antico in via Vittorio Emanuele (per la quale abbiamo chiesto le dimissioni di Caputo), con un sindaco non si pone il problema di redigere il Piano urbanistico generale (Pug) scaduto da quasi venticinque anni, malgrado la richiesta a gran voce di questo giornale, di pezzi illuminati di Società civile e del’opposizione consiliare.

Pochi giorni fa il vice presidente del Consiglio comunale Carmelo Carciotto ha presentato una diffida con la quale ha chiesto agli organi competenti – specie al sindaco Carlo Caputo e all’assessore comunale ai Lavori pubblici Rocco Santonocito – di rispondere “entro 48 ore lavorative” a decorrere dal momento della presentazione del documento (30 gennaio 2026) a delle precise richieste poste dallo stesso consigliere comunale d’opposizione recentemente transitato in Forza Italia.

Si tratta di un durissimo esposto protocollato nello scorso novembre, in cui Carciotto chiedeva alle massime autorità comunali di “sospendere i lavori della via Roma” fino a quando la Sovrintendenza ai Beni culturali di Catania non avesse rilasciato il nulla osta per l’esecuzione degli stessi. Il consigliere d’opposizione chiedeva inoltre di chiarire i motivi per i quali nessuno (tra il direttore dei lavori, il Responsabile unico del procedimento, il sindaco e l’assessore ai Lavori pubblici) aveva vigilato su un restyling effettuato in difformità alle prescrizioni del progettista e direttore dei lavori, l’architetto Giampiero D’Anna di Termini Imerese.

Dato che da quella data sono trascorsi oltre due mesi e il Testo unico degli enti locali (Tuel) prevede una risposta entro 30 giorni, Carciotto ha preso carta e penna ed ha diffidato gli organi competenti di dare una risposta entro questa settimana. Cosa succederà in caso di ulteriore inadempienza? Non si sa, ma l’impressione è che la vicenda non finirà qui.

Come si ricorderà, lo scandalo dei lavori di “riqualificazione” della monumentale arteria di Belpasso è stato più volte sollevato e documentato da L’Informazione, con tanto di articoli e di fotografie, senza che né il sindaco, l’assessore ai Lavori pubblici, il direttore dei lavori, il Rup si preoccupassero di verificare la fondatezza di quanto denunciato da noi.

Questa foto risale al periodo in cui “fervevano” i lavori di rifacimento della via Roma di Belpasso. Sopra: la via più amata dai belpassesi vista dall’alto

A cercare di vederci chiaro è stata l’opposizione consiliare – nel caso specifico il consigliere Carciotto – che oltre due mesi fa ha scritto un esposto indirizzato alla Sovrintendenza ai Beni culturali di Catania, al sindaco, al presidente del Consiglio comunale Andrea Magrì, all’assessore comunale ai Lavori pubblici, alla Polizia municipale e ad altri organi comunali, in cui chiedeva conto delle “inadempienze” di questi lavori che si protraggono dal 13 marzo 2024, data in cui il sindaco Carlo Caputo pubblicò un post dai toni trionfalistici in cui informava i cittadini dell’inizio del “restauro”, salvo a disinteressarsene completamente, per sua stessa ammissione.

Da qualche mese, Caputo cerca di correre ai ripari chiedendo alla stessa ditta esecutrice una levigatura dei bordi delle lastre laviche, senza rendersi conto che il problema è molto più profondo: basta fare un sopralluogo per vedere tante mattonelle rotte, divelte, e degli avvallamenti in alcuni tratti.

Ma poi… con quali soldi il sindaco e la giunta hanno pensato di effettuare i lavori “riparatori”? Con quelli del ribasso (salta fuori dalle carte): quattrocentomila Euro da ripartire fra levigatura e nuova parcella da corrispondere al progettista. Il quale, in quanto direttore dei lavori, non aveva l’obbligo di vigilare sull’intero svolgimento degli stessi? Insomma, un pasticcio dietro l’altro su cui nessun cittadino (compreso qualche sedicente cultore di Storia Patria) o associazione ha mai ritenuto di spendere una  sola parola.

Se non arriverà l’autorizzazione della Sovrintendenza per i nuovi lavori, sottolinea Carciotto, “ci troveremmo di fronte ad un intervento che non ha regolarità tecnico-urbanistica”.

Ma questa – secondo quanto si desume leggendo l’esposto – non è che la punta dell’iceberg di una situazione incredibile, su cui il vice presidente del Consiglio vuol vederci chiaro, nel senso che affiorerebbero parecchie discrepanze fra l’elaborato (su cui originariamente la Sovrintendenza aveva rilasciato il nulla osta) dell’architetto D’Anna e la fase esecutiva dell’opera, che appare tutt’altro che coerente con le prescrizioni iniziali. Quali?

Il progetto prevedeva la “bocciardatura” dell’intero tratto di via Roma e la pavimentazione con lo stesso materiale degli “imbocchi delle Traverse” che attraversano la strada principale: diciannove vie che, assieme a quella principale, compongono la caratteristica “maglia a scacchiera”.

“Il progetto, in relazione a quanto esposto nello studio di fattibilità – si legge nelle carte prodotte dal consigliere Carciotto –, prevede il restauro conservativo di tutti i tratti ammalorati della pavimentazione carrabile”, nonché “la sostituzione dell’attuale pavimentazione in conglomerato bituminoso con basolato in pietra lavica nei tratti Sud e Nord”. Finora si è allestita solo la parte Sud (quartiere Sant’Antonio), dopo lavori estenuanti che hanno bloccato per mesi il traffico e tante attività commerciali presenti in zona, mentre la zona nord (nelle adiacenze della villa comunale) è rimasta con l’originario fondo in asfalto.

Ancora: l’elaborato prescriveva la “realizzazione di scivoli di raccordo tra marciapiedi e percorso carrabile per gli attraversamenti dei diversamente abili, delle carrozzine infantili, ecc., e la realizzazione, ove possibile, di passaggi pedonali in prossimità degli incroci, con posizionamento di lastre di pietra bianca dura (tipo Modica, Lentini, ecc..)”. Sono stati realizzati? Vedere per credere.

Sia per i lavori dell’intero tratto di via Roma, che per quelli relativi alle parti danneggiate, D’Anna obbligava alla “massima attenzione” gli esecutori dell’opera, e ad usare “ove necessario, “mezzo meccanico gommato leggero, in modo da non rovinare o scheggiare la pietra nella fase di distacco”. Ripetiamo: fare un sopralluogo per verificare.

Usare “ove necessario, mezzo meccanico gommato leggero, in modo da non rovinare o scheggiare la pietra nella fase di distacco”. Nella foto: un cingolato in via Roma

Ma laddove “non era necessario” (nella maggior parte dei due chilometri interessati), il progetto imponeva la lavorazione “a mano e senza l’utilizzo di qualsivoglia mezzo elettromeccanico”, con il sistema tradizionale della “mazza lignea denominata mataffo o mazzapicchio (attrezzo di legno duro, di forma tronco-conica, cerchiato di ferro all’estremità)”.

Questo in teoria. In pratica per tutto il tratto di via Roma si è usato il martelletto elettrico. Il risultato non è stato l’effetto “crespo” prescritto dal progettista, ma un effetto “concavo” causato dallo “scavo” delle mattonelle.

Il progetto impone la lavorazione “a mano e senza l’utilizzo di qualsivoglia mezzo elettromeccanico”. La foto documenta che i lavori sono stati eseguiti con il martelletto elettrico 

Con tanto di “capolavoro” finale: una escrescenza (il sindaco la chiama “fettuccina”) lasciata nelle quattro orlature laterali delle singole basole, che costringe automobilisti e pedoni a percorrere vie alternative (non è uno scherzo) per evitare danni alle sospensioni (nel primo caso) o distorsioni alle caviglie (nel secondo).

Per quanto riguarda il posizionamento delle basole “su letto di impasto umido di sabbia e cemento… con getti di acqua a pressione controllata, al fine dell’eliminazione dei residui vari”, si rimanda ad una accurata indagine degli organi competenti, così come sarebbe opportuno verificare se i lavori sono stati eseguiti “esclusivamente” da operatori “in possesso di specifica qualifica professionale e/o certificazione delle competenze rilasciate da riconosciuti centri di formazione professionale specializzati”.

Non sarebbe male, scrive Carciotto, vedere se ci si è attenuti “scrupolosamente” alle indicazioni planimetriche di progetto, come scrive l’architetto D’Anna, se è stata “effettuata una adeguata documentazione fotografica ante dismissione”, se esistono avvallamenti e se “il basolato esistente in sito che presenta piccole fratture con distacco di piccole parti perimetrali” è stato “riparato”, se il risultato di spuntatura richiesto (secondo le indicazioni della Soprintendenza ai Beni culturali) dovrà riflettere quello tradizionale preesistente alla attuale situazione di ammaloramento derivato dall’uso continuo del manto stradale”.

Una basola di pietra lavica scheggiata 

Insomma, si chiede di verificare se lo stato dei lavori corrisponde in tutto e per tutto alla loro prescrizione. A tal proposito è interessante la dichiarazione fatta dal sindaco nella seduta del Consiglio comunale del luglio scorso, nella quale, in seguito ad un’interrogazione dello stesso consigliere Carciotto, si diceva “preoccupato” per i lavori della via Roma, di cui soltanto “da un mesetto e mezzo” si era accorto della situazione.

Non perché aveva sentito l’esigenza di fare dei precedenti sopralluoghi, ma soltanto perché il consigliere Carciotto aveva posto il problema. In quel preciso istante, ad un anno e mezzo dall’inizio dei lavori, Caputo finalmente veniva folgorato da un flash: percorrere la via Roma (il tratto da cui si transita ogni giorno per recarsi in qualsiasi parte della città, compreso il municipio, tappa obbligata per tutti, compreso il primo cittadino).

Nel corso di quella seduta, Caputo diceva che la responsabilità era della “fettuccina” che gli operai avevano lasciato nei quattro orli delle singole mattonelle: “Il lavoro che abbiamo pensato di fare… è quello di abbassare questa ‘fettuccina’, in modo da evitare scalini”.

Da qualche mese si stanno effettuando i lavori di “riparazione”, ovviamente con mezzi elettrici. A Belpasso c’è chi scommette sulla conclusione “definitiva” degli stessi. Domanda: se per eliminare un paio di metri di “fettuccine” ci si impiega un mese, quanto ci vorrà per eliminare uno scandalo di queste proporzioni?

Luciano Mirone