Le associazioni e i sindacati che si oppongono alla realizzazione dei mega inceneritori in Sicilia (“sono ritenuti dannosi alla salute dell’uomo e all’ambiente”, dicono) diffidano la Regione e sono pronti a ricorrere alla magistratura, perché “mancano i documenti e le competenze sanitarie”. Intanto chiedono uno “stop immediato alle procedure per i mega impianti di Palermo e di Catania” (quelli previsti per smaltire la mole di rifiuti prodotti nell’Isola).
È quanto chiedono “con forza” Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, CGIL Sicilia e Italia Nostra Sicilia, che hanno inviato un formale atto di diffida e istanza di sospensione e annullamento in autotutela ai dipartimenti regionali e a tutte le amministrazioni coinvolte nella Conferenza di Servizi.
Le organizzazioni denunciano l’apertura della procedura Paur (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale) “in palese assenza della documentazione essenziale richiesta dalla legge”. Inoltre, affermano, la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) “non si è ancora conclusa”: “L’emissione di qualsiasi autorizzazione parziale in questo stato risulterebbe nulla e insanabile”.
A far scattare l’allarme non sono solo i vizi procedurali, ma “la totale assenza – sostengono – di garanzie per la salute pubblica”.
“L’impianto – si scrive nella nota – manca di dati scientifici strutturali (carenza già eccepita dall’ASP di Palermo) e l’istruttoria è stata condotta senza le necessarie competenze mediche e sanitarie certificate, affidandosi a figure professionali non qualificate per valutare l’impatto delle sostanze tossiche sull’ecosistema e sui cittadini”.
“Le valutazioni di impianti di queste dimensioni – si legge nel comunicato di associazioni e sindacati – non può limitarsi all’esame delle emissioni previste in condizioni ordinarie di esercizio. Deve considerare anche le caratteristiche ambientali e sanitarie dei territori interessati, le pressioni già esistenti e gli eventuali effetti cumulativi, sulla base di dati scientifici adeguati e verificabili”.
A supportare la ferma opposizione delle sigle vi sono “i drammatici dati epidemiologici – si legge nel documento inviato a L’Informazione – emersi di recente sulla stampa. Nelle aree esposte a sostanze analoghe a quelle emesse da un inceneritore, l’aumento dei tumori è maggiore del 20% rispetto alle zone non contaminate”.
“Studi scientifici autorevoli, tra cui il progetto Sentieri e i dati del Registro Tumori – si legge ancora nel comunicato – hanno già certificato un eccesso significativo di mortalità e di incidenza per il tumore al polmone e il mesotelioma”.
Le associazioni e i sindacati ricordano che “l’esposizione a agenti cancerogeni (idrocarburi, metalli pesanti, diossine, amianto) ha una latenza temporale di decenni prima della comparsa clinica della malattia. Ignorare il progressivo accumulo di queste sostanze significa condannare il territorio siciliano a una futura emergenza sanitaria”.
“La carenza di analisi sui dati attuali e sugli accumuli futuri di sostanze tossiche sta venendo trattata nella più completa indifferenza del Responsabile del Procedimento e degli altri soggetti regionali che avrebbero il potere e il dovere di intervenire”, dichiarano i rappresentanti delle associazioni firmatarie.
La diffida concede un termine perentorio di 30 giorni per ottenere una risposta motivata e il blocco dei procedimenti. In caso di inerzia o rifiuto da parte della Regione Siciliana, le associazioni e i sindacati sono pronti a rivolgersi immediatamente alle Autorità giudiziarie per accertare le relative responsabilità civili e penali.
Redazione























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