Una parte della Nuova Democrazia Cristiana va “oltre” il suo fondatore Totò Cuffaro e “guarda al domani”. Una parola, quest’ultima, risuonata varie volte al recente Congresso regionale di Viagrande, in provincia di Catania, dove si è percepita la sensazione che un gruppo consistente del partito voglia voltare pagina (“Sempre e comunque nel centrodestra”). Basta guardare il numero dei delegati “anti Cuffaro” espressi da questa assemblea: 13 in provincia di Catania, 3 in provincia di Palermo, 2 Caltanissetta, Ragusa, Siracusa e Messina e 1 Enna.

E per farlo è disposta anche a mettere da parte una figura – oggi ritenuta ingombrante – che fino a poco tempo fa appariva inossidabile: quella dell’ex presidente della Regione Sicilia, fondatore della nuova Democrazia Cristiana, attualmente alle prese con nuovi guai giudiziari (ricordiamo una precedente condanna per favoreggiamento alla mafia): dall’associazione a delinquere alla corruzione alla turbativa d’asta.

Oggi il partito è decisamente spaccato e rischia di rompersi: da un lato i componenti che affollano il Congresso di Viagrande (al centro il commissario regionale Salvo Giuffrida, deputato della Dc all’Assemblea regionale siciliana); dall’altro (anche se assente a Viagrande) il gruppo che fa capo al nuovo segretario nazionale Carmelo Pace, anch’egli deputato all’Ars, secondo gli avversari interni “emanazione diretta di Cuffaro” eletto nella massima carica del partito, a loro dire, “illegittimamente”, al punto che da alcune settimane pende un ricorso davanti al giudice. Grande assente a Viagrande, l’ex assessore regionale agli Enti locali del governo Schifani, Andrea Messina, pochi giorni fa transitato dalla Dc al movimento di Cateno De Luca, Sud chiama Nord.

“La Democrazia Cristiana in Sicilia non è un ricordo. È una comunità viva, che vuole tornare a contare”. A dirlo, in questa intervista, il componente della direzione nazionale della Dc e segretario dell’assemblea congressuale Giuseppe Di Mulo (coordinatore anche della sezione di Bronte).

Il componente della direzione nazionale della Democrazia Cristiana, Giuseppe Di Mulo. Sopra: il pubblico presente al recente Congresso di Viagrande

Quali contenuti esprime questo Congresso?

“Il Congresso è la sede propria, la sede statutaria, in cui il partito sceglie i suoi vertici. Non le scorciatoie, non le carte bollate, non le chat. Il Congresso. È lì che si decide, ed è lì che la Sicilia deve arrivare, preparata e autorevole. I delegati che abbiamo eletto non rappresenteranno una corrente o una persona. Rappresenteranno gli iscritti, gli amministratori e le famiglie che credono ancora nei valori del popolarismo cristiano. Al Congresso nazionale di Roma del 24 e del 25 ottobre non andremo a chiedere, ma a proporre. Andremo a dire che la Sicilia è pronta a essere uno dei motori della rinascita della Democrazia Cristiana in Italia”.

Una presa di distanza dal passato?

“Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: un partito non vive di nostalgia. Vive di organizzazione, di regole chiare, di persone che lavorano ogni giorno sul territorio. Il nuovo corso che oggi avviamo poggia su tre pilastri”.

Quali?

Il primo è un coordinamento regionale forte e collegiale. Non un uomo solo al comando, ma una squadra. Una cabina di regia che si riunisce con regolarità, che decide insieme e che risponde agli iscritti delle proprie scelte”.

Il secondo?

“Strutture provinciali e comunali vere. In ogni provincia un commissario o un segretario pienamente operativo. In ogni comune un riferimento riconoscibile. Sedi aperte, tesseramento trasparente, organi che si riuniscono e verbalizzano”.

Il terzo?

“Merito e rinnovamento. Spazio ai giovani, alle donne, ai professionisti, agli amministratori che hanno dimostrato sul campo di saper governare. L’esperienza dei più anziani è un patrimonio prezioso, ma deve diventare guida e non barriera”.

Sì, ma è un partito spaccato.

“Il confronto interno è il sale della democrazia. Il confronto si fa negli organi, nel rispetto delle regole e delle persone. Chi vuole costruire troverà sempre porte aperte. Chi vuole dividere troverà la serenità e la fermezza di una comunità che ha deciso di andare avanti”.

Una precisa stoccata a Cuffaro che lei non nomina mai, almeno ufficialmente. Ma che ruolo avrà la Sicilia nel contesto nazionale del partito?

“La riorganizzazione nazionale che si apre a Roma non può prescindere dalla Sicilia. Qui la Democrazia Cristiana ha radici profonde, qui ha eletti nelle istituzioni, qui ha sindaci e consiglieri che ogni giorno amministrano le nostre comunità. Chiediamo quindi che la Sicilia abbia negli organi nazionali un peso proporzionato al suo radicamento. Non per un privilegio, ma per una ragione di rappresentanza e di efficacia politica. Un partito regionale forte è la condizione per avere un partito nazionale forte. E un partito nazionale forte è la condizione per difendere gli interessi della Sicilia a Roma e a Bruxelles. Ci attendono nuove elezioni nelle quali dovremo essere pronti”.

Andrete col centrodestra o col centrosinistra?

“La nostra collocazione è chiara: la Democrazia Cristiana sta nel centrodestra. È lì che siamo, è lì che governiamo, è lì che vogliamo continuare a dare il nostro contributo. Ma il centrodestra di domani non può essere la semplice fotografia di quello di ieri. C’è un’area larga di elettori moderati, cattolici, liberali e riformisti che oggi non si sente pienamente rappresentata. Sono imprenditori, professionisti, artigiani, agricoltori, famiglie e giovani. A questa area noi vogliamo dare una casa e una voce. Per questo il rappresentante che sarà espresso dal nuovo corso avrà un mandato preciso”.

Quale?

“Costruire alleanze con le forze moderate e popolari che vogliono rafforzare un nuovo centrodestra, più radicato e più credibile, aprire un dialogo serio con il civismo e con le liste territoriali, che in tanti comuni hanno dimostrato di saper vincere, sedersi al tavolo della coalizione con pari dignità, portando programmi, candidati e consenso reale, garantire che la Democrazia Cristiana sia presente, con il proprio simbolo e la propria identità, in ogni collegio della Sicilia. Non vogliamo essere ospiti in casa d’altri. Vogliamo essere tra i costruttori della casa comune dei moderati siciliani. Leali agli alleati, ma liberi di dire ciò che non va quando serve all’interesse dei siciliani. Le alleanze non si fanno con le dichiarazioni. Si fanno con le idee e con la credibilità delle persone. Ed è esattamente questo che oggi cominciamo a costruire”.

Da quali proposte partite per ricostruire la Dc?

“Dal Lavoro ai giovani, dalla sanità all’agricoltura, dalle infrastrutture all’acqua, con un’attenzione particolare alla semplificazione della burocrazia. Su questi temi chiederemo impegni precisi agli alleati. E su questi temi chiederemo il voto dei siciliani”.

Perché pronunciate spesso la parola “domani”?

“Perché il lavoro comincia da domani mattina. Ci hanno dato per finiti tante volte. E tante volte la Democrazia Cristiana ha dimostrato di avere radici più profonde delle mode del momento. Da Viagrande parte un messaggio chiaro a Roma e a tutta la Sicilia: la Democrazia Cristiana siciliana è organizzata e pronta a fare la sua parte nel nuovo centrodestra”.

Redazione