“La scuola è degli studenti, che rivendicano il valore della protesta e della disobbedienza, mettendo al centro i problemi della scuola italiana, le disuguaglianze sociali e il futuro delle nuove generazioni”.

Al Liceo Statale “Enrico Boggio Lera” di Catania è autogestione, perché “l’obiettivo – affermano gli studenti – è quello di trasformare la scuola in uno spazio che rispetti davvero le volontà e necessità degli alunni, che da anni sembrano immobili di fronte a queste crisi”.

“L’immobilismo storico – dicono – è giunto al limite e deve essere spezzato”. Da questa convinzione nasce la volontà di “discutere su temi come l’edilizia scolastica, il caro vita, la precarietà lavorativa, le disuguaglianze territoriali, che affondano le loro cause nelle crisi economiche dettate dalle guerre imperialiste che insanguinano il mondo”.

Un momento dell’incontro fra studenti che rivendicano il valore della protesta e della disobbedienza, mettendo al centro i problemi della scuola italiana, le disuguaglianze sociali e il futuro delle nuove generazioni. Sopra: una scritta con lo spray: “Boggio autogestito”  

“Per farlo – affermano i ragazzi – bisogna organizzarsi collettivamente, spezzando così il velo di indifferenza che annichilisce le giovani coscienze”.

Gli studenti denunciano le carenze del sistema scolastico italiano, “pretendendo maggiori investimenti nell’istruzione pubblica e interventi strutturali negli edifici, non da parte di privati, ma dallo Stato”.

“Al centro – si legge nella nota inviata a L’informazione – anche il benessere psicologico dei giovani, per il quale servono spazi di ascolto, educazione alle relazioni e strumenti di prevenzione”.

“L’autogestione – è scritto nel documento – non viene considerata una semplice interruzione delle lezioni, ma un atto di protesta, per acquisire consapevolezza in merito ai propri diritti, dunque questa come le manifestazioni e le occupazioni sono strumenti fondamentali di mobilitazione e partecipazione studentesca, da difendere fermamente in un momento in cui incombe il crescente rischio che l’indifferenza sostituisca il confronto”.

“La scuola – conclude il comunicato -, secondo questa visione, non deve essere soltanto il luogo di voti, verifiche e lezioni puramente nozionistiche, ma uno spazio in cui imparare a comprendere la realtà ed agire per cambiarla”.

“Chi sostiene che queste forme di partecipazione – è il messaggio conclusivo – siano fuori luogo non educa alla consapevolezza, ma rischia di abituarci alla passività addomesticandoci. La scuola è degli studenti!”.

Redazione