Una petizione sulla piattaforma Avaz.org contro il Ddl “sparatutto” voluto dal governo Meloni a favore della caccia. Un disegno di legge che, se approvato, secondo i promotori, darà ai cacciatori la possibilità di “sparare a più specie, anche in aree protette e spiagge, e durante periodi migratori e di nidificazione”.

“I nostri lupi – si legge – perderebbero le ultime tutele, rendendo più semplice il loro abbattimento. Persino il Papa ha mostrato preoccupazione. Scateniamo un’ondata di resistenza in tutta Italia per proteggere la vita selvatica. Bisogna fare pressione sul Presidente Mattarella perché blocchi la legge sulla caccia della Meloni”.

Una petizione che contesta la definizione doi “bioregolatori” che i promotori del Ddl danno dei cacciatori. Un puro “espediente linguistico”, secondo i firmatari, perché in realtà il testo del disegno di legge rivelerebbe ben altro:  “Vengono estese – viene scritto – le aree di caccia, che diventa consentita in spiagge, parchi pubblici e aree protette e ampliate le specie cacciabili anche in periodi migratori e di nidificazione; e questi sono solo un paio dei punti più controversi”.

“Immaginate dei piccoli uccelli migratori – viene scritto nella petizione – nati per volare attraverso cieli infiniti per migliaia di chilometri, catturati e confinati in luride gabbie piccolissime. Sbattuti, feriti, stressati, e usati come esca mortale. Tenuti per mesi al buio, vedono la luce solo quando devono attirare con il loro canto i loro simili, che i cacciatori possono così abbattere più facilmente”.

“Il rilancio di questa pratica dei richiami vivi – dicono i promotori della raccolta firme – non è solo aberrante ma anche vietatissima dalle direttive comunitarie e solleva dubbi su questa legge”.

Il Ddl – si legge nel testo che accompagna la petizione – ha già superato il voto del Senato. Ma il Presidente Mattarella ha il potere di bloccarla prima dell’approvazione finale della Camera. Se saremo centinaia di migliaia ad esercitare pressione potremo far bocciare la legge”.

“Le proteste dell’opposizione e di decine di organizzazioni ambientaliste e animaliste – scrivono i promotori della protesta contro il Ddl – nascono da preoccupazioni che vanno dai rischi per un patrimonio naturale già sofferente alle violazioni costituzionali e delle direttive europee. La Commissione europea ha infatti già inviato all’Italia una lettera di richiamo, segnalando che il  provvedimento viola i capisaldi della tutela della biodiversità, e ora il Presidente della Repubblica vuole esaminare con attenzione il testo, per valutare possibili richieste di modifica”.

“Poi – seguitano – c’è la comunità scientifica che fa notare come la protezione della biodiversità si basi su principi ecologici radicalmente diversi, come la riqualifica degli habitat, lasciando che gli ecosistemi si autoregolino, e istituendo aree di protezione totale”.

“La ricchezza della vita sulla Terra – proseguono le organizzazioni firmatarie – non è che uno specchio della nostra stessa pluralità; difenderla e averne cura significa tracciare la rotta per le generazioni che verranno, per riconnetterci finalmente alla forza della Natura e alla parte più autentica di noi”.

“Schieriamoci insieme – conclude il documento – ancora una volta a tutela della fauna selvatica come patrimonio collettivo, resistiamo alle pressioni delle lobby della caccia e difendiamo il diritto di protestare di chi ama la natura”.

Redazione