Questo giornale esprime solidarietà alla giornalista Giulia Innocenzi, vittima di un vergognoso linciaggio sui Social. Giulia, con le sue coraggiose inchieste su Report, ha contribuito a documentare il macabro trattamento riservato agli animali in alcuni allevamenti italiani e gli sporchi affari di certi industriali della carne.

Con grande professionalità, la cronista è riuscita a mostrare le sevizie, i maltrattamenti, la scarsissima igiene cui vengono sottoposti polli, maiali, mucche che, dopo la macellazione, arrivano incellophanati a fettine sulle tavole di milioni di persone.

Inchieste clamorose che completano “il quadro” presentato da Report sugli scandali del mondo politico ed economico. Gli insulti che Giulia riceve quotidianamente (per i quali lei ha denunciato i leoni da tastiera l’aggrediscono), vanno inquadrati nel contesto del Caso Ranucci, su cui gli inquirenti stanno indagando per chiarire i retroscena del fallito attentato commissionato – secondo la confessione del presunto mandante – dal faccendiere berlusconiano Walter Lavitola ai danni del conduttore di Report per una serie di motivi tuttora al vaglio dei magistrati.

I motivi addotti da Lavitola – “un’azione eclatante per accrescere la notorietà del giornalista a fini politici” – non pare che stiano convincendo gli inquirenti, che appaiono indirizzati verso uno o più mandanti di un livello più alto.

Troppo deflagranti le inchieste di Report (dalle stragi del ’92-‘93 alla Trattativa Stato-mafia, dal ruolo della nuova destra italiana, europea e mondiale allo scandalo Epstein, che coinvolge perfino la Casa Bianca) per collegarle a un personaggio in cerca d’autore distintosi, diversi anni fa, per avere corrotto – coi soldi del Cavaliere – alcuni parlamentari del centrosinistra per far cadere il governo Prodi.

Non c’è proporzione fra il lavoro d’inchiesta di Report e la caratura di un Lavitola qualsiasi. Ben altri protagonisti, i magistrati stanno cercando di individuare per equilibrare i pesi. Partendo da un fatto oggettivo. L’ordine tassativo, lanciato all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, di non fare stragi e morti eccellenti per evitare una dura reazione da parte dello Stato.

La missione, al netto di qualche omicidio “pesante” fatto passare per suicidio, può dirsi sostanzialmente compiuta. Ma per portarla a termine, più del tritolo è necessario il fango, anzi, a volte il tritolo deve essere funzionale all’uso del fango. Ecco allora l’uso strumentale dell’amicizia di Ranucci con Lavitola, il teorema che l’attentato sia stato organizzato da entrambi, anche se finora non è emerso un solo elemento che vada in questa direzione.

Con Giulia Innocenzi si sta tentando di fare un’operazione simile. Non ha superato gli esami da “professionista”? Quindi non è preparata. E se non è preparata, Report è composta da una redazione di somari. Ergo? Report diffama tanti onesti padri di famiglia. Sui Social si legge questo e tanto altro, a cominciare dagli insulti sessisti verso la cronista.

Il gioco è chiaro. E pone tante domande. Basta superare un esame da “professionista” per essere “giornalisti”? Siamo sicuri che per svolgere bene questo mestiere, quel tesserino sia sempre necessario? Che ruolo svolge la raccomandazione per costruire le carriere di molta gente incapace? Possiamo definire “giornalisti” quelli che insultano quotidianamente il “nemico” per fare gli interessi del padrone?

Secondo noi ci vuole ben altro. A cominciare dalla libertà, dal talento, dall’etica, dal coraggio, dalla cultura, dalla profondità di pensiero. Giulia Innocenzi secondo noi possiede queste qualità. Per questo le esprimiamo la nostra solidarietà.

Nella foto: la giornalista Giulia Innocenzi (immagine tratta dal profilo Facebook dell’interessata)

Luciano Mirone