Gli struggenti ricordi di quell’estate del ’43 in Sicilia, quando il generale britannico Montgomery sbarcò nell’isola con il suo esercito per liberare l’Europa dal nazifascismo, e la sua rivalità col generale americano George Patton, la vita quotidiana che si svolgeva in questo pezzo di terra fra infanzia e sogni di futuro.

In un’atmosfera estiva carica di calore, suggestione e memorie condivise, la splendida terrazza della pizzeria ’Nni Maria a Calatabiano (Catania) ha fatto da cornice a una serata culturale di straordinaria intensità emotiva e storiografica. L’evento, organizzato con impeccabile cura e passione da Ida Bonfiglio, referente delle Agende Rosse, eccelsa operatrice culturale e animatrice della vita sociale della comunità, ha visto al centro dell’attenzione la presentazione del nuovo saggio storico di Felice Vito Vitale, medico oncologo con la passione per la storia contemporanea: Montgomery. Un Generale in Sicilia tra pensieri e aneddoti (Di Nicolò Edizioni).

Il parterre dei partecipanti, con l’autore Felice Vito Vitale, Fabrizio Sergi, regista, e Rosario Sorace, giornalista. Sopra: un momento della manifestazione

Nel corso dell’incontro, l’autore ha dialogato con due interlocutori d’eccezione: Fabrizio Sergi, regista e attento ricercatore di storia militare, e Rosario Sorace, giornalista e direttore della testata “Clessidra 2021”. Il dibattito ha sviscerato i punti salienti dell’opera di Vitale, un testo che affronta con rigore documentale e passo narrativo le vicende del luglio-agosto 1943.

Il libro mette a nudo non solo la complessa personalità del generale britannico Bernard Law Montgomery e la nota rivalità con il generale americano George Patton, ma si propone anche di dissipare falsi miti e narrazioni superficiali sullo sbarco in Sicilia (l’Operazione Husky). Con documenti e foto spesso inedite, il saggio fa luce sulle reali sofferenze della popolazione civile, sui bombardamenti preliminari – come quello tragico su Taormina del 9 luglio – e sul controverso ruolo della mafia, restituendo dignità e verità storica a un momento cruciale del secondo conflitto mondiale.

Il dibattito aperto che ne è seguito ha contribuito a rendere vibrante la serata trasformando la presentazione letteraria in un vero e proprio “reparto della memoria viva”. Un contributo toccante è giunto dalle testimonianze di due personaggi calatabianesi che, nell’estate del 1943, vissero quell’immane tragedia con gli occhi innocenti dell’infanzia.

Gli interventi coinvolgenti sono stati quelli del professor Cosimo Inferrera, che all’epoca dei fatti aveva appena cinque anni e mezzo, e del dottor Orazio Silvestro, che di anni ne aveva soltanto quattro. Entrambi hanno rievocato con struggente nitidezza i ricordi di quei giorni drammatici: la fuga precipitosa dal paese per sfuggire all’inferno dei bombardamenti aerei, il rifugio di fortuna nelle campagne circostanti, la paura negli sguardi degli adulti, la sospensione della vita quotidiana e il contrasto tra la bellezza della natura siciliana e la minaccia costante della distruzione dal cielo.

In qualità di “terzo decano” della serata – avendo vissuto quell’agosto del ’43 all’età di tre anni e mezzo – un intervento lo ha fatto anche l’autore di questo articolo, che ha raccontato la percezione dell’emergenza in quella calda e afosa estate, così simile a quella rovente che stiamo attraversando in questi giorni.

Un altro momento della serata

I bambini possiedono il dono straordinario di trasformare anche la bufera della Storia in un teatro di gioco. Per il mio sguardo di allora, l’emergenza non aveva i tratti del dramma, ma quelli di un puro e spensierato divertimento. Trascorrevo le mie giornate nei pressi della “saia” – il canale d’irrigazione rialzato rispetto al piano di calpestio – affascinato dal continuo e fresco scorrere dell’acqua. Il mio passatempo preferito era raccogliere i limoni caduti e tuffarli nella corrente, guardandoli galleggiare e gareggiare in una spensierata corsa lungo il pendio della saia, del tutto ignaro del fatto che, a poca distanza, si stesse decidendo il destino d’Europa.

La perfetta riuscita della serata si deve non solo al valore intellettuale delle relazioni e al calore dei ricordi, ma anche alla cordiale e genuina accoglienza offerta dalla location, che ha saputo creare un’atmosfera intima e familiare.

Al termine dell’intenso momento culturale e del coinvolgente dibattito, i presenti hanno potuto proseguire il confronto in chiave conviviale durante il piacevole apericena offerto dalla struttura. Un’iniziativa che ha dimostrato ancora una volta quanto la memoria storica, se coltivata con passione e condivisa con la comunità, sappia unire le generazioni, trasformando il ricordo del passato in un prezioso patrimonio civico per il presente.

Giuseppe Fumia