“Candidati ‘non idonei’ inseriti nella graduatoria del Comune di Melilli. Improvvisa aggiunta di altri posti ‘messi a concorso’ nel Comune della vicina Francofonte. E poi errori materiali, correzioni, tre candidati beneficiari della correzione originariamente non idonei, che hanno visto il loro punteggio passare da 20 a 21. Commissione d’esame presieduta dal vicesegretario generale del Comune di Melilli, che rivestiva l’incarico di comandante del Corpo di Polizia municipale di Francofonte”.

Parole del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, a proposito dello scandalo del concorso per i Vigili urbani indetto dal Comune di Melilli (Siracusa) un paio d’anni fa. Parole che colpiscono, perché provocate indirettamente da un giornalismo d’inchiesta che va oltre il “lavoro” quotidiano e diventa qualcos’altro. La giornalista che ha fatto scoppiare uno dei “casi” più incredibili degli ultimi anni si chiama Marina De Michele, dirige il quotidiano online la Civetta di Minerva (nel 2012 premio “Mario Francese” per il giornalismo) e con i suoi articoli ha portato il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo di Forza Italia, a prendere una posizione su una vicenda che coinvolge ben altri tre Comuni: Francofonte (per la cronaca: sciolto recentemente per infiltrazioni mafiose per vicende non collegate con il concorso dei Vigili urbani), Siracusa e Agrigento.

La redazione del quotidiano siracusano La civetta di Minerva. Sopra: il municipio di Melilli (Siracusa)

Parole pesanti. E se le usa un ministro della Repubblica nei confronti di due amministrazioni comunali dominate dall’Mpa dell’ex governatore della Sicilia Raffaele Lombardo (stessa coalizione di cui fa parte il partito di Zangrillo), bisogna ritenere che i fatti in questione siano davvero gravi.

Prima di proporvi l’intervista con la giornalista (“I miei non sono scoop – tiene a puntualizzare –, ma solo un lavoro giornalistico”), è bene partire dalla ricostruzione dei fatti eseguita dallo stesso ministro. Con un dato oggettivo presente nel regolamento del concorso: “È escluso dalla graduatoria il candidato che non conseguirà l’idoneità: minimo 21, massimo 30, sia allo scritto che all’orale”.

Dagli articoli di Marina sono scaturiti: due interrogazioni (una al parlamento nazionale da parte del senatore Antonio Nicita del Pd, l’altra all’Assemblea regionale siciliana da parte del deputato Ismaele La Vardera di Controcorrente), un provvedimento del Tar di Catania che pochi giorni fa ha messo un punto fermo bloccando la graduatoria, un’indagine ancora in corso della Procura della Repubblica di Siracusa.

Scrive ancora Zangrillo: da un lato c’è un provvedimento che specifica “che gli atti precedenti si intendono annullati” (ovvero le assunzioni disposte sulla base della graduatoria), dall’altro nessun atto dal quale “risulti che siano stati adottati atti conseguenziali all’annullamento disposto”.

Quindi: “Otto candidati hanno impugnato la graduatoria (e gli atti conseguenti) dinanzi al Tar di Catania, lamentando la composizione non corretta della commissione di concorso. La commissione, infatti, composta dal presidente, due componenti effettivi e un segretario senza che fossero stati nominati supplenti, in alcune sedute si è riunita, procedendo alla valutazione dei concorrenti, soltanto con due componenti”.

E infine: “Si informa che questa amministrazione si riserva di intervenire nuovamente nei confronti del Comune di Melilli per la verifica di eventuali profili di responsabilità, anche disciplinare, connessi all’operato dei membri della commissione per essersi più volte riuniti in composizione non regolare”.

Marina, una storia da Repubblica delle banane? Come inizia?

“Dalla segnalazione di alcuni candidati, i quali, avendo riscontrato delle presunte anomalie, avevano chiesto delle informazioni al Comune di Melilli, ma invano, perché dagli uffici municipali stranamente non sarebbe pervenuta alcuna risposta. Quindi si sono rivolti e me, che ho letto le carte e ho constatato diverse stranezze”.

Cosa balza immediatamente agli occhi?

“Su 484 partecipanti, 260 superano lo scritto, ma tutti vengono inseriti in graduatoria, a prescindere dal risultato della prova orale, sebbene nel bando si dica – come è ovvio – che soltanto chi raggiunge un determinato punteggio (minimo 21) può ritenersi idoneo per l’assunzione. In realtà viene fatta una prima graduatoria in cui entrano tutti quelli che hanno sostenuto le prove orali, compresi quelli che non hanno raggiunto la sufficienza. La motivazione è abbastanza singolare: si parla di estrema trasparenza e di favor partecipationis (favorire la più ampia partecipazione, ndr.), ma attenzione a quest’ultima espressione, che ha tutt’altra applicazione a livello giuridico e in questo caso, per dirla alla Di Pietro, non ci azzecca niente”.

Come hanno motivato ufficialmente la compilazione della graduatoria?

“Loro dicono di averla fatta in questo modo per consentire a tutti di conoscere la valutazione della loro performance. Ma così tutta la graduatoria viene falsata. Credo sia un unicum nel mondo dei concorsi”.

Come è possibile?

“Non lo so. Sembra tutto surreale, ma è tutto vero. Persone che non hanno avuto il punteggio sufficiente nella prova orale e che invece sono state assunte. Come se non ci fosse scarto semantico tra l’essere scrutinati e l’essere idonei all’assunzione. A questo punto il segretario generale Salvatore Marco Puglisi interviene per sistemare questa graduatoria. Come? In autotutela amministrativa attraverso lo ius corrigendi, il potere con cui la pubblica amministrazione riesamina i propri atti. Può annullare o correggere un provvedimento sbagliato senza bisogno di un giudice, ma anche in questo caso rilevo un’anomalia”.

Quale?

“Premetto che non sono un’amministrativista, però documentandomi ritengo che sì ci sono delle incongruenze”.

Cioè?

“Compete a un segretario generale intervenire e modificare la graduatoria?”.

Che risposta ti sei data?

“Credo che dovrebbe essere la stessa Commissione d’esame, cioè lo stesso organo che ha commesso l’errore, ad emendare un proprio atto in autotutela, non una persona esterna”.

E invece?

“Invece interviene direttamente Puglisi, il quale lo scorso dicembre fa una determina per cui, da 198 persone presenti nella graduatoria (tra idonei e non idonei) arriva a 43”.

Con quale criterio vengono cassati i nomi?

“Evidentemente con il superamento della prova orale; se tu non hai superato il punteggio di 21 non puoi essere considerato idoneo. Questo è il primo atto. Poi ci sarebbero gli errori di trascrizione dei punteggi: i 3 candidati già assunti a Francofonte vedono il loro voto nella prova orale passare dall’insufficienza (20) alla sufficienza (21). Gli unici errori riscontrati. Pensa se ne avessero individuati altri. Sarebbe stato un terremoto per la graduatoria”.

È un pasticcio?

“Sì. Un pasticcio che coinvolge quattro Comuni e che, credo, metta a rischio il posto di lavoro ‘conquistato’ da chi non ha alcuna responsabilità in questo bailamme. Ne avverto una certa responsabilità e me ne rammarico molto, però da giornalista, da persona che fa cronaca, dico che noi raccontiamo i fatti, non facciamo la storia, la storia la fanno gli amministratori, a volte disattenti e superficiali. Perché poi bisognerebbe anche chiedersi: questa disattenzione da cosa nasce, da incompetenza oppure da altro? Tu che sei nella pubblica amministrazione, davvero non sapevi che la graduatoria finale è fatta solo da chi ha superato realmente tutte le prove previste nel bando, raggiungendo almeno il punteggio minimo? Dopodiché vorrei fare un’altra considerazione”.

Prego.

“Secondo me la sentenza del Tar, da sola, non fa giustizia. Ogni singolo atto della procedura sarebbe dovuto passare al vaglio per verificarne la correttezza. Quando questi ragazzi mi hanno scritto, erano profondamente addolorati per quanto stava accadendo. Ragazzi che hanno studiato per fare questo concorso e che vedono delle cose non lineari, non limpide. È chiaro che si crea una sfiducia verso la pubblica amministrazione, verso la politica. Perché il Comune non ha subito risposto alle delucidazioni richieste? E poi, su un altro versante, devo lamentare una comunicazione non oggettiva su quanto accaduto: non si può dar conto pubblicamente di una storia complessa come questa solo basandosi su comunicati stampa o letture di parte. Oggi sta di nuovo succedendo con le nuove dichiarazioni dell’avvocato del Comune, a cui noi come redazione abbiamo dovuto rispondere essendo accusati di dire cose false. Quali? Non è chiaro”.

A Melilli hai scritto che colpisce molto il silenzio della politica.

Certo! Il sindaco Giuseppe Carta non sapeva quanto stava accadendo? Cosa ne pensa? Perché non ha preso alcuna posizione in un senso o nell’altro? Non mi si racconti la giustificazione della separazione tra attività amministrativa e rappresentanza politica, perché se sono monadi, allora è inutile andare a votare. E poi qualcuno dei consiglieri comunali ha pronunciato verbo?”.

E l’opposizione?

“Non c’è stato nulla. Gli articoli sono caduti nel vuoto. Ci sono stati dei commenti sui Social che appoggiavano la mia ricostruzione, ma delle prese di posizioni a livello istituzionale non ci sono state, tranne le interrogazioni di Nicita e di La Vardera”.

Nei tuoi articoli fai spesso il parallelismo fra Melilli e Francofonte. Qual è il filo che lega questi due comuni?

“Ne parla bene il ministro Zangrillo. I collegamenti sono tutti lì. Zangrillo, nella risposta al senatore Nicita lo aveva rassicurato del fatto di aver trasmesso gli atti alla Procura di Siracusa e alla Procura regionale della Corte dei Conti e anche che sarebbe intervenuto nuovamente nei confronti del Comune di Melilli per la verifica di eventuali profili di responsabilità anche disciplinare connessi all‘operato dei membri della commissione. Ritengo che i cittadini abbiano il diritto di conoscere questi atti, di conoscere ogni risvolto di questa assurda vicenda che non ritengo sia, o possa restare, affare privato del comune di Melilli”.

Luciano Mirone