C’è un asse Belpasso-Melilli nel quale, a capo della burocrazia di entrambi i Comuni, c’è un unico segretario generale; c’è il sindaco Belpasso che vince un concorso e si “sistema” a Melilli; c’è il vice segretario di Melilli designato presidente di una commissione d’esami a Belpasso, che è anche comandante dei Vigili urbani di un terzo Comune (Francofonte, in provincia di Siracusa, dove ritroviamo lo stesso segretario generale), sciolto recentemente per infiltrazioni mafiose.
Ma al netto di quest’ultima storia (nella quale non risultano analogie giudiziarie con i primi due Comuni), ci sono tutti gli ingredienti per costruire il libro delle “coincidenze”. Ma anche del silenzio.
In merito alle “coincidenze”, la storia è spudoratamente grossolana ma anche divertente: si tratta di personaggi che ritroviamo – con nomi e cognomi – nelle determinazioni, nelle determine e nelle delibere che stabiliscono che a Melilli necessita un “istruttore amministrativo contabile”.
Uno stabilisce, l’altro nomina la commissione, di cui, guarda caso, fanno parte gli altri due. Ma alla fine chi vince? Il sindaco. Pirandello l’avrebbe chiamato “il giuoco delle parti”, in questo caso – in mancanza di chiarimenti dei diretti interessati – il gioco assume le sembianze della farsa.
Poi c’è il silenzio. A Belpasso nelle scorse settimane un volantino circostanziato che parlava della “sistemazione” del sindaco a Melilli, aveva destato lo “scandalo” (soprattutto del primo cittadino) non per le denunce contenute, ma per l’anonimato della fonte.
Silenzio anche a Melilli dove solamente il giornale la Civetta di Minerva (Premio Mario Francese per il giornalismo) ha denunciato l’incredibile storia del concorso dei Vigili urbani svoltosi in quel comune. Niente a che vedere con quello del sindaco di Belpasso, ma che delinea un “contesto” viscido, dato che nei numerosi articoli della direttrice di quella testata, Marina De Michele, vengono spesso tirati in ballo il segretario generale di Belpasso-Melilli-Francofonte, e il vice segretario comunale di Melilli.
Una storia “democristiana” da primissima repubblica di cui non colpiscono solamente le coincidenze, ma anche il silenzio della politica (e non solo) che in quest’asse, da diversi anni, fa il bello e il cattivo tempo.
Così scrive la Civetta di Minerva, così scriviamo noi, che dopo l’uscita del volantino abbiamo invitato il sindaco di Belpasso a non “indignarsi” solo per l’anonimato del documento, ma a chiarire in una conferenza stampa per giornalisti e cittadini se è opportuno che un sindaco si presenti a un concorso nel quale il ruolo ambiguo e determinante della burocrazia dipende dal capo di un’amministrazione e dal collega del comune cointeressato, specie se si pensa che entrambi fanno parte della stessa formazione politica: uno ufficialmente, l’altro addirittura ufficiosamente. Poi se pensiamo che uno di questi ha rotto con l’onorevole locale per questioni relative alle elezioni provinciali che apparentemente non c’entrano nulla, ma che invece pare che c’entrino molto, il quadro potrebbe apparire completo, ma meglio non divagare.
Adesso quel contesto è stato corroborato da un ulteriore tassello: è notizia di ieri che il Tar di Catania abbia accolto i ricorsi dei candidati al concorso dei Vigili urbani di Melilli e abbia riscontrato delle anomalie nelle procedure. Insomma, palla al centro, comu finisci si cunta.
E questo dovrebbe portare la politica a chiarire questa incredibile storia di un’italietta di ultimo ordine, dove gli intelletti più puri sono costretti a espatriare e gli altri si “sistemano” nelle situazioni e negli ambiti più mediocri.
Scriveva Giuseppe Fava: “Chi non si ribella alle ingiustizie umane non è innocente”. Un meraviglioso colpo di penna che spiega tutto. Quando le nostre comunità sono avviluppate dal silenzio e non pretendono chiarezza dalla politica, i primi a non essere innocenti sono proprio i cittadini, che ormai si sono rassegnati ad avere il ruolo di sudditi. Con gente così, quelle comunità non hanno futuro.
Luciano Mirone























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