Documenti richiesti al Comune e non trasmessi, strani comportamenti di qualche funzionario comunale, “violazioni amministrative”. Non ci sono nomi e cognomi, non si punta esplicitamente il dito contro qualcuno, ma c’è di tutto e di più nella relazione che la Commissione speciale di inchiesta istituita dal Consiglio comunale di Belpasso (Catania) ha elaborato con il fine di fare luce sulle anomalie relative ai lavori pubblici pagati con 30 milioni di Euro del Pnrr.
Fra le presunte “violazioni amministrative” riscontrate dall’organo, una superebbe le altre: “La modalità con cui è stato conferito e successivamente revocato l’incarico di Responsabile unico del progetto (Rup) attraverso determinazioni sindacali”. Chi sarebbe il protagonista? Secondo la relazione il sindaco (di cui vengono omesse le generalità), posto in cima a questa metaforica piramide.
Questo scrive la Commissione speciale che ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica di Catania, alla Corte dei Conti e alla prefettura, in un momento in cui la magistratura etnea starebbe indagando in seguito agli esposti provenienti da più soggetti (uno di questi è l’avvocato Enzo Guarnera, presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità, come ampiamente scritto da noi nei mesi scorsi) che hanno segnalato certi fatti “strani” che si stanno verificando al Comune di Belpasso in tema di appalti pubblici.
Quindi, secondo l’organo municipale, il primo cittadino ha commesso “la più rilevante violazione amministrativa” in merito alle anomalie dei lavori pubblici legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Da ciò – si deduce dalle lettura del testo – si sarebbero verificate le seguenti conseguenze: appalti conferiti con “procedura negoziata” (non con bando pubblico); presentazione – in più occasioni – di una sola impresa su 5 invitate a partecipare; ribassi del 2, del 3, del 4 e del 5 per cento; semaforo verde negli uffici Comunali competenti che non hanno ritenuto di spiegare per iscritto tutte queste “singolarità”.
A proposito di ribassi (in questo caso il riferimento è all’appalto conferito col 2 per cento) viene scritto: “Con specifico riferimento alla proposta di variante relativa all’intervento dell’asilo di via Crispi (un importo complessivo di un milione e 200 mila Euro, ndr.), la Commissione ha inoltre appreso dell’esistenza di una richiesta di parere legale formulata dall’Ufficio Tecnico. Tale parere, tuttavia, non è mai stato trasmesso alla Commissione”. Perché? “L’assenza di tale documento – spiega l’organo comunale – ha impedito di conoscere e valutare le considerazioni giuridiche formulate sulla proposta di variante”.
Qualche pagina dopo la conferma, ma stavolta al plurale: “La Commissione rileva che non tutte le richieste documentali formulate nel corso dell’indagine hanno ricevuto compiuto riscontro. In particolare, alcune richieste rivolte al Responsabile del Settore competente… non risultano avere avuto seguito”. Omissioni su omissioni, secondo la relazione.
Ecco perché la Commissione invita a “leggere” questi atti non attraverso lo spezzettamento dei singoli episodi, ma in modo complessivo affinché si comprenda il “sistema” che li ha generati e fatti sviluppare.
Altro esempio: “Un ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dalla documentazione concernente le procedure relative agli interventi di regimentazione e smaltimento delle acque (per i cui lavori la città è al momento bloccata, con diverse persone che pongono domande sulla manutenzione futura di questi impianti, ndr.)”.

I grossi tubi che serviranno per la regimentazione delle acque piovane. Sopra: uno dei serbatoi da utilizzare per lo stesso scopo. Anche questo appalto è finito sotto la lente d’ingrandimento della Commissione speciale di inchiesta del Comune di Belpasso (Catania)
“La Commissione – si legge – ha acquisito una formale istanza con la quale un operatore economico ha chiesto l’annullamento delle procedure (di quest’ultimo appalto, ndr.), formulando specifiche contestazioni in ordine alle modalità di selezione degli operatori e alle rilevanti differenze tra i ribassi registrati nelle tre procedure considerate”. Risultato: “L’Amministrazione ha formalmente respinto la richiesta di annullamento, dichiarando di non avere riscontrato vizi negli atti adottati e ritenendo non fondate le osservazioni formulate dall’impresa”. Una coincidenza?
E ancora: “Dalla documentazione acquisita e dalle dichiarazioni rese nel corso delle audizioni emerge che un operatore economico, già risultato aggiudicatario ed esecutore di un intervento oggetto dell’indagine, compare successivamente, in altra procedura, quale impresa concretamente coinvolta nell’esecuzione di lavori aggiudicati formalmente ad un soggetto consortile”. Un’altra coincidenza?
Cinquanta pagine prudenti e misurate nei termini, scritte in punta di penna e di diritto, nelle quali, come detto, ci si guarda bene dal fare nomi e cognomi di politici, funzionari comunali e titolari delle imprese, cinquanta pagine che bisogna leggere fra le righe.
Ad illustrare la relazione, tre sere fa, il presidente della Commissione Stefano Toscano (esponente dell’opposizione) che per due ore ha letto l’elaborato, dopo un paio di “gialli” consumati nelle ore precedenti e successive: il primo riguarda il voto contrario della componente caputiana nel corso della conferenza che ha preceduto i lavori , il secondo l’assenza in Consiglio comunale di tutti i membri (sei) che sostengono il sindaco.
E se da un lato l’eccessivo equilibrio dei toni e dei contenuti è comprensibile per evitare ulteriori rotture anche all’interno della Commissione (dopo quelle clamorose registrate in Consiglio), dall’altro non si capisce per quale ragione i sei consiglieri che appoggiano il sindaco non si sono presentati in aula per spiegare i motivi ufficiali del loro dissenso. Un’assenza strana, specie se si pensa che si tratta di uno dei momenti più delicati della legislatura.
Ma riavvolgiamo il nastro e torniamo alle presunte “violazioni amministrative” che riguardano la nomina del Responsabile unico del progetto: “L’istruttoria – è scritto – ha evidenziato che il conferimento dell’incarico ad un soggetto collocato in quiescenza è stato giustificato mediante il richiamo della disciplina derogatoria (ovvero eccezionale, ndr.) prevista dall’art. 10 del decreto-legge n. 36/2022”.
In poche parole, la Commissione fa osservare che “il ricorso ad una disciplina eccezionale presuppone un rigoroso accertamento della ricorrenza di tutti i requisiti richiesti dalla legge e una motivazione rafforzata, idonea a dimostrare l’impossibilità di ricorrere alle ordinarie professionalità presenti nell’organizzazione dell’Ente”.
Secondo l’organo consiliare “dalla documentazione acquisita non emerge una preventiva ricognizione delle professionalità tecniche disponibili né una valutazione analitica delle ragioni che ne avrebbero impedito l’utilizzazione”.
Ergo: “Tale carenza istruttoria non consente di ritenere pienamente dimostrata la sussistenza dei presupposti richiesti dalla normativa derogatoria”. Motivo per il quale, a parere della Commissione, si “rileva un difetto di motivazione, non risultando esplicitate le ragioni che giustificavano l’estensione dell’incarico oltre il perimetro degli interventi per i quali la normativa derogatoria era stata introdotta”. Se questo dovesse risultare vero, a parere dell’organo municipale, si annullerebbe la separazione fra l’organo politico (il sindaco) e l’organo burocratico (il Rup): secondo il ragionamento della Commissione, il primo avrebbe conferito un incarico ad un (ex) funzionario comunale ormai in pensione. L’organo di inchiesta ipotizza dunque un rapporto non fra sindaco e impiegato, ma fra sindaco e privato cittadino, senza contrappesi giuridici a fare da eventuale deterrente fra le parti. In poche parole, un rapporto di presunta subalternità.
In ogni caso la vicenda, a parere della Commissione speciale, va sottoposta alla valutazione della Procura regionale della Corte dei Conti, affinché “verifichi l’eventuale sussistenza di un danno erariale, la sua quantificazione e l’individuazione dei soggetti eventualmente responsabili”, anche perché, dice, si sarebbero rilevati “profili di non conformità, con riferimento ai provvedimenti sindacali di conferimento e ampliamento dell’incarico (del Rup, ndr.)”.
La Corte dei conti viene tirata in ballo anche “per alcune approvazioni di varianti in corso d’opera con conseguente incremento della spesa originariamente prevista”. Infatti la Commissione rileva che “il ricorso alle varianti costituisce uno strumento eccezionale: il loro utilizzo – viene detto – deve essere limitato alle ipotesi tassativamente previste dalla legge”. Le risultanze istruttorie evidenziano che, in alcuni degli interventi esaminati, “le varianti hanno comportato incrementi del quadro economico e l’impiego di ulteriori risorse comunali”.
Luciano Mirone























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