“L’inchiesta della Procura di Roma sul progetto del Ponte sullo Stretto conferma un quadro estremamente preoccupante e un clima inquietante attorno a un’opera che il governo continua a voler imporre al Paese a tappe forzate”.
Lo dichiara l’on. Antonio De Luca, capogruppo del MoVimento 5 Stelle all’Assemblea Regionale Siciliana, commentando l’indagine della Procura di Roma per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio relativa alla società Stretto di Messina Spa.
“Le contestazioni riportate dagli organi di stampa sono gravissime – afferma De Luca -: si parla di presunti tentativi di condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sul progetto definitivo del Ponte, di contatti con magistrati contabili, di informazioni riservate che sarebbero state divulgate e perfino di incarichi promessi in cambio di favori. Circostanze che, se confermate, getterebbero un’ombra pesantissima sull’intero iter”.
Per il parlamentare regionale messinese, “quanto sta emergendo dimostra ancora una volta come attorno al Ponte si siano concentrate enormi pressioni politiche, interessi e forzature, mentre Sicilia e Calabria continuano a essere prive delle infrastrutture essenziali che servirebbero davvero ai cittadini”.
“Da mesi denunciamo l’assenza di trasparenza e la volontà del governo Meloni e del ministro Salvini di trasformare il Ponte sullo Stretto in una bandiera ideologica e in uno strumento di propaganda politica, ignorando dubbi tecnici, rilievi ambientali e criticità economiche. Adesso il Governo venga immediatamente in Aula a riferire su quanto sta accadendo attorno alla società Stretto di Messina e sull’intero iter autorizzativo dell’opera. Non si può continuare a procedere come se nulla fosse davanti a un’inchiesta di questa portata”, prosegue De Luca.
“Il MoVimento 5 Stelle – conclude il parlamentare siciliano – continuerà a vigilare affinché vengano garantite legalità, trasparenza e tutela dell’interesse pubblico. Le grandi opere non possono diventare terreno di opacità, pressioni e spartizioni di potere”.
Gli fa eco la vice capogruppo dello stesso partito al Senato, Ketty Damante: “Aspettiamo che la premier Meloni venga a spiegarci in Parlamento come è stato possibile scivolare così in basso. Dopodiché, con l’inchiesta della procura di Roma, arriva al capolinea il teatrino ignobile del Ponte sullo Stretto assecondato per ben tre anni dalla presidente del Consiglio”.
“Che Salvini non fosse un drago in materia di infrastrutture – dichiara Damanti – era noto a tutti, sin dai primi giorni di governo. I malcapitati passeggeri dei treni italiani lo hanno poi sperimentato sulla loro pelle tra disagi, disservizi e ritardi cronici”.
“Sul dossier ponte – afferma ancora la senatrice – però, Meloni ha lasciato un giochino da 15 miliardi in mano a uno sprovveduto che ha combinato disastri reiterati sul fronte procedurale. E con la ‘Stretto di Messina Spa’, ha dato vita a un malmostoso carrozzone pagato profumatamente dai cittadini, che in tre anni ha prodotto solo attività borderline. Il giochino è sfuggito di mano: Meloni suoni il requiem, e riconsegni a Sicilia e Calabria il maltolto”.
Nella foto: una manifestazione a Messina contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto
Redazione























Leave A Comment