Elia ha venticinque anni ed oltre duemila scatti fotografici che ha messo a disposizione di tutti: paesaggi, momenti di vita quotidiani impressi con la sensibilità delle persone che lasciano il segno. Ecco allora che la luce, i volti, le espressioni, le risate, in fondo, sono la luce, i volti, le espressioni e le risate che Elia Fiammingo si porta dentro da sempre. Un raggio di sole che trafigge le nuvole, una strada, delle barche a vela che scivolano placidamente sul mare, volti di gente comune, di persone sconosciute, di amici incontrati in una partita di basket, in una facoltà universitaria, su una terrazza che si affaccia sul mare di Siracusa, attorno a un muretto ai piedi della “sua” Montagna.
Immaginiamo per un attimo le parole, i gesti e i silenzi di quei momenti, lui che punta l’obiettivo verso qualcuno o qualcosa, aspettando l’attimo propizio per trovare la giusta alchimia fra la vita che si svolge attorno a sé e la vita che si svolge dentro di sé. Click. E il gioco è fatto.

“Un raggio di sole che trafigge le nuvole…”
Adesso lui sorride. E il fatto strabiliante è che questi “momenti di grazia” vivono in una mostra allestita dal 3 al 6 giugno presso la sede di Architettura di Siracusa ubicata nella Scuola dei Mergulensi. Una esposizione che il suo professore della facoltà, l’architetto Luigi Pellegrino, ha voluto organizzare assieme a tutto il corpo docente e ai colleghi ed amici di Elia: Emanuele, Giuliana, Gloria, Pier Massimo e Rocco.
Il catalogo raccoglie una selezione delle foto scattate da Elia durante il suo percorso di studi in Architettura.
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“Le immagini – si legge nel catalogo – raccontano momenti, volti e attività della Scuola di Architettura di Siracusa, descrivendo la vita di uno studente nei suoi diversi aspetti. Il tratto distintivo del lavoro di Elia è la capacità di restare in ascolto della scena, cogliendo con precisione i momenti più autentici senza costruirli né condizionarli, e lasciando così emergere i valori e le emozioni”.
Queste le testimonianze integrali su Elia raccolte fra gli amici che hanno approntato la mostra. Non abbiamo toccato una sola parola per mantenere intatta la genuinità del racconto.

“…delle barche a vela che scivolano placidamente sul mare”
Giuliana Galvagno: “Elia è stato la mia seconda famiglia: quella che si sceglie quando si è lontani da casa e che, senza accorgersene, diventa un punto fermo. Era movimento, energia, curiosità. Riempiva gli spazi con la sua presenza e portava luce ovunque andasse. Nelle sue fotografie riconoscevo la stessa intensità con cui viveva. Non si limitava a raccontare ciò che aveva davanti all’obiettivo: raccontava il suo sguardo sul mondo. C’era sempre qualcosa da scoprire, un dettaglio, un’emozione, una luce che gli altri non avevano visto. Le sue immagini erano il riflesso più autentico di ciò che era: attento e capace di trovare bellezza anche dove sembrava nascosta. Oggi penso che il suo dono più grande sia stato proprio questo: lasciare luce nelle persone che ha incontrato e nelle foto che ci ha lasciato”.

Una fortezza che domina il mare”
Rocco Cambareri: “Elia era una persona scherzosa, uno di quelli su cui puoi sempre contare quando hai una battuta da fare o uno scherzo da mettere in scena. Era eloquente, aveva un dialettica e un vocabolario che ammiravo, ed era sempre pronto a dare una risposta o a fare una domanda per esaudire una curiosità. Per me è stato un ottimo compagno di studio in primis, poi un amico con il quale commentavo le esperienze particolari che avvenivano in università. Infine è stato un fratello che non ho mai avuto. Con lui era un piacere cucinare insieme, condividere la musica, i film e le esperienze di vita. Si vedeva che lo faceva per il piacere di stare insieme, e con l’obbiettivo di trovare un punto di vista e un ragionamento comune, anche solo per avere aneddoti di cui ridere o storielle da raccontare. Io lo chiamavo il Michelangelo Merisi della fotografia, per alcune sue foto in cui primeggia una luce che piove dall’alto. Lo faceva sorridere quando glielo dicevo. La cosa che non gli ho mai detto però, è che le foto che mi colpiscono di più sono quelle che ritraggono persone che osservano e pensano, contemplano, ricordano. Era bravo a capire quando un uomo solo et pensoso davanti a un tramonto, si perdeva nell’infinito”.

Un’immagine astratta
Pier Massimo Stimoli: “Ad Elia, mio fratello. Prima di iniziare a parlare di Elia vi racconterò come ci siamo conosciuti: era il primo giorno di università e, come tutti i ragazzi che iniziano questa avventura, si cerca subito di socializzare con i colleghi. Quel giorno il caso ha voluto che io conoscessi lui; non so se sia stato un caso o solo fortuna, ma tutti i banchi erano pieni e si poteva stare solo in due per volta a causa del Covid. Lui era lì da solo, con la testa china a disegnare. Il mio primo pensiero è stato: ‘O è un egocentrico o è un artista’. Alla fine ho scelto di sedermi lì, mi incuriosiva come persona. Con il passare del tempo ho capito che era un “Egocentrico Artista”; forse è questo il modo di definire Elia Fiammingo, una persona che è entrata nella mia vita in modo inaspettato, ma che ci è rimasta dentro e sono sicuro che ci rimarrà per sempre. Elia è un fratello, un amico, un cultore dell’arte. Un artista che sapeva riconoscere l’attimo, lui e la sua macchina fotografica, quella macchina che portava con sé in qualsiasi momento; ogni scusa era buona per poter scattare una foto a quegli istanti riflessi in uno scatto, che fosse un sorriso o un tramonto. Chiamato da noi amici “Michi” (lo definivamo così in onore di Michelangelo Buonarroti), d’altronde artista devi esserlo in varie sfaccettature, proprio per poter accrescere la tua sensibilità artistica; infatti non era solo un fotografo, ma era un appassionato di cinema, di musica e di tutte le varie forme d’arte che possono esistere.Potrei stare qui a parlare di Elia anche come amico leale e affidabile: se riuscivi a scalfire la sua armatura, riuscivi ad entrare in un mondo di gioia e felicità. Sì, perché è anche questo: un paraculo incredibile, pronto a fare la battuta giusta nel momento giusto e a riuscire a svincolarsi anche dalle situazioni più scomode. Un ragazzo intelligente, attivo a livello sociale, che si è sempre speso in qualsiasi ambito. Detto questo, ci sarebbe ancora molto da raccontare su di lui, ma non basterebbero le parole”.

Una mostra… e all’improvviso il click di Elia
Gloria Bergamo: “Elia è stato un fulmine a ciel sereno: è arrivato all’improvviso e ha cambiato profondamente la mia vita. Abbiamo condiviso un legame intenso, fatto di crescita reciproca, cambiamenti e scoperte che ci hanno trasformati entrambi. Prima ancora di essere stato il mio ragazzo, è stato un amico, una presenza costante, qualcuno che ha lasciato un segno profondo nella mia vita. A chi non lo conosceva bene poteva sembrare una persona dura, spesso critica, ma dietro quelle critiche c’erano una sensibilità e un’intelligenza rare. Era capace di osservare il mondo con una profondità che oggi incontro in poche persone. Quella sensibilità emergeva in ogni suo scatto: nelle luci, nelle ombre, nei dettagli, nelle espressioni e in quei momenti che solo lui riusciva a vedere e a catturare. Attraverso la fotografia riusciva a farti entrare nel suo mondo. Lo rivedo ancora seduto alla sua scrivania, davanti al suo schermo, a riguardare fotografie per ore, giorno e notte, alla ricerca di quella perfezione quasi ossessiva che per lui non era solo tecnica, ma significativa. Ogni immagine aveva una storia, un motivo preciso, un’emozione da raccontare. E in quel processo c’era tutta la sua essenza. Elia era una persona che non passava inosservata. Chiunque lo abbia conosciuto, nel bene o nel male, difficilmente lo ha dimenticato. Lasciava il segno con il suo sorriso, con la macchina fotografica sempre in mano e con il suo modo unico di stare al mondo. Era estremamente sensibile, un grande lavoratore e una persona capace di dedicarsi completamente a ciò che amava. Per questo continuerà sempre a essere una fonte di ispirazione. Nelle sue fotografie trasmetteva esattamente ciò che era. Se non lo conoscevi, bastava guardare i suoi scatti per comprendere qualcosa di lui. Aveva il dono di trovare la bellezza nelle persone anche quando noi stessi non riuscivamo a vederla. Riusciva a cogliere attimi, gesti ed emozioni che altrimenti sarebbero passati inosservati e che oggi, grazie al suo sguardo, possiamo ancora ricordare.Era una persona piena di vita, euforica, capace di emanare luce. Con le sue mille idee, le sue follie, il suo entusiasmo e le sue fotografie, riusciva a trasmettere agli altri la stessa energia con cui viveva. Credo che sia proprio questo il regalo più grande che ci ha lasciato: la possibilità di continuare a vedere il mondo, almeno per un istante, attraverso i suoi occhi”.

Due ragazze che discutono al tramonto ed ecco che tutt’a un tratto arriva una nave da crociera…
Emanuele Garofalo: “Chi era Elia e cosa è stato per te? Elia aveva un carattere ricco di sfaccettature, non sempre facili da comprendere, ma preziose una volta conosciute. Mi ha sempre colpito la dedizione che metteva in ogni sua attività, una qualità rara che si rifletteva nei risultati ottenuti.
Per me è stato più di un collega, è stato come un fratello. Un amico su cui si poteva sempre fare affidamento, che fosse per lavorare o per confidarsi, Elia c’era. Cosa notavi nelle sue foto che già non conoscevi? Nulla. Dalle foto di Elia, oltre alla cura dei dettagli, emerge chiaramente la sua sensibilità, una qualità nota a chi gli stava vicino”.
Luciano Mirone























Bellissima iniziativa da parte dei docenti dell’ università per ricordare Elia, ragazzo di grande sensibilità e con gli occhi aperti sul mondo.