“Responsabilità civile  dei magistrati. Esami preliminari psico-attitudinali per l’accesso in carriera. Separazione delle carriere requirente e giudicante. Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura”.  

Sono queste alcune proposte di riforma in materia di giustizia contenute nel “Piano di Rinascita Democratica” della Loggia P2, di Licio Gelli. Del tutto sovrapponibili a quelle contenute nel recente deliberato del Consiglio dei Ministri.

“Si tratta di una pessima ipotesi di riforma assolutamente illiberale – afferma Enzo Guarnera, presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità – che nasconde la malcelata ipotesi di rendere facoltativa l’azione penale e di attuare un controllo dei pubblici ministeri da parte dell’esecutivo”.

L’avvocato Enzo Guarnera, presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità. Sopra: il Palazzo di Giustizia di Catania

“A tale disegno politico – spiega Guarnera – si aggiungono tutte le altre riforme già approvate o in via di approvazione. Tra queste il divieto di usare il ‘trojan’ per le indagini (strumento telematico investigativo per inserirsi nelle comunicazioni più “sensibili”, ndr.) sui reati contro la pubblica amministrazione e la proposta di limitare le intercettazioni a 45 giorni, eccetto che per i reati di mafia e terrorismo, nonché l’abolizione del resto di abuso d’ufficio. L’obiettivo è palese: rendere difficili le indagini sulla corruzione politico-amministrativa e salvare la casta del corrotto ceto dirigente del Paese”.

“Una magistratura autonoma e indipendente – continua l’avvocato Guarnera – ha sempre dato fastidio a qualsivoglia ‘potere’, che la vuole malleabile e genuflessa: perseguire i ladri di polli e chiudere un occhio sulle ruberie dei potenti. Se alle proposte di riforma sulla giustizia si aggiungono quelle sul ‘premierato”‘ forte e sull’autonomia differenziata, assistiamo al progressivo aumento delle disuguaglianze sociali e ad un ribaltamento dell’architettura costituzionale, con un accentramento del potere nelle mani di chi governa. La separazione e l’equilibrio dei poteri rischiano di essere compromessi”.

“Diventano a rischio le libertà civili e la stessa democrazia sostanziale. Sono necessari – conclude il penalista – un dibattito ed una presa di coscienza collettivi per opporsi, con ogni strumento legale e non violento, ad una pericolosa deriva che potrebbe portare il nostro Paese indietro di molti decenni”.

Redazione