Una “piaga” che si è formata fra la campagna e la città, Paternò (paesone in provincia di Catania, che un tempo viveva di agricoltura fiorente e oggi non riesce a trovare la sua identità), una “piaga” che finora non si è riusciti a curare, guardata spesso con indifferenza a anche con fastidio. E’ la baraccopoli di contrada Ciappe bianche, dove, da tempo decine di extracomunitari hanno trovato un riparo dopo il duro lavoro negli agrumeti della Piana di Catania. L’omicidio di un giovane marocchino per ragioni di “caporalato” ha sbattuto in faccia a tutti la dura realtà che si vive in questi luoghi di degrado e di bisogno.

Oggi in prefettura, a Catania, si è discusso come sanare la “piaga”. A partecipare, fra gli altri, la Cgil, che ha emesso il seguente comunicato: “Le riunioni convocate oggi in Prefettura sullo sgombero della baraccopoli di Ciappe bianche a Paternò, una sulla sicurezza e l’altra sulla gestione dell’emergenza migranti, dimostrano la sensibilità del prefetto sui temi sociali del territorio”.

“Ma in attesa che il sindaco del centro agricolo (il riferimento è al primo cittadino di Paternò, Nino Naso, ndr.) monitori quanti e quali saranno gli alloggi messi a disposizione dagli enti caritatevoli, così come richiesto dal prefetto, Cgil e Flai Cgil di Catania credono che sia opportuno andare oltre le soluzioni tampone”.

“L’emergenza dei lavoratori dei campi in mano ai caporali e alle mafie – seguita la nota – è di lunga durata, anche perché gli operai operano in vari contesti: dalla raccolta delle arance a quella dei pistacchi, ai fichidindia, e anche per questo motivo non si risolverà sgomberando la baraccopoli”.

“Nel corso dell’incontro – dice la Cgil – al quale erano presenti, oltre alle forze sindacali, anche le associazioni di volontariato e datoriali, nonché gli istituti previdenziali, Cgil e Flai di Catania hanno chiesto che venga trovata una soluzione alternativa e di lunga durata per ospitare dignitosamente i troppi  braccianti che vivono nelle baracche. È necessario, inoltre, che siano tutelati, così come consente il testo sull’immigrazione, i migranti senza permesso di soggiorno che denunceranno i caporali, evitando così il rimpatrio”. 

“Pensiamo inoltre – affermano i sindacalisti della Cgil – che l’idea del prefetto di sottoscrivere uno speciale protocollo d’intesa tra le parti sedute oggi allo stesso tavolo sia importante, così come sarebbe necessaria la possibilità, a nostro avviso, di premiare le aziende che adotteranno pratiche trasparenti che non si limitino alla sola applicazione del contratto di lavoro ma anche alla cura della trasparenza del rapporto con lavoratori gestiti da aziende terze”.

“È necessario, infine – conclude il comunicato -, irrobustire la Rete del lavoro agricolo di qualità affinché venga davvero creato presso l’Inps un gruppo di imprese agricole ‘virtuose’ sul territorio affinché il consumatore possa risalire a una tracciabilità etica del prodotto”. 

Nella foto: l’incontro di oggi in Prefettura per discutere della baraccopoli di Paternò (Catania) e del caporalato negli agrumeti della Piana

Redazione