“Oggi in tutta Italia ci interroghiamo su Giulia. Sento dentro di me un dolore profondo. Un dolore di padre e di fratello. Perché Giulia è per ognuno di noi oggi figlia e sorella. Sento lo strazio di questo omicidio crudele, che ha ferito a morte i familiari e gli amici. Avverto lo sgomento dei genitori di chi ha ucciso e spero per lui un processo di intima consapevolezza del male terribile che ha compiuto, ergendosi a padrone della vita di una giovane donna di cui ha stroncato i sogni e oscurato il sole”. Lo afferma l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, nel suo messaggio per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

“Sento – aggiunge – che questo strazio è vicino allo strazio della guerra. Perché chi decide di fare la guerra non ha sanato in sé la frattura tra maschile e femminile, tra l’icona del potere e l’icona della vita. Fino a ieri, proprio nella nostra Palermo, con altrettanto sgomento ci interrogavamo su ‘Asia’, stuprata al Foro Italico come una preda. Cito Giulia e Asia insieme a tutte le altre donne, vittime delle quali non ricordiamo il nome, così come non sappiamo e forse non teniamo nel cuore il nome delle centinaia di donne oltraggiate dallo stupro, delle migliaia che ogni giorno sono vittime di violenza e maltrattamenti in famiglia, sul lavoro, nei loro tragitti quotidiani, nelle relazioni affettive”.

“Il 25 novembre, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne – osserva l’arcivescovo di Palermo – arriva per noi oggi in questo contesto, ed è come un appello pressante ad abbandonare ogni retorica. Le storie di Giulia, uccisa da Filippo, di Carmela, di Roberta, di Asia, oggi devono ricordarci solo una cosa: non c’è una casa, una scuola, una famiglia o una cerchia di amici che possa considerarsi al riparo, immune dal rischio di un delitto frutto di un collettivo fallimento culturale ed educativo. Non si tratta di accompagnare i figli maschi, ma di accompagnarci tutti assieme verso un modo diverso di vivere le differenze, ritrovando la forza dell’essere comunità, del non rimanere isolati e privi di autentico confronto”.

Nella foto: Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo

Ansa