L’articolo che segue è di Ida Bonfiglio, una delle vittime delle pesanti diffamazioni messe in atto tramite Facebook da un tizio che (probabilmente con altri) per anni ha sconvolto la vita di diverse donne di Calatabiano (Catania), in un clima di “totale indifferenza” che, secondo l’autrice, ha reso possibile che l’infezione degenerasse in una malattia molto grave che si chiama omertà. Ida Bonfiglio, da sola, ha denunciato alla magistratura l’autore delle ingiurie. Da circa un anno al Tribunale di Catania si sta celebrando il processo che, seppure sotto voce, sta facendo discutere molto.

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Rubor, Calor, Tumor, Dolor, Functio laesa. Queste che avete appena lette sono le 5 fasi di una infezione, i 5 stadi di una qualsiasi infiammazione lasciata a sé stessa, dal suo inizio al suo ingravescente decorso e funesto finale. L’agente patogeno, mettiamo per esempio un parassita che causa necrosi, si insinua in un organo o in un sistema vitale. Silenzioso, infiltrandosi nei tessuti, quasi inosservato, comincia il suo venefico lavoro. Il sistema immunitario, al contrario dell’organo, in questa fase cieco e sordo, lo riconosce e reagisce. A questo punto, ad un occhio attento si evidenzia un timido rossore, reazione a questa difesa.

Il resto del corpo neanche se ne accorge. Intanto il parassita continua a lavorare; si moltiplica nei tessuti circostanti, piantando le sue bandierine qua e là, deponendo le sue uova in posizioni strategiche. L’infezione si estende, i tessuti circostanti diventano permeabili. Lo scambio di liquidi e corpuscoli prende il sopravvento, il parassita ha davanti a sé la strada spianata da questi tessuti che si lasciano ormai penetrare senza opporre resistenza.

Al rossore, sempre più esteso, si aggiunge il calore. La guerra fra il sistema immunitario e l’agente patogeno continua. Sempre più liquidi e corpuscoli si addensano nei tessuti senza soluzione di continuità ed avviene la tumefazione. Adesso il corpo la percepisce chiaramente, l’infezione è ben visibile. Il bubbone ostacola i movimenti in quel punto, ha un pessimo aspetto e duole. Fa davvero male, ma il resto dell’organismo continua ignaro la sua vita percependo solo fastidio. 

E che sarà mai un po’ di fastidio? Andiamo avanti.

Adesso l’agente patogeno, il parassita, ha colonizzato un intero organo e l’infezione è ormai entrata in circolo, raggiungendo attraverso il sangue e il sistema linfatico tutto l’organismo, infettando ogni sua parte. Ha ben svolto il suo lavoro, quello per cui esiste, ma il sistema immunitario è stato debole, insufficiente, svogliato, distratto, fiacco e bolso, e così il parassita ha potuto compromettere le funzioni vitali dell’organo che ha colonizzato facendo ammalare tutto il corpo.

Per anni ho chiesto aiuto a tutti, in privato e pubblicamente, ma ho ricevuto solo derisione e indifferenza, omertà e disprezzo, addirittura anche minacce di provvedimenti legali. (!) Avremmo potuto essere tutti insieme un efficace ed agguerrito sistema immunitario, tenere in salute il corpo morale del nostro paese, salvaguardare la sua cultura sana, la sua pulizia, la sacrosanta libertà della sua gente.
Invece sempre divisi e diffidenti, settari e con una malsana, ristretta e provinciale idea di politica che vi annebbia il cervello.

Nel frattempo, in tanti, troppi, vi siete crogiolati nel pus, avete navigato felicemente in un liquido fetido che sa di morte, godendo dalla “piazza” e da ogni dispositivo tecnologico a disposizione, vostro luogo privilegiato di osservazione, la sistematica e quasi irreversibile necrosi del nostro ambiente sociale.
E c’è ancora chi, sempre i soliti, in modo puerile, si nasconde sotto disgustose croste stratificate, al calduccio sotto l’enorme bubbone, pensando bambinescamente che non li si veda bene e tutti per intero.
…e comunque il bubbone è pronto alla sua disgustosa esplosione.

L’agente patogeno, il parassita, ha fatto quello che per sua natura fa, è il suo sporco mestiere, ma il sistema immunitario non ha fatto ciò che avrebbe dovuto per intenzione del Creatore o non ci saremmo ridotti a questo schifo dopo dieci lunghi anni di infezione.

Ormai tutto il corpo è ammalato, questo anche chi mi derideva, chi mi ha trattata con sufficienza o chi mi toglieva superbamente il saluto, lo vede bene.
Escludendo la mia famiglia, pochissimi altri, un funzionario della Polizia Postale, il mio avvocato ed i Carabinieri di Calatabiano, cari innamorati del vostro amato paese, mi avete lasciata da sola a combattere questo schifo e adesso che il fetido essudato di questa terribile ed estesa infezione vi ha sporcato la faccia e macchiato il vestitino vi siete svegliati… 

Quindi buongiorno belle addormentate, ben svegliate, benvenute nella realtà “purulenta” che ci ammorba tutti.
E per favore, PER FAVORE, per carità di Dio, NON MI PARLATE DI POLITICA, DI PROGRAMMI E DI ALTRE FANDONIE, qui la politica c’entra come il greco antico all’isola dei famosi!!!
Qui si tratta di cultura mafiosa, di ataviche ignoranze, di piacere della minaccia e della prevaricazione, del godimento perverso di fare del male a chi ti fa sentire inferiore nelle tue insicurezze perchè è quello che non sei tu; della soddisfazione malata di umiliare chi si vuol trattare pubblicamente da inferiore per affermare il proprio ego malato e fragile. 

La cultura della sottomissione del prossimo con ogni mezzo… l’humus della decadenza, terreno fertile per ogni povertà di spirito.

Si tratta di cultura della menzogna, del gusto per la diffamazione a tutti i costi, di un diuturno istinto irrefrenabile di elargire malignità; del bisogno di sicurezza che, da infelici e da deboli, si trova solo nel branco, perché da soli, questi, non hanno neanche il coraggio di andare al bagno; come le ragazzine hanno bisogno che qualcuna gli tenga la porta o non riescono a farla.

Io non lo so come finirà, cosa accadrà, so solo che ho sempre fatto del mio meglio e continuo a farlo. Ho fatto tutto quello che ritenevo necessario, come persona e come orgogliosa cittadina di uno Stato di Diritto. Ho affrontato tutto a viso aperto e non sono arretrata di un passo, mai! Ho preso per le corna minacce e diffamazioni, ho visto stravolta la mia vita privata e la serenità della mia famiglia, nel  complice silenzio degli astanti spettatori, degli “abitanti della piazza”.

Adesso le belle addormentate si son svegliate? Meglio tardi che mai, gentili donzelle e soavissime pulzelle. Adesso vediamo che sapete fare tutte insieme. Riuscirete a far entrare in circolo del buon antibiotico e non temerete di nettare il cratere che lascerà bubbone, oppure tutte insieme andrete prima a fare shopping e poi a farvi piega e manicure?

Chiedo perché è lavoro per stomaci forti, e non è una domanda retorica la mia, care le mie ben risvegliate. Di certo non siete state capaci di nessun atto di solidarietà o di gentilezza verso chi è stata vittima di queste porcherie per anni e vi aveva chiesto aiuto. Neanche una parola di umano conforto, eppure siete tutti credenti, vedo.

Incapaci di prendere pubblicamente una posizione che non fosse di silenzio e indifferenza. Bene,  comunque vada continuo, non mi fermo e andrò fino in fondo, fino alla fine, porto sempre a termine ciò che inizio e mantengo la parola. Ma salutandovi cordialmente, è con vero gusto e viva soddisfazione che oggi vi scrivo: IO VE LO AVEVO DETTO.

Nella foto: quadro di Bruno Caruso, Incantatore d’insetti, Olio su tavola, 1985

Ida Bonfiglio