“Purtroppo le preoccupazioni circa il condizionamento illegale del voto sono state confermate e si sono monitorate e denunciate situazioni e pratiche molto gravi nei giorni precedenti alle elezioni e nel giorno delle votazioni”.

E’ la sintesi del dossier sul Controllo Popolare Antimafia stilato in occasione delle scorse elezioni del 25 settembre a Catania da Arci, CGIL, I Siciliani giovani, Rete degli Studenti Medi e Associazione Antimafia e Legalità. Ne esce un quadro a tinte fosche che conferma un “controllo capillare del voto” nel capoluogo etneo. 

“Molte pratiche illegali – scrivono i promotori dell’iniziativa – sono state solo riferite alle associazioni che hanno composto il controllo popolare ma, senza alcun supporto di prova, non è stato possibile denunciarle alle autorità”.

I PACCHI SPESA. “Tra queste riteniamo utile, al fine di prevenire in futuro simili comportamenti, condividere la segnalazione circa la distribuzione di alcuni pacchi spesa all’interno di alcuni condomini nella periferia della città di Catania. Pare che, a differenza del passato, i candidati abbiano trovato una strategia sofisticata e prudente per attuare questa miserabile pratica di voto di scambio. Il candidato, o suo sodale, avrebbe consegnato denaro contante per qualche centinaio di euro a un referente del condominio. Questo referente con quel denaro avrebbe acquistato la spesa e l’avrebbe divisa in decine di buste da consegnare ai condomini. Solo successivamente avrebbe consegnato i fac-simili con l’indicazione di voto e solo successivamente sarebbe passato il candidato per farsi conoscere dagli elettori a cui aveva consegnato, indirettamente, il pacco spesa. Si tratterebbe di una pratica odiosa e molto difficile da dimostrare agli occhi dell’autorità di polizia e giudiziaria”. 

IL RUOLO DI CAF E PATRONATI. “Sono invece state riscontrate e provate – seguita il dossier – altre pratiche illegali durante i giorni di campagna elettorale. Come sempre sono stati i CAF e i patronati il centro della campagna elettorale per molti candidati. Alcuni CAF e Patronati sono stati addirittura inaugurati dagli stessi candidati nel pieno svolgimento della campagna elettorale. È stata pratica diffusa l’utilizzo fraudolento, da parte dei CAF e dei patronati, degli elenchi degli utenti. In alcuni casi sono stati gli stessi operatori dei CAF e dei patronati a contattare gli utenti per proporre il nome del candidato da votare e per invitare a iniziative elettorali. In altri casi questi dati sono stati consegnati alle segreterie politiche per procedere al contatto. Alcuni CAF e Patronati sono stati di fatto trasformati in comitati elettorali, con manifesti affissi e incontri elettorali svolti al loro interno”.

IL CANDIDATO COI DOCUMENTI DI 30 PERSONE. “Nel giorno delle elezioni – scrivono le associazioni – sono state riscontrate diverse pratiche illegali. La più grave è certamente quella verificata nel quartiere di Picanello a Catania, dove è stata fatta intervenire immediatamente la polizia di Stato. All’interno di un CAF e patronato riconducibile a un candidato alle elezioni regionali, situato a distanza di una trentina di metri dal seggio elettorale, sono state rinvenute alcune decine di certificati elettorali. I responsabili del CAF infatti si erano adoperati di raccogliere le deleghe di decine di cittadini per ritirare i certificati negli uffici anagrafe del Comune di Catania. Nel giorno del voto di fatto un candidato, presso il suo CAF, deteneva un documento essenziale per il voto di almeno trenta persone”.

“Non conosciamo ancora i risvolti penali della vicenda – spiegano gli organizzatori – su cui è intervenuta l’autorità di polizia. Certo è che i responsabili del CAF hanno riferito che tale prassi è fortemente diffusa. A tal proposito ci auguriamo che l’autorità giudiziaria possa fare presto luce sulle modalità con cui il Comune di Catania e gli altri comuni probabilmente coinvolti abbiano potuto consegnare decine di certificati elettorali a un solo delegato. Tale prassi, al di là della rilevanza penale, va bloccata, anche in vista delle prossime elezioni”. 

“Altra pratica odiosa riscontrata – proseguono i promotori del Controllo Popolare Antimafia – è stata, davanti a pressoché tutti i seggi, la presenza di migliaia di fac-simile gettati a terra da galoppini dei candidati. Oltre all’elemento ambientale e del decoro, tale pratica mira a ricordare agli elettori, fin davanti ai seggi, in alcuni casi anche dentro le scuole, della presenza del candidato da votare. Spesso la presenza dei fac-simile a terra è anche il segnale della presenza dei galoppini che controllano i votanti nei pressi del seggio”. 

CONTROLLO MONITORATO DAVANTI AI SEGGI. “È stato riscontrato – prosegue il report – durante l’attività di controllo popolare, che il controllo degli ingressi ai seggi è costantemente monitorato, in quasi tutta la città, sia dai galoppini che dagli stessi candidati, che stazionano davanti ai seggi per verificare che tutte le persone contattate e che dovrebbero esprimere il voto per loro, si presentino al seggio e che confermino ‘l’impegno preso”. 

IL CANDIDATO CONTROLLATO DALL’ANTIMAFIA. “Fatto assai grave – è scritto – è stato riscontrato e denunciato alle autorità nel quartiere di San Cristoforo, dove i sostenitori e i parenti di un candidato alle elezioni regionali, tra l’altro già oggetto di verifiche da parte della commissione nazionale antimafia, stazionavano davanti al seggio e filtravano l’ingresso segnalando la necessità di votare il proprio candidato. Inquietante in quel caso l’assenza di qualsiasi controllo da parte del personale di polizia in servizio presso il seggio. La postazione di polizia, invece di essere posizionata nell’androne della scuola, con ampia visuale sui movimenti all’ingresso, dove invece prestava servizio un collaboratore scolastico, era collocata in un corridoio dal quale era impossibile notare i movimenti in corso davanti la scuola”.

“Come controllo popolare antimafia – si legge nel rapporto – abbiamo fatto il possibile perché le cittadine e i cittadini fossero messi in condizione di esprimere liberamente il proprio voto. Siamo infatti convinte e convinti che, se le elezioni fossero davvero libere, chi amministra e governa sarebbe obbligato a meritare il voto. Se invece il voto può essere comprato o tenuto in ostaggio, allora è normale trovare montagne di spazzatura fuori da ogni seggio”.

Redazione