Domani la commissione regionale Antimafia deciderà sul mandato da dare al presidente Claudio Fava di denunciare il giornalista Paolo Borrometi (sotto scorta per le minacce ricevute dalla mafia), ascoltato mesi fa dall’organismo parlamentare nell’ambito dell’inchiesta sul ciclo dei rifiuti nell’Isola. “Borrometi ci ha accusati, in un post su Facebook, di aver detto falsità nei suoi confronti”, dice Fava.

Il giornalista ragusano, direttore del blog “La spia”, era stato nei mesi scorsi audito dall’Antimafia, insieme ad altri cronisti, perché nel 2015 si era occupato della questione rifiuti, in particolare a Scicli, Comune poi commissariato.

Il presidente della Commissione antimafia della Regione Sicilia, Claudio Fava. Sopra: il giornalista Paolo Borrometi

A una domanda dell’Antimafia sulle ragioni per cui a quel tempo non avesse dato notizia di un manifesto a sostegno del sindaco di Scicli Francesco Susino, firmato da intellettuali, Borrometi aveva detto di ricordare che la pubblicazione era avvenuta e che avrebbe fatto pervenire all’Antimafia l’articolo in questione.

“I funzionari della Commissione – osserva Fava – l’hanno più volte sollecitato a spedire il testo, ma senza esito. L’ultima telefonata risale alle 11.11 del 2 marzo scorso. Alle 11.57 l’articolo – fino a quel momento introvabile – compare nell’archivio del sito”. “Da qui l’accusa di falso lanciata da Borrometi contro la Commissione. Ma da una banale analisi informatica è parso chiaro che la pubblicazione era avvenuta proprio quel giorno, dopo la telefonata, ed era stata retrodatata di cinque anni, cioè al periodo in cui sul blog comparve in forma integrale un’interrogazione parlamentare dell’allora senatore del Pd Giuseppe Lumia, che accusava l’amministrazione di Scicli di essersi macchiata di gravi reati nella gestione dei rifiuti”.

“Non voglio sentir parlare di polemiche – aggiunge Fava – Noi intendiamo semplicemente difenderci da un’accusa”. Il presidente dell’Antimafia è stato anche informato che su Wikipedia la voce che riguarda il giornalista ha subito una modifica lo scorso 17 aprile: “Sono state tolte un paio di righe nelle quali Borrometi si attribuiva il merito di aver fatto sciogliere il Comune di Scicli. L’amministratore del sito, poco dopo, le avrà reinserite, visto che sono ricomparse: evidentemente i cambiamenti devono avvenire secondo criteri ben precisi”.

Probabilmente, dice Fava, “Borrometi ha ben poco da vantarsi: quando il sindaco Susino è stato scagionato, il giudice, nelle motivazioni, si è chiesto come un’indagine del genere avesse potuto superare la fase istruttoria”.

“Definirsi un giornalista antimafia, come fa Borrometi, è un’idea aberrante – sottolinea Fava, figlio di Giuseppe, ucciso dalla mafia a Catania il 5 gennaio ’84 – I giornalisti cercano umilmente la verità, come ci hanno insegnato i ‘padri’ di questo mestiere. Le autocertificazioni e le patenti antimafia hanno prodotto equivoci a tutti i livelli, basti ricordare il caso dell’ex presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante. Facebook, poi… L’informazione parla a tutti, non ai diretti interessati, e considero puro esibizionismo l’uso dei social per fini giornalistici. Uno lancia un’invettiva, l’altro risponde. Ma che gioco è?”. 

“Fava sostiene che un articolo che ho pubblicato il 15 marzo 2015 sarebbe stato manomesso. Sono allibito: non mi sono mai sognato di manomettere alcunché, ma ho solo richiamato nella mia nota di chiarimento di qualche giorno fa, in risposta a quello che si diceva nella relazione dell’Antimafia regionale sui rifiuti, il mio precedente articolo”. Lo dice il giornalista Paolo Borrometi replicando alle dichiarazione del presidente della Commissione, Claudio Fava.

“Non ho inteso offendere nessuno – aggiunge – ma solo ristabilire la verità dei fatti rispetto a quello che ho letto nella relazione, nella quale risultava che non avessi pubblicato l’articolo sull’appello contro lo scioglimento del Comune di Scicli”.

“E’ evidente – conclude Borrometi – che procederò per le vie legali, in ogni sede, contro chi sta alimentando calunniose insinuazioni e sospetti nei miei confronti. La dignità non ha prezzo”.

Ansa