“La notte in cui ho subito la perquisizione, ho pensato di morire. Io ho due figli, uno è molto malato di cuore, e l’altro è al momento in vacanza all’estero con la sua famiglia. Quando ho sentito bussare in piena notte al citofono e ho sentito gridare ‘polizia’, il cuore ha iniziato a battere all’impazzata. Ero convinto che fosse successo qualcosa o ad Antonio o a Guido”. Lo racconta Bruno Contrada nel corso della conferenza stampa tenuta con esponenti del Partito Radicale, parlando della perquisizione subita, in piena notte, nei giorni scorsi, nell’ambito di una inchiesta della Dda di Reggio Calabria. “Li ho fatti salire a casa – racconta – e quando ho visto che si trattava di una perquisizione, mi sono sentito rinascere e ho ringraziato Dio che si trattava di questo”. “Da tener presente che le perquisizioni non possono essere effettuate dopo le 20 e prima delle sette del mattino – conclude – Si tratta di fatti di 40 anni fa, quindi non mi pare che fosse una cosa urgente”.

Nella foto: Bruno Contrada

Ansa