Dunque Vittorio Sgarbi telefona al suo amico Beppe Grillo, approfitta della loro confidenza, lo fa parlare della sindaca di Roma Virginia Raggi, si fa dire che è una persona “depensante”, cioè non particolarmente pensante, e all’insaputa del suo interlocutore registra la telefonata. Una “telefonata che mi tengo”, dice il critico d’arte, perché “mica faccio intercettazioni” (fonte Ansa).

Sì certo, lui non fa intercettazioni, ma si limita solo a rivelare il contenuto di una conversazione privata, tenendosi la registrazione qualora Grillo dovesse smentirlo. Ma Grillo non lo smentisce (non può, Sgarbi dice di avere le prove di quella telefonata, quindi a sua volta potrebbe contro smentire ed accendere una miccia dagli effetti imprevedibili).

E così timidamente il leader del M5S cerca di disinnescare l’ordigno abbozzando una frase che appare una solenne corbelleria: Sgarbi non stava parlando con me, ma con il mio imitatore. Una espressione che dovrebbe salvare (almeno in apparenza) gli equilibri di una giunta capitolina che sembra lì per lì per implodere. Ma il punto non è questo.

Il punto è che un uomo di cultura che dovrebbe dare l’esempio dal punto di vista etico, in quanto considerato punto di riferimento di migliaia di persone, registra le telefonate e ne mette in piazza il contenuto, tenendosi le registrazioni, ma dicendo che lui non fa intercettazioni.

Ma allora di cosa stiamo parlando, di una bravata, di uno scoop, di cosa? Ce lo dica lei, professor Sgarbi. Si metta per un attimo nei panni della gente che la ammira per la sua straordinaria cultura e il suo meraviglioso eloquio. Lei ritiene che qualcuno (speriamo nessuno, ma ipotizziamo qualcuno) non pensi che “se l’ha fatto uno come Sgarbi, perché non posso farlo anch’io?”. Non crede che lei potrebbe avere molti imitatori? Non crede che, continuando così, non parleremo più di politica, di donne, di niente, non ci confideremo più, perché avremo paura? Non crede che le nostre discussioni saranno improntate sul nulla?

Silvio Berlusconi. Sopra: Beppe Grillo e Vittorio Sgarbi

Lei, caro Sgarbi, ha fatto scuola: sia per un turpiloquio in TV che fa rimpiangere la televisione democristiana anni Sessanta, sia per il modo di prevaricare gli altri urlandogli addosso. Speriamo che almeno su questo, non trovi emuli disposti a seguirla.

Gli anni Sessanta… già, quando con la Rai (Mediaset fortunatamente non c’era) collaboravano grandi intellettuali come Pasolini, Zavattini, Mario Soldati, Biagi, Zavoli e così via. I quali – con tutti i paletti imposti dalla TV di Stato – erano capaci di farci ragionare e anche sorridere, senza estorcere frasi o parole ad alcun politico tramite registratori o cimici.

Fuori da ogni moralismo, la verità è ormai ci siamo ridotti a pensare che un atto del genere sia normale. Ormai registriamo le conversazioni di chiunque in qualsiasi posto: al telefono, al bar, al ristorante. Basta azionare il telefonino ed approfittare della buona fede dell’interlocutore per metterlo nei guai. Un’azione inqualificabile.

I grandi Maestri di giornalismo ( e di vita) insegnano che la conversazione con gli altri “deve” essere sempre leale: se è amichevole non deve nascondere trucchi, se è ufficiale deve essere registrata, con la consapevolezza dell’interlocutore che “deve” vedere sempre il registratore.

Vittorio Sgarbi e Pino Giammarinaro, quando il critico d’arte era sindaco di Salemi

Perché, prof Sgarbi, una telefonata o una discussione a quattr’occhi non l’ha mai registrata a Berlusconi che per tanto tempo è stato suo datore di lavoro a Mediaset e suo leader politico? Perché non ha mai fatto altrettanto col suo riferimento trapanese – quel Pino Giammarinaro coinvolto tante volte in storiacce di mafia – che l’ha voluta come sindaco di Salemi?

Lei Sgarbi è un grande critico d’arte, estremamente intelligente ed erudito, ma ahinoi (e lo diciamo con rammarico), non sarà mai un intellettuale, perché l’intellettuale – come dicevano due grandi siciliani come Giuseppe Fava e Leonardo Sciascia – stanno contro il potere (specie quando è corrotto). Lei invece sta dalla parte del potere (specie quando è corrotto).

Luciano Mirone

 

 

 

 

 

Grillo mi ha detto tutto il male possibile di Raggi, mi ha detto che è depensante, ho registrato questa telefonata”. Vittorio Sgarbi, ai microfoni della Zanzara e di Radio Cusano Campus, rivela l’esistenza di una telefonata col leader M5S da lui registrata. “Una telefonata che mi tengo, mica faccio le intercettazioni”. Beppe Grillo, però, senza citarlo direttamente, di fatto smentisce la notizia parlando di un suo imitatore che “ha preso in giro il #FakeIntellettuale”.

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Grillo mi ha detto che la Raggi è una depensante, così la considera – spiega alla Radio dell’Università Niccolò Cusano, Sgarbi- La telefonata in questione tra me e Grillo risale a prima che la indagassero. Lui ha iniziato a elaborare una teoria giustificazionista quando ha intuito che poteva arrivare l’avviso di garanzia. Prima ci siamo parlati e mi ha detto che la considerava una depensante. Grillo sta difendendo un presidio, pensa di commissariarlo, dal punto di vista strategico posso anche capirlo”.

“Ringrazio il mio imitatore che ha preso in giro il #FakeIntellettuale”. Lo scrive Beppe Grillo in un tweet in cui, senza citare Vittorio Sgarbi, smentisce presumibilmente la telefonata su Virginia Raggi che il critico d’arte ha rivelato questa mattina definendolo, tra l’altro, ‘falso intellettuale’.