Dopo una maratona di oltre 21 ore, l’Ars ha approvato in nottata la manovra di variazioni del bilancio della Regione, vale un miliardo e 300 milioni di euro. Al momento del voto finale, Pd, M5s e Controcorrente hanno abbandonato l’aula.
Fari puntati d’ora in avanti sul rendiconto per sbloccare assunzioni e spesa e sulla manovra di stabilità regionale di fine anno, l’ultima di questa legislatura.
Nel corso dell’esame in aula, la maggioranza ha respinto colpo sul colpo i tentativi delle opposizioni di affossare alcune norme – soprattutto il Fondo per gli interventi territoriali destinato ai Comuni, ma definito un elenco di ‘mancette’, tenendo botta su tutto.
Per la prima volta, dall’inizio della legislatura, il ricorso al voto segreto non solo non è andato a segno neppure una volta ma è servito a compattare sempre di più il centrodestra che non ha ceduto di un millimetro agli assalti dell’opposizione altrettanto determinata ma questa volta con le armi spuntate, facendo leva alla fine sull’ostruzionismo che ha soltanto rallentato le votazioni.
Il governo di Renato Schifani, sostenuto come non mai dalla maggioranza di centrodestra, ha blindato così il testo anche grazie al lavoro parlamentare del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno che ha gestito l’aula senza forzature e forte del patto di coalizione. Il governatore Schifani incassa un risultato che in tanti non davano per scontato, anche per il clima che si respirava dentro Forza Italia. E invece, dal duello in Parlamento, il governo ne esce più rafforzato, almeno sui numeri. Rendiconto e legge di stabilità le prossime sfide.
Nella foto: un’immagine di archivio dell’Assemblea regionale siciliana
Ansa























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