Egregia Giorgia Meloni, possibile che con l’esperienza e l’intelligenza che si ritrova, non abbia ancora capito che il delirio di onnipotenza fa male? Tirare troppo la corda e approfittare della pazienza del popolo italiano è deleterio, specie quando si pensa che governare significhi comandare. La storia, maestra di vita, ce lo insegna: ci sono voluti vent’anni, una guerra, tante persecuzioni, una fame disperata, ma alla fine Mussolini è caduto. Lo stesso dicasi per i regimi comunisti, crollati rovinosamente sotto i colpi della fame, delle soppressioni delle libertà e della rivolta.

Stessa fine, anche se meno cruenta, ha fatto il “regime della corruzione” di Giulio Andreotti (molto più colto, dialogante, umile e tollerante di voi), durato quasi cinquant’anni ed imploso sotto i colpi di Tangentopoli, dei delitti eccellenti e delle stragi.

Ora, egregia presidente, l’impressione è che vi siate fatti due conti: il popolo non legge, è distratto col Grande fratello, con Garlasco, ecc., si beve qualsiasi cosa dica la televisione più sciatta, adora il quieto vivere e teme i migranti: soffiamo sul fuoco della paura e il gioco è fatto.

E invece, egregia presidente, crediamo che il gioco non sia fatto per niente. Avete sfidato la gente sul falso in bilancio e (finché è durata la luna di miele con gli elettori) vi è andata bene. Vi è andata male sul referendum sulla giustizia. A pochi mesi dalle elezioni, lo state sfidando nuovamente su una riforma elettorale per la quale rischiate di andare a sbattere contro la Corte Costituzionale.

Vi siete alleati col peggio della politica mondiale, a cominciare da Trump e Netanyahu, non avete mosso un dito di fronte ai bombardamenti del popolo palestinese, stessa cosa dicasi per lo stanziamento di 5 miliardi in armamenti voluto dal presidente Usa. Idem per quella buffonata ideata sempre dal leader della Casa Bianca di fare della Striscia di Gaza – dopo la definitiva distruzione – un insediamento turistico per i ricconi del pianeta.

Rischiate di sbattere anche contro il Ponte sullo Stretto, perché la gente è anche disposta a credere nelle “magnifiche sorti e progressive” evocate da Salvini, ma se al mercato si ritrova coi pomodori che oscillano dai 3 ai 10 Euro al chilo, col carburante a 2 Euro e 50 centesimi al litro, con la sanità, la scuola, il servizio di nettezza urbana e i trasporti da Terzo mondo, il welfare e il diritto alla casa in stato comatoso, si ribella. Coi cortei, coi blocchi stradali, con gli scioperi. È inevitabile. Sì certo, potete anche continuare a ripetere – come negli anni Settanta – che tutto questo è opera della sinistra, ma alla fine contano i fatti, il resto è chiacchiera: e i fatti dicono che si sta molto peggio di quando avete preso il potere. Sia economicamente che psicologicamente. Qualcuno eventualmente è pregato di smentirlo.

E hai voglia di “scandalizzarsi” di fronte a quella ventina di facinorosi che – durante le manifestazioni di piazza – rompono le vetrine e aggrediscono la polizia, ci vuole un po’ di coerenza anche nel fare gli “indignati”: possiamo recitare la parte finché vogliamo, ma quando la gente capisce si incazza, e quando si incazza diventano cavoli amari, e quando si mobilita non la fermi più, anche se fino ieri stava al tuo fianco.

Vi rendete conto del danno che state facendo a voi stessi col caso Ranucci? Non vi viene il sospetto che siate degli illusi nel pensare che l’opinione pubblica non abbia sgamato il gioco? La realtà, gentilissima presidente del Consiglio, è molto più semplice di come state cercando di farla apparire. Gli italiani non sono così stupidi: un attentato è un attentato (fortunatamente fallito), un giornalista di successo che lo subisce resta un giornalista di successo. Quello che non torna ai comuni mortali è che il giornalista di successo – dopo l’attentato al quale è scampato – venga cacciato dalla trasmissione d’inchiesta più seguita del servizio pubblico. Da chi? Dalla politica, quindi da lei. Una discrepanza pazzesca fra l’apparenza e la realtà.

Chi scrive si ritiene un progressista deluso dalla sinistra. Sapete quanta gente nutre gli stessi sentimenti? Molti si rifugiano nell’astensionismo, altri sarebbero anche disposti perfino a votare per una destra moderata, ma a condizione che prenda decisamente le distanze dal fascismo e dal neofascismo che la sostiene, dai Trump, dai Netanyahu e da tutti i governi guerrafondai del mondo, che si liberi dei comitati d’affari, che cambi politica sulla guerra, sull’ambiente, sull’emergenza climatica, sulla giustizia, sull’accoglienza ai migranti, sul lavoro, sulla sanità, sui rifiuti, sul diritto alla casa e su tanto altro, che in Commissione parlamentare antimafia si indaghi a trecentosessanta gradi sulle stragi del ’92-’93, quindi sulla pista “mafia e appalti” e sulla pista “politica” (anche quella “nera”), che si prendano i 15 miliardi stanziati per il Ponte e si spendano nella messa in sicurezza del territorio (che frana dopo due gocce d’acqua), nel rifacimento della rete ferroviaria, stradale e portuale.

Solo allora questo governo diventerebbe credibile. Ma a quel punto, la destra cosa diventerebbe? E la sinistra cosa farebbe? Forse l’unica ricetta, gentile presidente (ma il discorso è rivolto anche ai leader dell’altro schieramento), è di fare politica seriamente. Chiediamo troppo?

Luciano Mirone