La vita oltre la vita è un luogo di aggregazione che a Belpasso (Catania) si chiama “Il cortile della luce”, uno spazio che sembra riempito da una radiazione luminosa proveniente da un luogo misterioso e magico, che solo chi ha intrapreso un viaggio verso quell’angolo arcano dell’infinito riesce a comprendere del tutto.

Elia ha intrapreso quel viaggio a venticinque anni, lasciando una bellissima traccia di sé, che, in sua assenza, acquisisce un significato particolare, poiché quando si semina bellezza e amore, il risultato non può essere che questo: raccogliere bellezza e amore.

La gigantografia a colori che raffigura Elia mentre scatta una foto appesa nel muro in pietra lavica. Sopra: la stessa immagine in bianco e nero

“Il Cortile della luce” è un giardino inaugurato al numero 224 della IV Rettta Levante (l’immobile è stato donato alla parrocchia dalla famiglia Messina) in una fresca serata di fine settembre, che Elia aveva riempito di idee e di energie. Tutto era successo quando il cortile era incolto, abbandonato e pieno di erbacce. E lui quelle idee e quelle energie le aveva condivise con gli amici dell’Azione cattolica della parrocchia Cristo Re, gli amici di sempre, quelli con i quali rideva, piangeva, discuteva, andava a mare, faceva le scampagnate.

Avete presente quando si getta un seme e si lascia lì pensando che prima o poi qualcosa succederà? In questo caso, è accaduta una cosa del genere. Elia lascia il seme, parte, e tutto a un tratto quel seme germoglia, in silenzio, senza avvisare nessuno. Germoglia nella testa di quei ragazzi.

Foto di gruppo nel “Cortile della luce” di Belpasso (Catania)

E così ognuno – dai grandi ai piccini: a proposito, avreste dovuto vederli, quei bambini, come si sono dati da fare coi pennelli e coi colori – ha fatto la sua parte: chi ha eseguito il progetto, chi ha preso le misure, chi ha picconato, chi ha gettato il cemento, chi ha zappato, chi ha affrescato, chi ha dipinto. Con lo spirito del volontariato puro.

Adesso quello spazio, in parte col pavimento in cotto, attorniato dalle casette in pietra lavica, le tegole piene di muschio, è tornato a vivere e “parla” di chi ha pensato di andare “oltre”. Non a caso, all’interno del Cortile, c’è un’aiuola piena di fiori e di piante: “Il Giardino di Elia”.

Il “Giardino di Elia”

E il motivo c’è. Perché Elia, futuro architetto iscritto alla facoltà di  Siracusa, prima di partire, si era legato profondamente a quel posto, aveva capito che quell’angolo pieno di identità ubicato nel centro storico, poteva rinascere. Cioè aveva compreso quanto siano importanti le radici nel caos che affligge l’umanità. Da qui bisogna partire, cominciando dal proprio piccolo, per salvare il mondo. Dall’essenza. Dall’anima. Dalla semplicità.

Concetti che danno un senso alla vita, specie quando si fondono con l’arte e con la natura. Una cosa che Elia aveva intuito da bambino, aveva affinato grazie agli studi di architettura, aveva introiettato vivendo a Siracusa, dove il bello è l’origine di tutte le cose, un principio che i greci importarono oltre duemila anni fa.

Un’aiuola e un dipinto realizzato dai bambini

Basta andare in quella città, seconda patria di Elia, recarsi al teatro greco, all’Orecchio di Dionisio, ad Ortigia, per immergersi in un mare di eternità, dove davvero sembra di oltrepassare il muro del bene e del male, della vita e della morte.

Quella gigantografia collocata all’ingresso del Cortile, che ritrae Elia ripreso di spalle mentre scatta delle fotografie (alcuni mesi fa, a Siracusa, i suoi colleghi hanno allestito una meravigliosa mostra con alcune delle sue duemila immagini a colori e in bianco e nero) a un volto, a un pezzo di vita quotidiana, a una barca, è il segnale del seme lasciato. Non sono soltanto i fiori e le piante messi a dimora a dimostrarlo. C’è dell’altro.

Perché un seme, a volte, può avere un significato che non sempre gli esseri umani riescono a cogliere. Lo spiega a noi la madre di Elia, Gabriella Arena (il cui discorso pronunciato nel corso dell’inaugurazione viene pubblicato alla fine di questo articolo): “All’ingresso del cortile, quando era ancora incolto, c’erano delle piantine spontanee di pomodoro. Elia voleva piantarne altre: con i ragazzi dell’Azione cattolica voleva fare la passata di pomodoro ‘Cristo Re’ per autofinanziarsi. Tempo fa abbiamo raccontato questo episodio a Gianluca Leotta, il papà di Josephine, la collega di Elia morta tragicamente un anno prima in quel brutto incidente sulla Catania-Siracusa mentre si recava alla facoltà di Architettura. Sulla tomba di Josephine sono nate spontaneamente delle piantine di pomodoro (probabilmente perché il padre, avendo  delle serre, da lì ha prelevato la terra per le aiuole) e così, quando Gianluca ha portato delle piantine per il Cortile, per noi c’è stato l’ennesimo, bellissimo, segno di vita”. E di luce.

C’è dell’altro: “Anche nella mostra fotografica di Elia a Ortigia c’è stato un collegamento tra i due. La prima immagine esposta, ritrae gli studenti durante una lezione in aula. Ebbene, in primo piano c’è proprio Josephine, fotografata da Elia alcuni mesi prima”. Un momento di felicità, prima della partenza verso l’infinito. La vita che va oltre la vita, anche in questo caso.

Josephine fotografata da Elia

Sentimenti che riecheggiano continuamente in questa fresca serata di fine settembre, mentre Gabriella e Rossana Catalano, presidente dell’Azione Cattolica Cristo Re (“Mi ero ripromessa di completare l’opera – ha detto quest’ultima – prima di passare il testimone di presidente ad un’altra persona. Ci sono riuscita. Questo è un luogo d’amore per tutti”) e padre Angelo Lello (con le sue metafore sempre puntuali) parlano assieme alle autorità intervenute.

Tantissime le persone presenti. Perché in questo luogo trafitto dalla luce anche quando c’è buio, niente sarà più come prima.

Luciano Mirone

La presidente dell’Azione cattolica “Cristo Re” di Belpasso, Rossana Catalano (a sinistra), la mamma di Elia, Gabriella Arena (al centro), e il padre, Rosario Fiammingo (a destra)

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Questo il discorso di Gabriella Arena nel corso dell’inaugurazione.

“Mai come adesso abbiamo la certezza che l’unica vera forza trainante della nostra vita è l’amore. L’amore di Dio riflesso negli abbracci, negli sguardi silenziosi, nelle parole e nei gesti che come carezze scaldano il cuore.

L’amore di chi ci ha preceduto e che resta come un tesoro prezioso perché come dice San Paolo, “l’amore tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’amore non avrà mai fine”. Possa questo luogo essere spazio di accoglienza, di amicizia, di protezione e di ascolto. Quell’ascolto che oggi sempre più spesso viene soppiantato dall’egoistico desiderio di mettere se stessi al centro  dell’ attenzione ignorando i bisogni e le fragilità degli altri. Possa questo luogo essere casa, famiglia come lo è sempre stato per Elia.

Il momento dell’inaugurazione, con padre Angelo Lello e Rossana Catalano in primo piano

Grazie ai nostri angeli in bianco e rosso e a tutti gli amici di Elia. In ognuno di voi c’è un pezzetto di nostro figlio, nelle vostre risate, nei vostri ricordi e nei vostri occhi.

Grazie a tutti gli amici che in questi mesi ci hanno tenuto per mano e continuano a farlo con affetto sincero. Grazie a tutti coloro che con il loro lavoro e la loro generosità hanno contribuito e vorranno contribuire alla realizzazione e alla crescita del ‘Cortile della luce’. Grazie alla comunità belpassese che si è stretta intorno a noi come in un caloroso abbraccio. Grazie da parte di tutta la famiglia Fiammingo. Dio vi benedica tutti!”.