Il maresciallo dei carabinieri di Altavilla Milicia (Palermo), Ettore Cannabona, e la preside di una scuola dello Zen di Palermo, Daniela Lo Verde, sono i Cavalieri al merito della Sicilia che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scelto (unitamente ad altre 55 persone di tutta Italia) come simboli per il periodo della pandemia. Persone che – per mille motivi – si sono distinte per avere dato un contributo alle loro popolazioni colpite dal Covid-19.

Vediamo perché i due siciliani sono stati insigniti del prestigioso riconoscimento attraverso la ricostruzione dell’Ansa.

Il maresciallo dei Carabinieri, Ettore Cannabona. Sopra: il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Il maresciallo

“Ho visto il disagio negli occhi dei tanti uomini e donne di Altavilla Milicia che durante i giorni della pandemia non avevano nulla da mangiare. Si avvicinavano e chiedevano aiuto. In dieci minuti ho realizzato di donare il mio stipendio per acquistare quanto necessario per dare una prima risposta alle famiglie in chiara difficoltà economica”. Ettore Cannabona, comandante della stazione dei carabinieri del paese del Palermitano, è tra i cavalieri al merito nominati dal presidente della Repubblica. Uno dei tanti “eroi” di questa pandemia che il Capo dello Stato ha voluto premiare con questo riconoscimento.
    Al telefono, mentre si trova sul traghetto nello Stretto di Messina per fare ritorno nella sua Lecce, spiega che è in Sicilia da 10 anni. “Per me contano i valori e i rapporti umani che sono alla base della convivenza tra le persone. Ho appreso del riconoscimento del presidente Mattarella dal mio comandante provinciale, il generale Arturo Guarino. Non posso negare che mi ha fatto molto piacere ricevere questa onorificenza. Il mio gesto era privato e rispondeva solo ad un esigenza: fare qualcosa di concreto per chi ha sofferto nei mesi duri della pandemia” Il maresciallo ha messo in rete una comunità che è riuscita a sostenere anche chi è rimasto indietro a causa del Covid.
    “Grazie ai titolari di supermercati e macellerie del paese – conclude – si è riusciti ad acquistare più prodotti e soddisfare le tante richieste di un centinaio di famiglie. Si è creata una vicinanza e una condivisione che spero abbia migliorato anche i rapporti umani. Sono stati mesi difficili e insieme li abbiamo superati”.

Daniela Lo Verde, preside della scuola Giovanni Falcone del quartiere Zen di Palermo

La preside

“L’ho saputo poco fa. Spero sia un nuovo inizio per questa periferia spesso dimenticata”. Daniela Lo Verde, da oggi cavaliere della Repubblica, è la preside della scuola Giovanni Falcone che si trova nel degradato quartiere Zen di Palermo, realizzato a partire da un promettente progetto di Vittorio Gregotti, mai completato.
    La dirigente scolastica non ha pensato solo a mandare avanti la didattica a distanza, ma ha cercato di essere vicina ai bisogni delle tante famiglie povere diventate ancora più povere a causa del Covid-19 e della quarantena che ha messo in ginocchio i tanti lavoratori in nero del quartiere.
    La preside ha lanciato una campagna di raccolta fondi per donare cibo, e non solo, ad alcune famiglie in difficoltà. Suo l’appello per recuperare pc e tablet per consentire ai suoi allievi di seguire le lezioni a distanza, un appello raccolto da tutt’Italia.
    “No, francamente non me l’aspettavo. Lavoro in silenzio e cerco di fare il necessario, niente di più – aggiunge – E’ un riconoscimento che va al gruppo che a scuola, in questi anni, ha fatto un grandissimo lavoro. Utilizzerò il riconoscimento per riaccendere i riflettori su questa periferia per la quale spero sempre in un riscatto, non solo economico ma anche sociale. Non è facile. Qui si passa dall’interesse per le condizioni del quartiere all’oblio e così non va bene. I miei ragazzi devono avere la possibilità di sognare come gli altri giovani di Palermo e di ogni altra parte d’Italia. Ma per adesso non possono fare grandi progetti e questo non è giusto”.

Redazione