Si scrive “articolo 23”, si legge precariato. Per questo in Sicilia è stata costituita una nuova realtà associativa con un obiettivo preciso: “Restituire dignità e diritti previdenziali a migliaia di lavoratori che, per anni, hanno prestato la propria attività come lavoratori dell’ex articolo 23, senza vedersi riconosciuta una corrispondente copertura contributiva”. L’articolo 23 è una sigla che indica una legge regionale approvata negli anni ottanta che dava la possibilità a migliaia di giovani di prestare la propria attività lavorativa negli enti locali, ma, a sentire gli interessati, senza una copertura previdenziale alle spalle.
Ecco perché migliaia di persone, oggi, si preparano ad una “mobilitazione regionale” che intende sensibilizzare le istituzioni per il riconoscimento dei contributi previdenziali relativi al periodo 1989-1995.
Per questa ragione è stato costituito ufficialmente, presso un notaio di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), il Comitato di scopo “Articolo 23 mai più! Sicilia”, nato per “promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare finalizzata al riconoscimento dei contributi previdenziali relativi al periodo 1989-1995”.
“Non una semplice iniziativa associativa – è scritto nella nota – ma l’avvio di una vera e propria mobilitazione regionale destinata a coinvolgere lavoratori, istituzioni, rappresentanze sociali e comitati già attivi in altre Regioni italiane”. Insomma: “Una battaglia di giustizia previdenziale”.
Il Comitato intende portare all’attenzione delle istituzioni una questione che ha avuto “conseguenze concrete sulla vita lavorativa e pensionistica di intere generazioni”. Per anni, scrivono i promotori, “uomini e donne hanno prestato la propria attività nell’ambito dei lavori socialmente utili e delle esperienze occupazionali collegate a quella stagione, contribuendo concretamente al funzionamento delle amministrazioni e dei servizi pubblici, ma trovandosi successivamente a fare i conti con anni privi di adeguata valorizzazione previdenziale”.
Da qui il nome scelto per il Comitato: “Articolo 23 mai più!”. Un nome “che vuole trasformare una vicenda individuale e collettiva in una precisa richiesta di giustizia: mai più lavoro prestato senza che ad esso corrisponda un adeguato riconoscimento previdenziale”.
Un Comitato che rappresenta tutta la Sicilia La composizione del primo Consiglio Direttivo testimonia sin dalla nascita la volontà di costruire una realtà realmente regionale, capace di coinvolgere tutte le province siciliane. Alla guida del Comitato sono stati nominati Gaetano Aiello (Palermo) e Gianni Savoca (Messina), in qualità di Presidenti. Vicepresidenti sono Daniele Maccarrone (Catania) e Pietro Martinez (Trapani). Completano gli organismi direttivi Carmelo Buttafuoco (Agrigento), Segretario, Gaetano Turturici (Palermo), Tesoriere, mentre la carica di Vice tesoriere sarà successivamente assegnata.
Membri costituenti sono inoltre Loredana Privitera (Enna), Rosalba Infantino (Siracusa), Angelo Presti (Caltanissetta) e Giuseppe Mirasolo (Trapani). “Una presenza territoriale ampia – si legge nel comunicato -, che vuole essere il punto di partenza per una rete destinata ad allargarsi”.
“Con la costituzione formale del Comitato – dicono -, la fase operativa entra nel vivo. Le prossime settimane saranno dedicate all’ampliamento della rete dei sostenitori, alla definizione delle modalità di adesione e alla raccolta delle risorse necessarie per sostenere le attività organizzative, legali e istituzionali”.
“Ma soprattutto – seguita la nota – partirà la fase più importante: la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare. Parallelamente, il Comitato avvierà contatti e incontri con i comitati delle altre Regioni italiane interessati alla medesima problematica, con l’obiettivo di costruire una mobilitazione che possa superare i confini della Sicilia”.
“Articolo 23 mai più! Sicilia” nasce quindi con una missione dichiarata: “Portare la questione all’attenzione del legislatore e chiedere una soluzione concreta a una vicenda previdenziale che continua a incidere sul futuro di tanti lavoratori”.
“Il 4 settembre – conclude il documento – non è stato soltanto il giorno della costituzione di un’associazione. È il giorno in cui una richiesta di giustizia previdenziale ha assunto una forma organizzata, un nome e un progetto di legge. E adesso la parola passa ai lavoratori. La raccolta delle adesioni e delle firme è pronta a partire. ARTICOLO 23 MAI PIÙ! SICILIA Perché gli anni di lavoro non possono diventare anni perduti per la pensione”.
Redazione























Leave A Comment