Presentare l’ultimo libro nel paese della persona che lo ha maggiormente ispirato: Palazzolo Acreide, un centro della Sicilia appollaiato sui Monti Iblei in provincia di Siracusa, con le sue viuzze, le sue chiese, il suo teatro greco che domina su tutto. E Giuseppe Fava, giornalista, scrittore, drammaturgo e pittore, nato qui nel 1923, che, fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta ha descritto magistralmente quest’Isola in due libri: “Processo alla Sicilia” e “I Siciliani”, suscitando in me delle emozioni fortissime e indelebili.

Palazzolo Acreide (Siracusa). Sopra. Il Teatro greco situato in un poggio che domina il paese
Due volumi fra i più preziosi della mia libreria, di cui negli ultimi quarant’anni ho letto diverse pagine (quanta poesia in quel capitolo, “Paese mio”, dedicato proprio a Palazzolo) a mio padre, a mia madre, a molti studenti, a mio figlio. A tutti ho detto: “Se volete conoscere l’anima vera della Sicilia e dei Siciliani, dovete leggere queste pagine”. Che vanno lette anche se si vuol comprendere il mestiere di giornalista, le connessioni fra mafia e politica, la gioia e il dramma di questa Terra.
Ebbene: Giovedì 10 Settembre 2026, alle 18, presenterò la mia ultima opera, Gente di Sicilia (Algra editore), nel paese del mio grande Maestro di giornalismo, di letteratura e di vita (anche se non ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, poiché nella redazione de “I Siciliani” sono arrivato dopo il suo assassinio mafioso commesso a Catania il 5 gennaio 1984).

La copertina di “Gente di Sicilia” (Algra editore)
Che quest’opera (da oggi, 4 settembre 2026, in libreria) sia ispirata a Fava lo dice innanzitutto un suo dipinto inserito in copertina: un’immagine enigmatica e per questo profonda. In primo piano due volti di Siciliani, un uomo vestito di nero con un cappello in mano e una donna con uno scialle (anch’esso nero) sulla testa. Sullo sfondo una chiesa, davanti alla chiesa delle donne vestite di rosso: secondo la mia interpretazione potrebbero essere delle préfiche, delle donne pagate per piangere il morto, come succedeva in Sicilia fino a qualche decennio fa, secondo un rito importato millenni fa dall’antica Grecia.

Giuseppe Fava
Potrebbe essere l’immagine triste di un funerale qualsiasi, ma potrebbe anche essere l’immagine buffa della sua rappresentazione allegorica. A farmelo pensare il rosso degli indumenti di quelle donne, che nei funerali che un tempo si celebravano in Sicilia, secondo le fonti storiche, indossavano rigorosamente il nero. Insomma Uno, Nessuno e Centomila di Pirandello, oppure la rappresentazione tragicomica di un funerale di Stato in cui, per dirla con Fava, i mandanti di un omicidio eccellente spesso sono nelle prime file assieme alle autorità. Un’immagine che ci dice comunque che ci troviamo in una terra antica e unica, dove il bene e il male, il genio e l’accidia, la luce e la tenebra coesistono da sempre.

La locandina del “Meraki Book Festival” che pubblicizza “Gente di Sicilia” (Algra editore)
E poi le coincidenze. Nei giorni del montaggio della copertina contatto Claudio Fava: “Possiamo pubblicare quest’opera di tuo padre?”. Risposta: “Lui ne sarebbe felice!”.
Pochi giorni fa la copertina esce sui Social. Uno dei primi a farsi vivo è Michele Gambino, uno dei suoi più valorosi collaboratori. Un bellissimo complimento e poi: “Andrò ad acquistarlo al più presto”.
Quindi Riccardo Orioles, altro straordinario artefice di quella magnifica esperienza (cui è dedicato un capitolo): “Voglio leggerlo subito”.
Qualche ora dopo uno studente di liceo: “Verresti a presentarlo nella mia scuola?”.
Infine gli organizzatori del “Meraki”: “Da tempo abbiamo stilato il programma, ma questo libro vogliamo presentarlo a Palazzolo, ti inseriamo nell’anteprima del 10 settembre”. A presto.
Luciano Mirone























Congratulazioni e in bocca al lupo, Luciano.