Un volantino anonimo viene diffuso nella notte. Scritto in buon italiano. A colori. In centinaia di esemplari. Sparsi per terra, nei tergicristalli delle macchine, nelle buche delle lettere. Luogo: Belpasso, provincia di Catania, profondo sud dell’Italia, dove ancora l’anonimato è una categoria dei poveri di spirito. Destinatario: il sindaco Carlo Caputo. Contenuto: “Chi predica legalità e riceve favoritismi politici tradisce le istituzioni due volte”.

Secondo l’anonimo, c’è un “filo rosso che unisce i comuni di Belpasso e di Melilli (in provincia di Siracusa, ndr.)”. Un “filo rosso” unito da quattro fatti precisi. Quattro atti amministrativi (fra delibere di Giunta e determine dirigenziali) incrociati fra loro, messi uno dietro l’altro, con tanto di date e di numeri circostanziati. Nel volantino, in poche parole, si cerca di spiegare il motivo per il quale Carlo Caputo, “sindaco di Belpasso dal giugno 2023” è “stato assunto dal Comune di Melilli nel dicembre 2024”.

Personaggi: Carlo Caputo, sindaco di Belpasso; Marco Salvatore Puglisi, segretario generale dei Comuni di Belpasso e di Melilli; Daniel Amato, vice segretario e dirigente del settore risorse umane del Comune di Melilli, presidente della Commissione di concorso nel Comune di Belpasso (determina settoriale n. 104 dell’8 luglio 2025) a firma di Marco Salvatore Puglisi; e infine la dirigente del settore contabile del Comune di Melilli (di cui non riteniamo di fare il nome, perché non ravvediamo – sarà un nostro limite – il collegamento fra la stessa e i fatti in questione), “sorteggiata” (le virgolette sono dell’anonimo) Revisore dei Conti nel Comune di Belpasso (delibera poi revocata in auto tutela dal Consiglio comunale di Belpasso).

La notizia non è nuova. Questo giornale l’aveva data in anteprima, seppure non arricchita da questi particolari, diversi mesi fa (ma con tanto di firma dell’autore dell’articolo) nel contesto di una serie di situazioni scabrose verificatesi a Belpasso negli anni dell’attuale sindacatura: ovvero primo comune siciliano per abusivismo edilizio, mancata revisione del Piano regolatore dopo oltre un ventennio, revoca del professor Leonardo Urbani, uno degli urbanisti più illuminati d’Italia; mancata istituzione della Farmacia comunale nel 2017, appalti concessi allegramente a ditte “solitarie” che hanno presentato ribassi del 2, del 3, del 4 e del 5 per cento, un restyling scandaloso della via principale per un milione e mezzo di Euro, strutture sportive inesistenti, centro storico desertificato, due parchi promessi e mai realizzati, assessori cambiati mediamente ogni sei mesi, una presidenza del Nucleo di valutazione affidata a un farmacista “sensibile”… alle farmacie, il rifacimento di una piazza affidato a persone incompetenti e impreparate per quel genere di lavori (con soldi pubblici andati in fumo) e tanto altro. Eppure allora non si era scandalizzato nessuno, tanto meno il sindaco che aveva fatto finta di niente (ma forse, fatto eccezionale, non aveva letto l’articolo).

Da sempre condanniamo gli anonimi che si nascondono dietro alle lettere, ai volantini, ai profili Social. Ci chiediamo come sia possibile che nel 2026 ci siano individui ancora incapaci di apporre le proprie generalità su un documento. Un segnale di arretratezza e di viltà che condanniamo fortemente assieme ai mestatori del fango: sono segnali che denotano un clima incattivito e immaturo.

Detto questo, però, è bene che gli “scandalizzati” si rinfreschino la memoria (quelli che non sanno, invece, è bene che si informino) e magari tornino indietro di alcuni anni, quando era direttamente il sindaco (con proprio nome e cognome: almeno questo bisogna riconoscerglielo) a buttare fango nei confronti di chi denunciava i fatti con dati alla mano.

Tre le “postazioni” da cui si sparavano le cannonate: una nel quartiere nord, le altre due nel quartiere Matrice (compreso il municipio), con altre piccole postazioni che si moltiplicavano nel momento in cui il sindaco incitava all’odio i più esaltati.

Come non essere pervasi da un brivido nel pensare che una comunità, per anni, ha fatto finta di niente di fronte alle bassezze più volgari? Oggi la stessa comunità grida allo “scandalo”, con il solito tifo da stadio in cui si scorgono rarissime domande. Abbiamo aspettato alcuni giorni per fare decantare la situazione per porne sommessamente qualcuna.

1)      il volantino anonimo è un fatto isolato o è il prodotto di un ambiente avvelenato?

2)      chi lo avvelena da anni?

3)      chi trae beneficio da questo clima?

4)      prima di porre quest’altra domanda, consentiteci di citare un proverbio orientale: “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”. Che vuol dire? Che non bisogna fermarsi alla superficie, ma andare oltre per cogliere l’essenza di un messaggio. Si potrà obiettare: ma allora dobbiamo dar conto a tutti i messaggi anonimi? Certo che no. Ma siccome questo giornale ha denunciato molto tempo prima i fatti citati dal volantino, riteniamo giusto che lo stesso giornale, adesso, forte di una credibilità acquisita sul campo, possa fare riferimento al proverbio orientale per chiedere: non è il caso che oltre a condannare l’anonimo (il dito), il sindaco chiarisca serenamente ai cittadini come stanno davvero i fatti (la luna)? Si legittimerebbe l’anonimo (sarebbe l’altra obiezione). Giusto. E allora il sindaco ignori l’anonimo e risponda a noi, che del fatto abbiamo parlato diverso tempo fa. Perché allora ha fatto l’indifferente? Perché continua a fare lo gnorri su quell’elenco di responsabilità che hanno fatto piombare la sua comunità indietro di cinquant’anni?

Del resto è un sindaco, quindi un uomo pubblico, non un cittadino che non ha gli strumenti per difendersi dagli anonimi. Diceva Plutarco: “La moglie di Cesare non solo deve essere onesta, ma anche apparire onesta”. Senza ambiguità, senza reticenze e senza sospetti.

Luciano Mirone