Signor sindaco di Belpasso (Catania), Carlo Caputo, al di là della gravità dell’anonimato di un volantino che per viltà qualcuno non ha il coraggio di firmare (episodio da condannare “senza se e senza ma” ed eventualmente, se vi sono reati, da sanzionare, dato che ci sono delle indagini in corso), perché non si fa promotore di una conferenza stampa per spiegare alla stampa e ai cittadini che i contenuti riportati in quel documento sono falsi?
Perché non chiarisce il significato delle delibere e delle determine da cui si desume che lei è stato assunto dal comune di Melilli (Siracusa) in una situazione imbarazzante per la contemporanea presenza – di alcuni funzionari di alto livello che operano a Melilli e a Belpasso? Perché non spiega se – in quel concorso – quei funzionari hanno avuto un ruolo (ed eventualmente quale) e che rapporti, dal punto di vista amministrativo, hanno con il sindaco di Belpasso?
Ritiene che sia sufficiente gridare allo scandalo contro l’anonimo e fare finta di niente quando questo giornale,un anno fa (con tanto di nome e cognome dell’articolista), ha segnalato lo stesso fatto all’opinione pubblica, per dissipare le ombre?
Non ritiene che presentarsi ad un concorso nel quale gli alti funzionari di cui sopra svolgono una funzione apicale, rappresenti un fatto eticamente discutibile? Perché si è presentato ad un esame proprio in quel municipio? Conosceva il contesto politico-amministrativo-burocratico dello stesso (considerato che il giornale La bustina di Minerva ha posto la sua attenzione sulla regolarità di determinati concorsi: a quanto pare non il suo, non a caso parliamo di “contesto”) o vi ha partecipato ingenuamente?
Le chiediamo di chiarire tutto con la massima serenità (e urgenza) non solo di fronte a 28mila cittadini che hanno diritto di sapere “come” il loro sindaco ha preso “il posto al Comune”, ma anche di fronte ai tanti giovani che dopo la laurea sono costretti ad emigrare perché in Italia non riescono a trovare occupazione.
Si rende conto che senza un chiarimento i cittadini (soprattutto le nuove generazioni), vengono completamente diseducati, perché l’esempio etico, che dovrebbe partire dalla massima carica di un comune, è ambiguo, opaco, distorto? Cosa dice a quei genitori che hanno sacrificato la loro vita per fare studiare i loro figli costretti a scappare dalla loro terra?
Senza una spiegazione plausibile, non crede che il rischio sia quello di lanciare il messaggio micidiale che esistono dei cittadini di serie A e di serie B. Basta mettersi in politica per passare dalla B alla A senza problemi. Cosa dice alla gente che non va più a votare, alla gente che dice “la politica fa schifo”? Cosa dice alla gente del fatto che il primo atto del suo secondo mandato sia stato quello di aumentarsi lo stipendio ad oltre 4mila Euro al mese?
Siamo certi che lei che predica legalità, non abbia agito – come recita l’anonimo volantino – sulla spinta del “favoritismo”. E ne sono certi molti suoi concittadini, che non le chiedono mai conto di nulla: sia sui contenuti del documento non firmato, sia sul resto del suo operato: evidentemente per costoro, lei è esente da qualsiasi responsabilità. L’unico colpevole è quell’anonimo per il quale – giustamente – si sprecano gli aggettivi. Per il resto tutto ok. E però, da questo episodio, si possono trarre tanti spunti formidabili sul modo di ragionare di una comunità.
Ma a prescindere da come ognuno la possa pensare, non crede che un sindaco debba rendere conto del suo operato – soprattutto su un tema “sacro” come il lavoro – per l’importante carica istituzionale che ricopre? Sennò si potrebbe credere, magari sbagliando (anzi sbagliando sicuramente), che la politica venga utilizzata non sempre per il Bene comune.
Sì, signor sindaco, lei potrà anche cercare di continuare a guardare il dito che indica la luna per distogliere l’attenzione, ma ci sono persone che osservano la luna e vogliono sapere come è fatta. Fuor di metafora: lei ha il dovere morale di smentire al più presto quel volantino con una conferenza stampa in cui si possa instaurare un confronto serio fra il sindaco da una parte e i giornalisti e la città dall’altra. Sarebbe grave se questo non dovesse avvenire.
Nella foto: il municipio di Belpasso (Catania)
Luciano Mirone























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