“Carmelo fu messo in ginocchio e giustiziato. La memoria è un dovere morale”. Così Ida Bonfiglio, attivista delle “Agende Rosse” Paolo Borsellino di Calatabiano (Catania), spiega i motivi che l’hanno indotta ad intitolare le Borse di studio a Carmelo Quagliata, quindicenne trucidato dai nazisti nel 1943, in quel paese alle pendici dell’Etna tra Catania e Taormina.

Ida Bonfiglio, perché una Borsa di Studio dedicata a Carmelo Quagliata?

«Anni fa, per puro caso, incrociai la storia di Carmelo e mi colpì profondamente. Non so se per il momento che vivevo o per volere del destino, ma istintivamente approfondii la sua vicenda e, nel farlo, mi resi conto che era stata dimenticata. Decisi quindi di fare il possibile, nel mio piccolissimo, affinché fosse ricordato il suo sacrificio, così come il suo coraggio, malgrado la giovanissima età. Dare un piccolo riconoscimento in suo nome a dei giovanissimi studenti mi è sembrato il modo più giusto di ricordarlo».

Carmelo Quagliata (al centro) ai tempi del Ginnasio. Sopra: alcuni anni prima

Cos’hai scoperto su di lui nel corso degli anni?

«Dopo la prima edizione del premio, pubblicata su giornali e social, fui rintracciata dalla nipote di Carmelo, la signora Mariella Grimaldi, figlia di Stella, la sua sorella maggiore. Fu una reciproca gioia, una grande emozione, ma soprattutto una fonte certa di informazioni. Lui era esattamente come l’avevo immaginato e mi resi conto di aver creato una borsa di studio che davvero lo rappresentava”.

Che ragazzo era Carmelo?

“Un ragazzo studioso e metodico, portato per le materie scientifiche; sognava di fare il medico. Era serio, deciso, insofferente ai soprusi e coraggioso. Non posso immaginare l’animo che ha avuto ad affrontare, con una vecchia pistola in mano, i soldati tedeschi che saccheggiavano la sua casa, posta al piano superiore della nostra Stazione Ferroviaria. Vorrei che tutti noi, quando transitiamo dalla nostra Stazione, pensassimo anche per un solo momento a questo ragazzino in calzoni corti, dal viso dolce e i capelli biondi, portato via dai “crucchi” per essere ammazzato poco lontano da lì. Leggendo la relazione della ricognizione necroscopica – redatta fra l’altro dal suo padrino, il Professor Carmelo Pero – e considerando la descrizione del foro d’entrata e di uscita della pallottola che lo ha ucciso trapassandogli la testa, se ne deduce che sia stato messo in ginocchio e giustiziato. Viviamo tempi oscuri in cui altri bambini e ragazzi, come Carmelo, cadono ogni giorno per la follia della guerra e dell’odio».

La pagella di Carmelo ritrovata di recente

Hai scelto di premiare il merito nelle materie scientifiche e nella matematica, discipline che richiedono rigore, logica e uno sguardo al futuro. Al tempo stesso, custodisci la memoria storica. In che modo la scienza e la memoria storica possono dialogare nella formazione dei giovani d’oggi? C’è un legame tra il ‘rigore’ della ricerca e il ‘dovere morale’ di non dimenticare?

«La storia, i fatti provati e reali che la costituiscono, sono i mattoni con cui viene continuamente costruita la realtà in cui viviamo. Tutta la nostra realtà è il risultato di quei fatti, che li accettiamo o meno, che li conosciamo o che li ignoriamo. La differenza sta nella consapevolezza: nel vivere sapendo bene che ciò che è avvenuto può riaccadere, nel riconoscere gli sbagli, gli abbagli, nel fuggire l’indifferenza che nella storia dell’humanità ha sempre portato le più grandi sciagure. Il rigore scientifico è indispensabile in ogni ambito di studio, quindi anche nel racconto della storia, che deve essere onesto e preciso, senza infingimenti o racconti di parte, perché la storia è scritta col sangue e con le lacrime di chi è stato prima di noi e merita il più alto rispetto. Lo studio delle materie scientifiche, poi, non deve mai considerarsi come privo di anima, freddo e distaccato, puro esercizio di logica. A cosa servono le scienze se non al progresso e al bene dell’umanità? Le scienze e le tecnologie servono questo supremo compito quando sono accompagnate dall’etica e dal costante pensiero di “essere umani”. Sogno che i nostri ragazzi diventino donne e uomini di scienza al servizio di un bene superiore, contro ogni violenza e sopruso. Lo saranno se guarderanno alla Costituzione come a un faro, e con riconoscenza verso chi ha dato la vita per donarcela. La memoria di Carmelo Quagliata può condurre i nostri ragazzi a profonde riflessioni, considerando anche quello che accade oggi non lontano da noi».

La prima pagina della pagella, datata gennaio 1943, sette mesi prima dell’uccisione di Carmelo

Ogni anno rinnovi pubblicamente la richiesta di intitolare una via a Carmelo, richiesta inoltrata formalmente nel 2022…

«Richiesta per cui non ho mai avuto nessuna risposta ufficiale, né di concessione né di diniego. Certamente, se dovessi mai ricevere una risposta negativa, onestamente mi chiedo come la potrebbero argomentare. Con quali motivazioni si nega un’intitolazione a un ragazzino trucidato nelle nostre campagne dai nazisti e che, per di più, all’epoca aveva già avuto una via intitolata? Comunque non voglio fare polemiche, non servono e non mi piacciono. Ci terrei invece a ricordare l’importanza, culturale e morale, di una toponomastica curata. La toponomastica è il mezzo più semplice ed economico, diretto e perpetuo, per ricordare universalmente un evento o una persona che merita memoria collettiva e  rispetto. Penso e credo fermamente che Carmelo Quagliata meriti questa memoria, soprattutto in questo momento storico in cui vengono giornalmente uccisi bambini e ragazzi con una pallottola in testa».

“Via Carmelo Quagliata”. Immaginiamo per un attimo… Che effetto fa?

“Bellissimo. Non sarebbe una concessione o un favore a qualcuno, sarebbe portar via dalla nebbia della dimenticanza un ragazzo biondo in calzoni corti, sarebbe toglierlo da quella buca sommaria da cui sbucavano solo le sue scarpe e portarlo alla luce, in mezzo alle nostre vite. La gente, anche chi non lo conosce, dovrebbe pronunciare il suo nome per indicare un indirizzo, lo dovrebbe scrivere, qualcuno chiederebbe ‘ma chi era?’, e sentire la sua storia. Questo dovrebbero fare le nostre istituzioni, riportare Carmelo lontano dai crucchi che lo uccisero e dargli il posto che merita”

Giuseppe Fumia