Un albero messo a dimora nel giardino di Villa Ardizzone prima dei lavori di ristrutturazione. Un gesto piccolo, volutamente simbolico, con cui Legambiente ha aperto la quinta edizione di Sicilia Carbon Free, la campagna regionale per la decarbonizzazione dell’Isola entro il 2040.

Adesso nello stello luogo si è svolta la conferenza “Rinnovabili: l’energia che porta pace e giustizia sociale”, nella stessa villa dove quell’albero sta crescendo.

Dice Viola Sorbello, presidente di Legambiente Catania, a premessa dei lavori: “Non si parla solo di energia. Si parla delle fasce più deboli che pagano per prime quando scoppia una guerra e il prezzo del carburante schizza alle stelle. Perché l’energia rinnovabile non è solo ‘green’: è pace, è giustizia sociale, è futuro.”

Il gruppo di Legambiente che ha partecipato alla conferenza. Sopra: un momento dei lavori   

Il primo a prendere la parola è stato Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club. I dati che ha portato in sala sono quelli del 2025: le rinnovabili hanno raggiunto il 34% della produzione globale di elettricità, superando per la prima volta il carbone, con una nuova capacità installata record di 692 GW nel mondo.

Il solare e l’eolico sono oggi le fonti energetiche più convenienti al mondo. Il problema è politico. La flessibilità ottenuta dall’Italia sugli obiettivi climatici europei rischia di diventare un alibi per rallentare una transizione che non può più aspettare.

Sul nucleare di quarta generazione Silvestrini ha usato parole nette: i tempi reali di costruzione, i costi fuori controllo, la gestione delle scorie rendono questa tecnologia non più credibile.

Poi è stata la volta Monsignor Luigi Renna,, Arcivescovo di Catania e presidente della Commissione CEI per i Problemi Sociali, il Lavoro, la Giustizia e la Pace. Renna ha portato sul palco la riflessione teologica e il peso di un mandato istituzionale preciso.

Il nodo centrale del suo intervento è stato il cambiamento culturale prodotto dalla Laudato Si’ di Papa Francesco. “Prima l’attenzione per l’ambiente era solo per alcuni — ha detto Renna —. Non c’era una sensibilità così diffusa neppure nell’ambiente cattolico. La grande svolta è stata quella di Papa Francesco. Le comunità hanno cominciato ad avere attenzione.” Ma il problema, ha riconosciuto l’Arcivescovo, resta quello della natura politica ed economica delle scelte: buone volontà e convegni non bastano se le decisioni che contano non seguono.

L’allarme più acuto di Renna ha riguardato il ritorno dello scetticismo ambientale: “Bisogna prepararsi. Il linguaggio politico oggi non è all’altezza di questa sfida.”

Un altro momento della conferenza svoltasi a Villa Ardizzone, a Catania

A chiudere gli interventi Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Il rapporto Scacco Matto alle Rinnovabili, presentato da Legambiente Sicilia in aprile all’Università di Palermo, fotografa il problema con precisione: sono le lungaggini burocratiche e amministrative, più che la mancanza di tecnologia o di risorse, a bloccare lo sviluppo delle rinnovabili in Sicilia e in Italia.

Le battaglie prioritarie dei prossimi due anni sono chiare: comunità energetiche rinnovabili accessibili a tutti, autorizzazioni semplificate, agrivoltaico con regole certe che tutelino gli agricoltori locali, e una visione politica che smetta di trattare la transizione come un costo e cominci a vederla come l’opportunità industriale e sociale più grande del decennio.

La conferenza non si è chiusa su un appello generico. Il moderatore Alberto Fichera del circolo Legambiente Catania ha invitato i presenti a ragionare su azioni concrete e realizzabili per la città: avviare le prime Comunità Energetiche Rinnovabili, candidare il patrimonio edilizio pubblico ai bandi ministeriali per l’efficientamento energetico, i tetti delle chiese del centro storico e delle periferie urbane sono una risorsa energetica inutilizzata che aspetta solo di essere attivata.

“Il futuro è rinnovabile”, recita il sottotitolo della campagna. Cinque edizioni dopo, Sicilia Carbon Free continua a essere un cantiere aperto. Non una conferenza conclusiva ma un appuntamento di lavoro. L’albero piantato nel giardino di Villa Ardizzone è lì a ricordarlo. Crescerà nei prossimi vent’anni. E tra vent’anni, qualcuno tornerà a verificare se le promesse di questa serata si sono tradotte in azioni.

Redazione