A Belpasso (Catania) l’eterno “tabù Farmacia” continua a far parlare di sé. Stasera alle 20 si prevede un Consiglio comunale molto infuocato sull’argomento.  “Una questione importante – scrive il presidente del Consiglio comunale Andrea Magrì – per il futuro della nostra città. Sarà quella la sede nella quale ciascuno si assumerà le proprie responsabilità davanti ai cittadini”.

Chi? Anche se nel documento di Magrì il soggetto non viene indicato, ogni riferimento al sindaco Carlo Caputo è puramente… voluto. Per comprenderlo meglio, basta scorrere le righe successive: “Da settimane – prosegue Magrì – il dibattito pubblico cittadino è occupato da accuse, polemiche e contrapposizioni che rischiano di allontanare l’attenzione dai veri interessi della nostra comunità”.

Poi la stoccata: “Chi ricopre ruoli di responsabilità ha il dovere di favorire il confronto e non di alimentare un clima di tensione permanente”. Il riferimento è a certi post del sindaco, il quale, nei giorni scorsi, ha attaccato pesantemente l’opposizione (parte della quale, fino a qualche mese fa, lo sosteneva in Consiglio comunale). Per questo “come Presidente – conclude Magrì – ritengo sia arrivato il momento di riportare il dibattito nelle sedi istituzionali, dove ogni questione può essere affrontata con serietà, trasparenza e rispetto delle regole”.

Che succede a Belpasso? Davvero un argomento apparentemente “secondario” come la farmacia, può innescare polemiche, contenziosi davanti ai magistrati, condizionamenti politici e rotture che durano da oltre trent’anni e che riguardano indistintamente la destra e la sinistra? Davvero! Specie se si tiene conto del fatturato che annualmente registrano le farmacie: più se ne aprono… peggio è (almeno per quelle esistenti).

Se si eccettua l’ex sindaco Alfio Papale (cui questo giornale non ha mai risparmiato critiche per le sue responsabilità in campo urbanistico ed edilizio), autore di un buon “piano” per la dislocazione delle farmacie (complessivamente otto in tutto il territorio), gli altri sindaci che in questo trentennio si sono succeduti (Saro Spina, Daniele Motta e Carlo Caputo) sono stati un disastro.

Sia per le loro scelte politiche, sia per non essere riusciti a discernere la legittima “amicizia” soprattutto con una farmacia locale con l’amministrazione della cosa pubblica: nel ’93 successe un putiferio (anche all’interno della sinistra) dopo che Spina nominò assessore Margherita Francalanza. Oggi se ne sta verificando un altro per ragioni che vedono lo stesso esercizio sanitario al centro della querelle.

Con un nome che pesa: quello del farmacista Giuseppe Aiello. Il quale può pure cercare di metterla sul piano formale dicendo di non essere il titolare effettivo dell’omonima farmacia (se è lui o il fratello minore cosa cambia?) o di sfidarci a “provare”, documenti alla mano, che lui “storicamente” non ha mai avuto interessi in questo settore (egregio dottore, la prova c’è e riguarda il periodo in cui lei è stato consigliere comunale: pochi giorni orsono ne abbiamo fatto cenno in un altro articolo segnalando il numero e la data: non vorremmo pubblicare il documento  per ragioni… diciamo di privacy), ma c’è una ragione di opportunità che va chiarita: è vero che c’è un’intima amicizia fra un farmacista “interessato” e gli ultimi due sindaci che amministrano Belpasso dal 2013? È vero che il farmacista ha fatto parte delle loro compagini politiche? È vero che è stato nominato da entrambi i primi cittadini addirittura come presidente del Nucleo di valutazione, una carica molto delicata che prevede il compito di valutare le performance dei vari settori della pubblica amministrazione? E’ vero che a un certo punto il rapporto con entrambi si è interrotto ? Se non conosciamo i motivi per i quali si è bloccato con Motta (non sarebbe male che lo spiegasse ufficialmente lui stesso), sappiamo perché è stato troncato con Caputo (ci torneremo dopo).

In ogni caso, si tratta di rapporti spezzati bruscamente. Soprattutto alla luce delle accuse che Caputo ha mosso ad Aiello (roba di qualche mese fa) quando lo ha destituito dalla carica di presidente del Nucleo di valutazione: ossia di essere incompatibile con quel ruolo per gli sconfinamenti che il massimo responsabile del Nucleo di valutazione avrebbe dimostrato – con relative pressioni – in merito agli atti relativi all’apertura delle farmacie nel territorio di Belpasso.

Aiello non ci sta e, in una lettera inviata al nostro giornale, contrattacca dicendo che i rapporti fra lui e il sindaco si sono interrotti ben prima che fosse discussa la dislocazione della decima farmacia (si vociferava di un’apertura del sito a qualche centinaio di metri dalla farmacia Aiello).

Ma il “farmacista”, in quella missiva, dice delle cose ben più gravi. Le riportiamo fedelmente a scanso si equivoci: “Le reali ragioni del deterioramento del nostro rapporto sono riconducibili a vicende ben diverse, maturate ben prima dei fatti richiamati che verranno in luce a tempo debito”.

A cosa si riferisce Aiello? Nelle righe successive dice di essersi distinto, in qualità di presidente del Nucleo di valutazione, per un costante impegno nel “contrasto alla corruzione e nella promozione della trasparenza amministrativa”. Perché da una semplice rettifica sulla questione farmacia, Aiello sente l’esigenza di focalizzare il suo intervento su queste due parole: “Corruzione” e “trasparenza”?

La risposta sembra volerla dare lui stesso nel passo successivo: “Più volte ho sollevato la necessità di innalzare i livelli di trasparenza e delle misure anticorruttive nel Comune di Belpasso, anche in attuazione delle specifiche indicazioni dell’Anac (Agenzia nazionale anti corruzione)”. Chiaro?

E poi: “Nonché di promuovere la verifica di alcuni atti pubblici ritenuti meritevoli di approfondimento”. Quali? Aiello non lo dice, ma conclude con quest’altra frase sibillina: “Il mio atteggiamento critico, sempre finalizzato al rispetto della legalità e della trasparenza, ad un certo punto è stato percepito come un ostacolo”.

Se non sono i contenuti di un esposto alla Procura della Repubblica, poco ci manca. A cosa si riferisce l’ex presidente del Nucleo di valutazione? Qual è il vero motivo della rottura fra lui e Caputo? Quali sono le “vicende” che “verranno in luce a tempo debito”?  Perché è stato percepito come un “ostacolo”? C’è una connessione fra il j’accuse di Aiello e l’esposto presentato alla magistratura dall’avvocato Enzo Guarnera, presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità, in cui si parla della presunta “anomalia” di certi appalti conferiti coi fondi del Pnrr dal Comune di Belpasso con “procedura negoziata”?

Da quel documento si evince che in diverse occasioni, su cinque ditte invitate, se ne è presentata soltanto una, con ribassi del 2, del 3, del 4 e del 5 per cento (una vistosa anomalia, secondo molti). Il Comune non solo non avrebbe segnalato il fatto alle autorità competenti, ma ha concesso gli appalti. E questo, per il legale catanese, è un fenomeno da approfondire in sede giudiziaria. Aiello è stato ritenuto un “ostacolo” per questo? La localizzazione della decima farmacia “in zona”, è da ritenere – come lascia dedurre lo stesso Aiello – come una ritorsione nei suoi confronti?

Nel frattempo a decidere di approfondire la vicenda (in sede politica) è stato il Consiglio comunale attraverso l’istituzione della Commissione speciale d’inchiesta che, secondo quanto prevede lo Statuto comunale, ha i poteri di consultare le persone e gli atti ritenuti funzionali all’accertamento della verità. La Commissione sta lavorando. Non trapela nulla, i lavori, secondo le previsioni, si concluderanno tra giugno e luglio.

Ma torniamo alla farmacia. Il sindaco, dopo anni di silenzio assordante in cui, con una serie di pretesti incredibili, nel 2017 (quando i rapporti con Aiello erano idilliaci) ha perso il diritto di prelazione per la Farmacia comunale (il perché rimane da sempre un mistero) da ubicare nel centro abitato (quartiere Sant’Antonio), denuncia tramite Social l’opposizione dei seguenti “misfatti”: vuole 9 farmacie anziché 10 (come previsto dalla pianta organica della Regione, in base all’incremento demografico) e annovera al proprio interno due persone “incompatibili” con la trattazione del punto: i consiglieri Andrea Paparo e Fiorella Vadalà, che durante la discussione sull’argomento si sono astenuti.

In ciò il primo cittadino è confortato dal parere del segretario comunale Marco Puglisi, che in una nota ricorda il secondo comma dell’articolo 16 della legge regionale 30 del 2000: “Gli amministratori devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri di loro parenti o affini sino a quarto grado”.

Da ciò il monito del Presidente del Consiglio comunale: “E’ tempo di responsabilità, non di polemiche”. Stasera vedremo l’esito della vicenda. Si scrive farmacia, si legge regolamento di conti.

Luciano Mirone