Da oltre un ventennio fa il bello e il cattivo tempo, da oltre un ventennio detiene i destini di 28mila abitanti, da oltre un ventennio è una figura controversa per la politica del suo comune, Belpasso, in provincia di Catania, dove, il prossimo 25 giugno lui, il sindaco Carlo Caputo, farà il “resoconto annuale” ai suoi concittadini. Non ricordiamo, da quando è amministratore (dal 2001 come consigliere comunale, e poi come assessore, come vice sindaco e come sindaco, oggi, alla seconda legislatura), un’iniziativa del genere a metà mandato. Ma forze ci sbagliamo.

L’impressione è che Caputo senta odore di sfiducia (con una maggioranza compatta che adesso gli fa opposizione, per il passaggio fra queste ultime file dei consiglieri del deputato regionale Giuseppe Zitelli di Fratelli d’Italia, stesso partito del sindaco) e che quindi avverta l’esigenza di “tastare il polso” ai cittadini per misurare il consenso in vista di una eventuale candidatura alle regionali o di una ricandidatura a sindaco. A supportarlo nel cortile del collegio Magrì (luogo della “relazione annuale”), alcuni rappresentanti nazionali e regionali del centrodestra, almeno stando a quanto è scritto sui manifesti che campeggiano in città.

Ordunque, “resoconto annuale”. Fossimo stati in lui avremmo fatto un resoconto ventennale. E di cose da dire ce ne sarebbero state: l’indice dell’abusivismo schizzato al massimo rispetto ai livelli regionali, il commercio ai minimi termini, il centro storico desertificato, il traffico impazzito, i giovani come categoria mortificata più delle altre, certi luoghi di ritrovo come il giardino comunale Nino Martoglio riservati agli spacciatori e a qualche “coraggioso” intruso, la programmazione come parola talmente remota da apparire grottesca.

In compenso i suoi racconti continuano ad essere infarciti di balle colossali (“un parco crea schiamazzi” resterà nel mito), ma bisogna ammettere che nel ventennio la narrazione si è affinata, al punto che  sono ancora molti quelli che gli credono, più per convenienza o per ingenuità, che per convinzione. Ma basta leggere le carte (metro di misurazione oggettivo del livello della politica) per rendersi conto che la realtà è cosa ben diversa dalla finzione.

Basterebbe questo per delineare il quadro del personaggio. Ma in una terra come la Sicilia, dove il bianco e il nero si confondono in una scala infinita di grigi, poche pennellate non sono sufficienti per delineare i contorni. Ci vuole ben altro.

Al suo posto, il 25 giugno, con una mozione di sfiducia che si percepisce nell’aria (come lo scorso anno, ma allora tutto evaporò con il caldo estivo, adesso non sappiamo), faremmo senz’altro l’immancabile propaganda di cui è maestro (magari con quel pizzico di vittimismo che in casi del genere non guasta), ma chiederemmo scusa ai cittadini per il mancato rispetto nei loro confronti.

Parlare degli ultimi trecentosessantacinque giorni è fin troppo facile: bisognerebbe ringraziare innanzitutto san… Giuseppe Conte, l’ex presidente del Consiglio che in tempi di pandemia, attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è riuscito a fare arrivare dall’Unione europea la bellezza di 194,4 miliardi (153 quelli ricevuti finora) per “rigenerare” l’Italia.

A Belpasso sono arrivati una trentina di milioni per altrettante opere pubbliche. Alcune (molto utili come l’asilo nido) si stanno facendo, di altre (molto inutili come il rifacimento della via Roma, mentre sul resto ci riserviamo di parlare a tempo debito) avremmo volentieri fatto a meno: basti pensare al milione e mezzo buttato al vento per il pessimo restyling del manto lavico della strada più amata dai belpassesi: una cifra con la quale si sarebbero potuti costruire campi di calcio, spazi verdi, strutture per i giovani, consultori per donne in difficoltà e tanto altro in una città di quasi trentamila abitanti dove esiste a malapena una palestra, un campo sportivo ed un paio di campi di calcetto peraltro realizzati da altre amministrazioni.

Sindaci come Caputo devono ringraziare Conte se sono stati salvati dal grigiore generale che hanno contraddistinto i loro mandati. Senza l’apporto di quella vagonata di soldi, il giudizio nei loro confronti sarebbe stato pessimo. Lo definiamo “controverso” grazie all’apporto indiretto dell’ex premier.

La domanda che i partecipanti alla convention del 25 giugno devono porsi coscienziosamente è una sola: con l’avvento di Caputo, Belpasso è cambiata? Il solito tifo da stadio, in questi giorni di mozione percepita e di discussi (e in parte discutibili) emendamenti al bilancio da parte dell’opposizione, ha contraddistinto il dibattito e inondato i Social: c’è chi ama il sindaco e chi lo detesta, pochi quelli che si concentrano sui fatti: quando succede questa “combinazione fatale”, si finisce col parlare della buca o della lampadina davanti alla propria casa (rivendicazioni giuste, ma…), mai di una visione d’insieme che dovrebbe caratterizzare una cittadina matura e moderna.

Fin dal suo primo insediamento, Caputo ha compreso il gioco (il contesto nel quale opera), che prevede che se gestisci il servizio di nettezza urbana come si deve, puoi arrivare lontano. Fin dal 2013 (anno del suo primo insediamento) si è intestato un provvedimento meritorio, di cui bisogna dargli atto: la raccolta differenziata. Da allora sono passati tredici anni, una vita, il mondo è andato avanti, alcuni comuni (dalle città ai piccoli paesi) si sono evoluti, sono andati molto oltre, altri sono rimasti indietro: la raccolta differenziata continua ad essere un bel bigliettino da visita, ma in mancanza di atti strategici di alto livello, rischia di essere come il vestito buono conservato in armadio che ormai odora di vecchio.

Caputo ha creduto di vivere di rendita con un provvedimento efficace ma datato. Basta leggere i frequenti comunicati sulla differenziata che, tredici anni dopo, rischiano di essere un disco rotto. Complimenti sindaco, ma guardiamo avanti.

E guardare avanti significa parlare soprattutto del Piano regolatore generale (Prg), oggi Piano urbanistico generale (Pug). E qui Caputo mostra tutti i suoi limiti dimostrandosi un mediocre sindaco da primissima repubblica.

Quel che non ammetterà mai, sia pubblicamente sia in privato, è il motivo per il quale si è ostinato a non fare lo strumento urbanistico. Per questo il 25 giugno dovrebbe avere il coraggio di dichiarare che il vero scopo del suo impegno in politica non è il Bene comune.

E fino a quando ci sarà gente disposta a credergli è un conto, ma quando molti apriranno gli occhi temiamo che diverse cose saranno compromesse e sarà molto difficile rimettere in sesto una barca che fa acqua da tutte le parti.

Se ha rispetto per i suoi cittadini, Caputo dovrebbe raccontare i veri retroscena che lo hanno spinto a boicottare la stesura del nuovo Piano urbanistico al posto di quello vecchio e deleterio scaduto oltre vent’anni fa. Il Piano urbanistico generale è l’atto più importante di un’amministrazione moderna,  dinamica e nuova: programma lo sviluppo economico, sociale, turistico, culturale, identitario di una comunità. Una città che non dispone di uno strumento del genere – lo dicono gli esperti – è come una casa costruita senza progetto, in preda al disordine e al caos.

Ecco perché Caputo dovrebbe spiegare perché nel 2013 cacciò uno dei più grandi esperti di urbanistica d’Italia, il prof. Leonardo Urbani, per ripiegare su un “inadeguato” ufficio tecnico comunale che ancor oggi non sa come muoversi. Dovrebbe dire quali furono i veri motivi che – dopo aver revocato Urbani – lo spinsero a nominarsi come consulente un tecnico chiacchierato (da lui definito “grande professionista”) come l’attuale dirigente all’Urbanistica del Comune di Catania.

Dovrebbe affermare perché in questi tredici anni ha preso in giro i cittadini, chiedendo loro di fare delle proposte da inserire nel Pug e poi, quando queste sono arrivate, le ha chiuse in un cassetto ed ha buttato via la chiave, o peggio, andando nelle frazioni abusive a promettere che tutto sarebbe stato “sistemato”, senza spiegare che in questo caso mancava perfino la chiave.

Cosa significano queste altre due frasi mitiche del sindaco? “Un Piano regolatore non serve” o “io gli urbanisti li giudico dall’accento”.

Perché Caputo non spiega i motivi per i quali ha promesso ben due parchi pubblici, senza mantenere la parola? Perché non ha detto che sul Parco delle Torrette gravava una lottizzazione per la realizzazione dell’ennesimo centro commerciale e per il Parco di via Fiume ha creato le condizioni per cementificare quell’area, anche in questo caso con il progetto dell’immancabile centro commerciale (poi tramutato in altre palazzine che renderanno quella zona sempre più caotica). Insomma, il sindaco di Belpasso si rende conto che avrebbe tanto da raccontare?

Caputo dovrebbe spiegare perché nel 2017 perse per banalissimi motivi (anzi senza alcun motivo, dato che si è limitato a non rispondere alle varie sollecitazioni provenienti dalla Regione Sicilia) il diritto di prelazione per aprire la farmacia comunale da realizzare nel quartiere sud di Sant’Antonio (allora scoperto da presidi farmaceutici) che, con gli elevati introiti, avrebbe risanato un bilancio disastrato come quello del suo Comune. Allora raccontò un sacco di bugie, ma adesso che sono trascorsi undici anni – e nel frattempo dice di essere diventato un uomo maturo – non c’è niente di male se svela i veri motivi di quest’altra incredibile scelta.

Mentre siamo in argomento, dovrebbe chiarire i motivi per i quali, nel 2023, ha nominato come presidente del Nucleo di valutazione… un farmacista, anzi “il” farmacista. Che lui stesso ha revocato di recente, perché (sono sue parole) costui, approfittando di quella carica, avrebbe fatto pressione presso gli uffici comunali in merito all’ubicazione delle future farmacie, ammettendo quindi non solo di avere scelto “il” farmacista per antonomasia (chi è di Belpasso sa di cosa parliamo), ma che quest’ultimo, secondo il sindaco, avrebbe cercato di condizionare alcuni funzionari municipali sugli assetti delle farmacie prossime venture. Ovviamente tutto coniugato al futuro. Perché se chiedi a Caputo di coniugare i verbi al passato, cade delle nuvole, anzi no, fa un balzo all’indietro di oltre trent’anni, ai tempi della giunta di “sinistra” che negli anni Novanta non consentì l’apertura della farmacia nella zona nord, quartiere Borrello. Insomma, il “tabù farmacia” riguarda gli altri, non lui.

E mentre siamo ancora in argomento, non sarebbe male se il prossimo 25 giugno il primo cittadino rispondesse alle accuse che gli sono state mosse dall’ex presidente del Nucleo di valutazione, il quale ha dichiarato per iscritto al nostro giornale che i motivi per i quali il sindaco lo ha revocato non riguardano l’ubicazione delle farmacie, ma il modus operandi dell’Amministrazione comunale su due temi di fondamentale importanza: la “legalità” e la “trasparenza”. Il presidente del Nucleo ha affermato di avere adito addirittura l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione). Non ha spiegato per cosa, ma basta stare attenti e leggere le carte per collegare queste parole con le denunce fatte dall’avvocato Enzo Guarnera e dall’opposizione consiliare in merito agli appalti conferiti con i trenta milioni del Pnrr istituito dal governo Conte: lavori dati ad una sola ditta partecipante (le altre invitate non hanno misteriosamente partecipato) col 2, col 3, col 4 e col 5 per cento di ribasso. Non sarebbe male se il sindaco, oltre a prendersela coi funzionari comunali che hanno indetto le “procedure negoziate”, dicesse quale è (o quale dovrebbe essere) il significato del concetto di “culpa in vigilando” da parte di un sindaco o di un assessore ai Lavori pubblici.

Come si vede, di carne al fuoco ce ne sarebbe tanta, al netto delle “cento sculture” (a proposito signor sindaco, quanto ha speso per questo ennesimo buco nell”acqua), della mancanza di un piano commerciale, di un piano anti abusivismo, di una semestrale rotazione di assessori spesso inesperti. Ma il 25 giugno siamo certi che la musica sarà diversa. E intanto le voci sulla mozione di sfiducia sembrano sempre più convinte.

Nella foto: il sindaco Carlo Caputo quando nelle frazioni parlava del Piano regolatore, alias Piano urbanistico generale (Pug)

Luciano Mirone