Più che una seduta sulla localizzazione della decima farmacia, è stata la conferma impietosa su come la cementificazione selvaggia stia condizionando la vita del comune più abusivo della Sicilia, Belpasso, provincia di Catania, dove nel giro di pochi anni si è arrivati all’istituzione di ben 10 sedi farmaceutiche per quasi 28 mila abitanti: mica per il piccolo incremento demografico registrato nel centro abitato. No. Per lo scempio edilizio verificatosi nelle frazioni che ha portato ad uno squilibrato insediamento della popolazione.
Il tutto causato da una classe dirigente capeggiata dal sindaco Carlo Caputo che da oltre vent’anni non vuole redigere il nuovo Piano regolatore generale (Prg, oggi denominato Pug: Piano urbanistico generale). Ma cosa c’entra la farmacia col cemento? Basta chiedere ad un urbanista un po’ illuminato. O magari chiedere allo stesso sindaco perché nel 2013 cacciò da Belpasso il professor Leonardo Urbani, uno dei migliori urbanisti d’Europa, o al limite leggere certi numeri.
I dati forniti dal consigliere dell’opposizione Salvo Licandri (ricavati dall’Istat) sono impietosi: le persone che risiedono nel centro abitato di Belpasso sono 16 mila; quelli che risiedono nelle periferie (compresa la frazione più popolosa di Piano Tavola) 11 mila. Questi ultimi, per la maggior parte, vivono nelle case abusive sparse nell’ampio territorio. A progettarle qualche ex amministratore, che ha provveduto, chiavi in mano, perfino a redigere i certificati di idoneità statica e le sanatorie edilizie.
Quindi, più che parlare di farmacie, l’altra sera in Consiglio comunale è uscita fuori l’ennesima, cruda fotografia di una città che da decenni esprime amministratori che per perpetuare il loro potere devono lasciare vigente il vecchio strumento urbanistico redatto dal cugino di un ex eurodeputato colluso con la mafia, Salvo Lima (ucciso a Palermo il 12 marzo 1992 come ritorsione nei confronti dell’ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti per le esemplari condanne inflitte a Cosa nostra nel maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino), lasciano passivamente che l’abusivismo edilizio cresca, fanno finta di essere “green” in modo da accontentare certo pseudo ambientalismo locale, che a sua volta fa finta di avere a che fare con politici sensibili alla causa. Un gioco delle parti che frutta voti e ordini di scuderia, a cominciare dal veto di partecipare ai convegni (veri) sull’ambiente.
Abbastanza noiosi questi Consigli comunali (l’ultima seduta è durata “solo” quattro ore), ma anche molto istruttivi se queste sedute si sanno leggere con la lente d’ingrandimento, se si osservano certi riposizionamenti, se si ascoltano determinate parole che sembrano buttate lì per caso: “Signor sindaco, il film sta quasi per finire”. A pronunciare questa battuta, il consigliere di opposizione (e dell’attuale maggioranza) Salvo Pappalardo (componente del gruppo che fa capo al deputato regionale Giuseppe Zitelli, Fratelli d’Italia, stesso partito del primo cittadino). Un messaggio subliminale, una previsione o cosa? Quale film starebbe per finire?
Il primo cittadino, dal canto suo, dai Social, da circa un mese e mezzo dice di tutto e di più degli avversari politici. Tre i cavalli di battaglia contro l’opposizione, rea, secondo lui, di aver soppresso – nel Consiglio di un mese fa – la farmacia comunale (la nona) prevista all’interno del centro commerciale Etnapolis; di volere la decima nella sperduta periferia; di annoverare al suo interno due consiglieri “in conflitto di interessi”.
Qualcuno gli fa rilevare che lui, su queste torbide storie, c’è dentro fino al collo. Innanzitutto perché nel 2017 (quando l’idillio fra lui e Giuseppe Aiello, massimo rappresentante politico dei farmacisti locali, 500-1000 voti ad ogni elezione, era più vivo che mai) si fece scappare – con una serie di risibili pretesti – il diritto di prelazione per l’istituzione della farmacia comunale in una zona strategica della città, quartiere Sant’Antonio, in quel momento sprovvisto di strutture dl genere; poi perché nel 2023 nominò il “re” dei farmacisti (sempre Aiello) presidente del Nucleo di valutazione; infine perché nel suo programma elettorale non ha fatto un solo cenno al progetto farmacia comunale ad Etnapolis varato precedentemente dal suo predecessore Daniele Motta (anche lui grande amico di Aiello). Varato, attenzione, non attuato, né finanziato. Insomma, una “confusione organizzata” per lasciare lo status quo. Il che vuol dire che su questo argomento la classe politica che fa riferimento a Caputo e a Motta (Fratelli d’Italia) mostra di avere nervi molto scoperti.
Nervi che adesso, a causa della clamorosa rottura fra Caputo e Aiello, sono saltati del tutto. Al centro non c’è solo il “tabù farmacia”. Adesso Caputo accusa Aiello di aver tentato – approfittando del ruolo di presidente del Nucleo di valutazione – di interferire presso alcuni uffici comunali in merito alla dislocazione delle future sedi farmaceutiche. Aiello, viceversa, smentisce Caputo sostenendo che la frattura è avvenuta per ragioni di “legalità” e di “trasparenza” legate a questioni molto delicate verificatesi all’interno dell’ente. Che Aiello non cita (pur dicendo di averle segnalate all’Autorità nazionale anticorruzione, Anac). E il sindaco: non conferma e non smentisce, quindi…
Risultato: da un lato Aiello è stato destituito dalla presidenza del Nucleo. Dall’altro è stata istituita una Commissione comunale speciale d’inchiesta che sta indagando sugli appalti del Pnrr. In aggiunta alla probabile indagine della magistratura che starebbe cercando di far luce su certe presunte anomalie legate a 33 milioni di Euro spesi per diversi lavori pubblici. Ma cosa c’entrano le farmacie con gli appalti? Fate voi.
Fatto sta che a Belpasso si comincia a parlare di farmacia e si finisce col disquisire della cementificazione del territorio, dell’abusivismo edilizio, degli appalti concessi in maniera discutibile, della trasparenza, della legalità, di tanto altro. Sì, perché c’è un sottilissimo filo che lega tutto. A tenere il gomitolo sono sempre i soliti. Basta osservare.
Intanto l’altra sera in Consiglio abbiamo registrato un clamoroso dietrofront dell’opposizione. Che nella mozione di un mese fa aveva espresso voto contrario all’apertura della farmacia comunale ad Etnapolis (con localizzazione nella stessa zona, contrada Valcorrente, ma non all’interno del centro commerciale), prestando il fianco agli attacchi del sindaco. Ma oggi è un altro giorno e la maggioranza “anti Caputo” è tornata sui suoi passi: sì alla nona sede dentro l’ipermercato, ma a condizione che sia adeguatamente coperta finanziariamente.
Il sindaco sfoggia l’ironia: “L’opposizione si sta incartando”. In ogni caso, aggiunge, “dato che ormai siete maggioranza, potete gestire il bilancio: i soldi metteteli voi”. E dato che (a parole) dice di essere sempre favorevole alla farmacia ad Etnapolis, rivendica come merito suo il dietrofront degli avversari per giocarselo per la prossima campagna elettorale. Peccato che i 250 mila Euro che trenta giorni fa aveva annunciato di stanziare per la struttura (a fronte dei 650 mila previsti dallo studio di fattibilità), adesso, per sua stessa dichiarazione, sono diventati 100 mila.
Ma è sull’ubicazione della decima farmacia che scoppia l’ennesima querelle. In base allo studio effettuato dall’ufficio tecnico comunale (illustrato dall’ingegnere Giuseppe Scandurra), Caputo sarebbe orientato a dislocarla in via Fiume, sì proprio nella strada più trafficata della città, dove aveva promesso un parco, però siccome “il parco crea schiamazzi” (testuale), e non dispone di parcheggi, per eliminare il caos ha previsto l’ennesima cementificazione dove ubicare la struttura farmaceutica, con buona pace dei soliti “ambientalisti”, che nel frattempo aspettano… Godot, pardon il “Bosco Sciaraviva”… il cui appalto – anch’esso finanziato coi denari del Pnrr – è stato aggiudicato con un ribasso del 5 per cento (chi mastica la materia sa cosa vuol dire). Silenzio anche su questo.
A cercare di vederci chiaro, l’altro consigliere d’opposizione Carmelo Carciotto: “Scusi ingegnere, cosa si prevede in via Fiume?”. “Attualmente – dice il funzionario – ci sono due piani di lottizzazione. Per il terzo, nei giorni scorsi, ho avuto un contatto coi tecnici”. Carciotto parla di “conflitto di interessi fra i proprietari di alcune aree e qualcuno che opera all’interno del comune”.
Tre piani di lottizzazione per congestionare ulteriormente una strada che sta letteralmente scoppiando? “La decima farmacia – afferma il responsabile dell’Ufficio tecnico – abbiamo pensato di posizionarla in quella zona in previsione di quest’altro incremento”. “Una decisione – ribatte Licandri – che non tiene conto dello stato attuale, ma di una previsione di uno sviluppo futuro. Incredibile”.
L’opposizione, invece, questa farmacia vorrebbe allocarla in periferia, contrada Frumenti, in una zona, a sui dire, sprovvista di presidio farmaceutico. “Le cinque farmacie che operano nel centro abitato”, afferma sempre Licandri, “sono sufficienti al fabbisogno della popolazione”: la legge ne prevede una ogni 3 mila 300 abitanti. Quindi qual è l’elemento che “droga” il mercato? “Lo studio dell’ufficio tecnico – prosegue l’esponente dell’opposizione – non tiene conto dell’espansione delle frazioni”, che col tempo si stanno avvicinando a Belpasso come numero di residenti. Un’espansione eccessiva, che diversi anni fa portò Piano Tavola a chiedere l’autonomia (e a rivendicare una consistente parte del territorio comprendente Etnapolis e il parco dei divertimenti Etnaland): dopo un durissimo contenzioso finì con un nulla di fatto. Ma se il trend è questo quanto potrà durare? Anche questo, cosa c’entra con la farmacia?
Caputo accusa i suoi oppositori di fare il gioco dei farmacisti, compreso Aiello, ormai decisamente contro di lui. Ma naviga a vista. Qualcuno dai banchi opposti gli dice: “Sindaco, fino a quando Aiello era con lei, di farmacia non parlava, adesso che ce l’ha contro, ha scatenato la guerra ai farmacisti”. Anche stavolta il tabellone luminoso dell’aula consiliare riporta una sconfitta del primo ciittadino.
Luciano Mirone























Senza piano Regolatore Belpasso non ha futuro.