“Se arresteranno qualcuno non sarò io”. Nell’Aula consiliare scende il gelo. Il sindaco di Belpasso (Catania), Carlo Caputo, a proposito degli appalti del Pnrr, parla di eventuali “arresti”, senza che nessuno della maggioranza e dell’opposizione, prima di lui, abbia pronunciato questa parola. La gente che segue il Consiglio comunale “aperto” sui lavori della via Roma strabuzza gli occhi e dice: “Perché il primo cittadino fa un discorso del genere? Cosa vuole dire?”.

Una seduta importantissima per comprendere le dinamiche della politica locale: che parte dai lavori della via Roma, si estende ai 33 milioni degli appalti del Pnrr, si allarga ad una probabile indagine della Procura della Repubblica di Catania, arriva alla Commissione d’inchiesta comunale che sta cercando di  fare luce sull’argomento (in seguito ad una mozione del consigliere di opposizione Salvo Licandri), e impatta con gli equilibri politici che negli ultimi mesi sono stati messi a soqquadro a causa della rottura fra il sindaco con il deputato regionale del suo stesso partito (Fratelli d’Italia) Giuseppe Zitelli, che ha determinato un terremoto: niente più maggioranza per Caputo, solo un’opposizione durissima che sta producendo effetti a catena. Insomma, “Er pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda è nulla in confronto.

Il sindaco di Belpasso (Catania) Carlo Caputo. Sopra: il periodo in cui “fervevano” i lavori nella via Roma della cittadina etnea

Ma vediamo cosa sta succedendo a Belpasso attraverso la cronaca del Consiglio comunale “aperto” di due sere fa.

Assenti gli ex assessori ai Lavori pubblici Danilo Distefano e Rocco Santonocito (marca Zitelli), il direttore dei lavori (nonché progettista) del restyling della via Roma, architetto Giampiero D’Anna; l’ex Responsabile unico del procedimento (Rup), ingegnere Sebastiano Leonardi, benché invitati, come viene detto in aula. Presente l’attuale Rup, ing. Ristagno, fresco di assunzione al Comune di Belpasso, oltre al vice sindaco Gaetano Campisi e all’assessore all’Urbanistica Simone Apa.

Cosa c’entra il “restyling” eseguito sulla monumentale via Roma di Belpasso (importo complessivo dell’appalto circa 1 milione e mezzo di Euro coi fondi Pnrr) con il tentativo di risolvere la “marginalità sociale” prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza? La strada più amata dai belpassesi, prima dell’avviamento di questi lavori, versava in condizioni così precarie da giustificare un intervento con il Pnrr, la cui filosofia è improntata sul superamento del fenomeno dell’emarginazione sociale? È la domanda che pone nel corso del Consiglio comunale “aperto” il consigliere di opposizione Mario Pulvirenti.

Non è un quesito da poco. È uno degli snodi del dibattito (voluto dall’opposizione con una mozione di cui è primo firmatario il consigliere Carmelo Carciotto) per partire da un dato oggettivo: quei lavori (e quella spesa) erano proprio necessari, la via Roma versava era condizioni così cattive?

Su questo, il sindaco Carlo Caputo spiega che all’inizio del Duemila una donna è scivolata in quella strada (una donna, in quella strada, circa vent’anni fa… senza aggiungere come, perché e in quale circostanza è successo). Risultato, a detta del sindaco: il Comune ha dovuto versare un risarcimento di sei o settemila Euro. Poi Caputo aggiunge che prima dei lavori bastavano poche gocce d’acqua per trasformare quella via in una pista di pattinaggio sul ghiaccio, rischiosissima per gli automobilisti (senza però citare un solo incidente causato da questo presunto fenomeno), ma non ha risposto alla domanda posta dal consigliere Pulvirenti sulla “marginalità sociale” della via Roma, quindi lasciando intendere (implicitamente) che l’opera è in contrasto coi principi del Pnrr.

Con l’aggravante che si è rivelata inutile, dispendiosa e dannosa. Basta fare una passeggiata dopo i lavori: basole scavate al centro con il martelletto pneumatico (e non a mano con scalpello e “mazzolo”, come previsto dal progetto), le quattro orlature laterali rialzate (il sindaco le chiama “fettuccine”) che causano sollecitazioni incredibili alle gomme e alle sospensioni delle auto, rotte in alcune parti, sconnesse in altre, avvallamenti del manto stradale cui non si è posto riparo.

Insomma uno “scempio” (secondo il consigliere Paparo, anche lui dell’opposizione) che ha reso impercorribile la via, ha penalizzato notevolmente i commercianti e (come aggiunge il coordinatore locale del Movimento 5 Stelle, Danilo Rossetti) ha costretto gli automobilisti e i pedoni a transitare dalle rette, dalle traverse e dalla circonvallazione.

“Ma adesso l’Amministrazione è corsa ai ripari”, ribatte Davide Guglielmino (fedelissimo del sindaco). “La fettuccina è stata levigata, la via Roma è percorribile”. Ma la frase non produce gli effetti sperati. E si vede.

Infatti il consigliere Carciotto dice che bisogna trasmettere gli atti dello “scempio” alla Procura della Repubblica e alla Prefettura, mentre la consigliera Fiorella Vadalà (ex componente della maggioranza, ora passata all’opposizione) chiede di mandare le carte alla Corte dei Conti.

Se a questo aggiungiamo che nei giorni scorsi il sindaco ha revocato l’incarico di presidente del Nucleo di valutazione a Giuseppe Aiello, farmacista, “mente strategica” (come viene definito) e datore di lavoro della consigliera Vadalà (anche se lui, alcuni mesi fa, con una nota scritta a questo giornale, ha smentito di esserlo), possiamo comprendere come il “pasticcio” sia più “pasticciato” di quanto si pensi.

Continuiamo.

“Questo Consiglio è inutile”, dice Caputo. “Se entro il 29 maggio non ultimiamo i lavori della via Roma, il finanziamento torna indietro”. E fino a qui, tutto sommato, l’appunto potrebbe starci. Ma è nelle frasi successive che il crescendo… “cresce”.

“Quando c’è una notizia di reato, in silenzio, si va in Procura a denunciare. Invece si sta creando una cappa, un’ombra di sospetto su Belpasso, perché si vuole colpire me, ma colpendo me si colpisce la città. Non so se ci sono reati, ma si crea un’immagine negativa della città. Per colpire me (che cammino con una Fiat Tipo) state colpendo tutti, anche voi. Se arresteranno qualcuno non sarò io, ma smettiamola di parlare sempre di Procura. La Commissione d’inchiesta è un’ombra che mettete sulla città. Questo non è un Consiglio comunale, ma il teatro dell’assurdo”.

Caputo si sente braccato, ma non arretra di un solo millimetro neanche quando un cittadino, Salvo Asero, durante il suo intervento dice: “Su via Roma, chi ha sbagliato chieda scusa”. Lui non lo fa e ricorre ai bizantinismi giuridici per distinguere le responsabilità dei funzionari comunali e del direttore dei lavori da un lato, da quelle politiche (cioè le sue) dall’altro, ma c’è una frase (letta in aula) tratta da una nota che l’ex assessore ai Lavori pubblici Danilo Distefano (gruppo Zitelli) ha inviato al civico consesso: “La vicenda, fin dal 2024, è stata seguita direttamente dal sindaco”. Apriti cielo!

È la scintilla che fa divampare l’incendio. Da quel momento è un susseguirsi di botte e risposte fra il sindaco, i suoi pochi consiglieri rimasti e gli “zitelliani”.

Ora che “il taglio è aperto”, il consigliere Paparo getta sale sulla ferita: “Il sindaco la smetta con il piagnisteo dell’ombra che grava su Belpasso. E’ stato proprio lui, qualche mese fa, dopo aver detto di avere ricevuto un paio di lettere anonime, a portare le carte in prefettura, quindi è stato lui ad innescare le inchieste. Perché oggi attacca la Commissione di cui i suoi stessi consiglieri fanno parte? Non è che lui questa Commissione non la vuole? Perché? La smetta di fare terrorismo sulla Commissione e abbia il coraggio di essere serio”.

A quel punto interviene un altro consigliere di opposizione, Stefano Toscano, presidente della Commissione d’inchiesta: “Finora non sono intervenuto per rispetto del mio ruolo istituzionale, ma dopo gli attacchi del sindaco sono costretto a farlo”. Toscano legge l’articolo dello Statuto comunale che parla specificamente del compito delle Commissioni speciali d’inchiesta. “Evidentemente il primo cittadino non conosce nemmeno lo Statuto del suo Comune, la smetta di mistificare la realtà”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere Salvo Pappalardo (“zitelliano”), per il quale la Commissione è importtante per fare chiarezza.

Tre ore di dibattito da cui emerge quello che L’Informazione scrive da tempo: rispetto al progetto iniziale (concepito con l’importo di cui sopra) si registra l’eliminazione delle strisce pedonali in pietra bianca di Siracusa (“la pietra bianca ha una resa diversa da quella nera, si consuma prima e ha effetti negativi”, afferma Caputo), delle panchine e dei cestini porta rifiuti, mentre un tratto situato a nord della via è rimasto in asfalto, invece di essere pavimentato in pietra.

Un importo complessivo di 1 milione e mezzo complessivo per la sola “bocciardatura” della strada. E’ “rigenerazione urbana” per uscire dalla “marginalità sociale” prevista dal Pnrr? La via Roma di Belpasso è in condizioni migliori o peggiori rispetto a prima? Si è trattato di uno spreco di danaro o no? Qualcuno pagherà per questo? Alla fine delle tre ore di dibattito, le domande sono queste.

Luciano Mirone

Post scriptum: nel corso del Consiglio comunale, il sindaco ha accusato per l’ennesima volta questo giornale di scrivere “fesserie”, cercando di ingenerare il sospetto che le dichiarazioni fatte nel corso di un’intervista dal direttore dei lavori e dal titolare dell’impresa fossero state inventate dal giornalista (in questo caso il sottoscritto) per danneggiare lui e l’Amministrazione comunale. In quell’intervista – regolarmente registrata col consenso degli interlocutori, e letta l’altra sera in aula da un consigliere comunale – l’architetto D’Anna affermava che le decisioni adottate per la via Roma non erano state decise solo da lui o dall’impresa, ma erano state condivise coi politici, sindaco compreso. Il quale, sempre nel corso della seduta, ha aggiunto che finora non ci ha smentiti o querelati perché lui non ha tempo per queste cose. Ci dispiace tanto, signor sindaco. Per favore, ci quereli. In Tribunale ci sarà da divertirsi.