Un’accusa alla politica dei rifiuti della Regione Sicilia, sia per quanto riguarda la raccolta differenziata, sia per quanto riguarda la Tari (la tassa sui rifiuti). Un’accusa anche per la politica degli inceneritori. Un’accusa che arriva da Ferderconsumatori Sicilia attraverso il Report 2025 sui rifiuti.
“Negli anni scorsi la Sicilia aveva fatto progressi in termini di raccolta differenziata, adesso sembra essersi fermata. Purtroppo non possiamo non notare che questa brusca frenata coincide con il ritorno del progetto inceneritori: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.
A denunciarlo è il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa. Il quale, con numeri alla mano, fa un’impietosa fotografia degli effetti delle “cattive politiche ambientali messe in atto in Sicilia negli ultimi anni”.
Partendo da un dato: ad una scarsa percentuale di raccolta differenziata (una delle più basse d’Italia: basta dire che in tutta l’Isola non cresce per nulla, anzi, in certi Comuni addirittura diminuisce), corrisponde una tassa sui rifiuti (la Tari) “sempre più alta”.
“A inizio 2025 – dice la nota – Federconsumatori Sicilia aveva annunciato che la nostra Regione avrebbe fallito l’obiettivo per l’anno relativo alla raccolta differenziata, al riutilizzo e al riciclo dei materiali in base alle nuove normative europee, entrate in vigore proprio l’anno scorso”.
“Non solo ciò è avvenuto – denuncia l’associazione dei consumatori -, ma i cittadini siciliani si sono trovati a pagare anche di più per un servizio che non migliora di una virgola. Tutto questo mentre si continua a parlare di inceneritori per bruciare i rifiuti indifferenziati e non, come si dovrebbe, di centri di raccolta e smistamento dei rifiuti differenziati”.
“Il nostro report – prosegue Federconsumatori – si basa, come sempre, su dati ufficiali ma, a differenza che in passato, quest’anno prende in considerazione due tipi di nuclei familiari: il primo, quello classico, è composto da tre persone in una casa da 100 metri quadrati; il secondo, invece, è composto da una sola persona in un appartamento da 60 metri quadrati”.
“Questa seconda ipotesi – si legge nel documento – rispecchia il cambiamento della nostra società, fatta sempre più spesso da ex coniugi che vanno a vivere da soli, giovani lavoratori single e anziani rimasti a vivere da soli dopo la morte del coniuge”.
“Nel primo caso la Tari più alta si paga a Catania: 602,28 euro, in crescita dell’1,1% rispetto al 2024 e ben il 77% in più rispetto alla media nazionale di 340 euro. Nel secondo, ancora a Catania, si paga la cifra record di 364,56 euro, cioè più di quanto paga una famiglia di tre persone in 100 metri quadri a Messina o a Caltanissetta. L’unica provincia in cui nel 2025 la Tari è diminuita, ma solo dello 0,4%, è Siracusa”.
“Disarmante, poi – è scritto nel comunicato -, l’andamento della raccolta differenziata: a livello regionale siamo fermi al 55,51%, con una crescita di appena 0,31% rispetto al 2024. In provincia di Catania la raccolta differenziata è persino lievemente diminuita (-0,37%)”.
“Angosciante, infine, il dato di Palermo: in città la raccolta differenziata è ferma al 17,34% (+0,49%), in provincia al 36,90% (+0,19%)”, denuncia ancora Federconsumatori.
La media nazionale è del 66,6% e, in Sicilia, solo due province la raggiungono: Trapani (77,03%) e Ragusa (68,74%). Si avvicinano alla media Caltanissetta (66,44%), Enna (66,34%) e Messina (65,65%). In pratica mezza Sicilia non differenzia abbastanza, l’altra mezza è in linea con la media.
Federconsumatori Sicilia ricorda che questi dati si riferiscono alla semplice raccolta differenziata mentre la recente normativa europea impone target stringenti anche per l’effettivo riutilizzo e riciclo dei materiali derivanti dalla raccolta differenziata. “Su questo punto – conclude La Rosa – non siamo nemmeno all’anno zero: mancano persino i dati da commentare”.
Nella foto: la drammatica situazione della raccolta dei rifiuti in Sicilia
Redazione























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