“Una giovane donna straniera, giunta in Italia, a Palermo, per costruire relazioni culturali, ampliare i propri orizzonti formativi e vivere un’esperienza di integrazione europea, è stata aggredita nel quartiere Ballarò, ritrovandosi a sperimentare paura, vulnerabilità e solitudine. Ancora più doloroso appare il fatto che la vittima sia una persona con disabilità motoria: elemento che rende evidente quanto la fragilità sociale continui troppo spesso a trasformarsi in esposizione al rischio, anziché in occasione di tutela e protezione collettiva”.
E’ l’opinione del Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani (Cnddu), che esprime “profonda inquietudine e sincera vicinanza alla studentessa Erasmus vittima di un’aggressione nel capoluogo siciliano, episodio che scuote le coscienze non soltanto per la violenza del gesto, ma per il suo significato simbolico e civile”.
“Non siamo di fronte soltanto a un fatto di cronaca – spiega il prof. Romano Pesavento, presidente del Coordinamento dei docenti -. Siamo davanti a una domanda che interpella l’intero tessuto democratico: quanto sono realmente inclusive le nostre città? Quanto spazio esiste, nei contesti urbani contemporanei, per una convivenza fondata sul rispetto della persona, della dignità umana e della sicurezza condivisa?”.
“La violenza contro chi è percepito come vulnerabile – dice il Cnddu – rappresenta una sconfitta educativa prima ancora che sociale. È il sintomo di un impoverimento culturale che non può essere contrastato esclusivamente attraverso strumenti repressivi. Ogni aggressione consumata nell’indifferenza nasce infatti da un progressivo indebolimento dei legami comunitari, dall’assenza di responsabilità civica e dalla perdita del senso del limite morale”.
Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani ritiene “necessario aprire una riflessione seria sul rapporto tra periferie esistenziali, disagio giovanile, illegalità diffusa e desertificazione educativa. Quartieri complessi come Ballarò custodiscono storie di straordinaria vitalità culturale, esperienze di solidarietà e percorsi di inclusione che non possono essere oscurati dalla criminalità; tuttavia proprio tali realtà hanno bisogno di una presenza costante dello Stato, della scuola e delle istituzioni educative, affinché gli spazi pubblici non diventino territori di paura ma luoghi di incontro e cittadinanza”.
“Occorre recuperare il valore pedagogico della comunità. Educare ai diritti umani significa insegnare che la libertà individuale non può mai fondarsi sulla sopraffazione dell’altro; significa formare giovani capaci di riconoscere la dignità di ogni persona, indipendentemente dalla provenienza, dal genere o dalla condizione fisica”.
“L’episodio di Palermo – afferma Pesavento – impone inoltre una riflessione sul concetto di accoglienza. Un Paese che ospita studenti internazionali non offre soltanto università e programmi di studio, ma propone un modello di società. Quando una studentessa straniera viene aggredita mentre percorre le strade di una città europea, si incrina inevitabilmente anche la credibilità culturale di quella comunità”.
Per queste ragioni il CNDDU invita le scuole e le università italiane a promuovere iniziative di sensibilizzazione dedicate alla sicurezza inclusiva, al contrasto della violenza di genere, alla tutela delle persone con disabilità e all’educazione alla legalità democratica: “Non bastano dichiarazioni di solidarietà episodiche: servono percorsi educativi permanenti capaci di trasformare l’empatia in responsabilità civile”.
“Alla giovane studentessa – conclude Pesavento – va la nostra vicinanza umana e morale, con l’auspicio che possa ritrovare serenità e fiducia. Alla città di Palermo, invece, spetta oggi una sfida più grande: dimostrare che la propria identità più autentica non coincide con la violenza di pochi, ma con la capacità collettiva di reagire attraverso cultura, inclusione e senso di umanità.
Redazione























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