Il “Caso Randazzo” diventa il “Caso Barbagallo” e pesa come un macigno sia sulle prossime elezioni amministrative del 24 e 25 maggio in Sicilia, e sia all’interno del Pd regionale e nazionale. A chiedere le sue dimissioni dalla segreteria del Pd siciliano, uno degli esponenti di punta dell’Arci e della sinistra catanese, Matteo Iannitti, redattore de I Siciliani giovani.
Ecco i due articoli pubblicati sui Social con i quali Iannitti spiega perché il “Caso Randazzo” è diventato il “Caso Barbagallo” (e perché, a suo avviso, quest’ultimo si deve dimettere dalla segreteria del Pd siciliano) attraverso una ricostruzione dettagliata di una realtà come quella di Randazzo di cui questo giornale si è spesso occupato.
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Primo articolo
“Il paese più mafioso d’Italia”
La Commissione nazionale antimafia ha appena comunicato la lista degli impresentabili alle prossime elezioni amministrative. Sono ventotto.
C’è un comune, già sciolto per mafia, che ha battuto ogni record. Randazzo si trova in Sicilia, alle pendici dell’Etna e ha poco meno diecimila abitanti. Su ventotto impresentabili, quattro si sono candidati lì.
Si chiamano Freddy Pillera, Cettina Foti, Emilio La Piana e Gianluca Anzalone.
Gianluca Anzalone è il segretario del Partito Democratico di Randazzo. Era vicesindaco quando il Comune è stato sciolto per mafia. Proprio sabato scorso si è aperta la sua campagna elettorale. Festante sul palco, accolto da scroscianti applausi, c’era l’incandidabile ex Sindaco di Randazzo, sciolto per mafia, Francesco Sgroi.
A sostenere la candidatura di Gianluca Anzalone anche il Segretario Regionale del Partito Democratico e parlamentare alla Camera dei Deputati, Anthony Barbagallo. Barbagallo è anche membro della commissione nazionale antimafia, la stessa che ha reputato impresentabile Anzalone.
Il 30 settembre del 2023 in piazza Loreto a Randazzo arrivò la carovana delle Scarpe dell’antimafia, organizzata da I Siciliani giovani e dall’Arci. Il comizio in piazza aveva per titolo “silenzio di tomba”. Il Comune non era stato ancora sciolto per mafia e si andò nel centro del paese a denunciare infiltrazioni mafiose, collusioni politiche e gestione criminale dei beni confiscati. Un signore anziano si avvicinò per ringraziarci. “Randazzo è il paese più mafioso d’Italia” – ci disse – “perché qui sono tutti amici e nessuno ha il coraggio di parlare. Tutti si fanno solo i loro interessi e pensano che nessuno si accorga mai di niente”. All’epoca non gli credemmo, ci sembrò un’esagerazione. Oggi il record di impresentabili e il record di silenzi.
La foto è di quella carovana, di quei momenti di coraggio, di quella voglia di riscatto: che non si ferma
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Secondo articolo.
L’onorevole Anthony Barbagallo si dimetta dalla Commissione nazionale antimafia o prenda le distanze dalla candidatura degli impresentabili a Randazzo.
C’è un limite a tutto e quel limite è stato superato. L’onorevole Anthony Barbagallo, Segretario regionale del Partito Democratico e deputato componente della Commissione nazionale antimafia, ha avallato e supportato la candidatura a Sindaco di Randazzo, in provincia di Catania, del segretario comunale del partito, Gianluca Anzalone, componente della Giunta sciolta per mafia del Comune di Randazzo, in qualità di vicesindaco.
L’articolo 1, comma 1, lettera i della legge numero 22 del 2 marzo 2023, che norma la commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, recita che è compito della Commissione “indagare sul rapporto tra mafia e politica con particolare riferimento alla selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature per le assemblee elettive, anche in relazione al Codice di autoregolamentazione in materia di formazione delle liste delle candidature per le elezioni europee, politiche, regionali e comunali”.
Il Codice di autoregolamentazione, approvato il 23 settembre 2014, è stato voluto fortemente dall’allora Presidente della Commissione Antimafia Pietro Grasso e sostenuto da tutti i partiti con questa motivazione:
“la politica deve assumere il ruolo centrale di garante anticipato della collettività, già nella fase di individuazione dei candidati, contro il rischio di infiltrazione della criminalità organizzata in qualunque assemblea elettiva”.
Secondo il Codice: “i partiti, le formazioni politiche, i movimenti, le liste civiche che aderiscono alle previsioni del presente codice si impegnano in occasione di qualunque competizione elettorale a non presentare e nemmeno a sostenere, sia indirettamente sia attraverso il collegamento ad altre liste, candidati che non rispondano ai requisiti del presente codice”.
In particolare l’articolo 1, comma 2, lettera c del Codice dispone che i partiti si impegnano a non candidare e non sostenere, neanche indirettamente, coloro che “abbiano ricoperto la carica di sindaco, di componente delle rispettive giunte in comuni o consigli provinciali sciolti ai sensi dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modifiche ed integrazioni, ancorché il decreto di scioglimento non sia ancora definitivo”.
Anzalone, secondo la normativa antimafia e secondo il Codice di Comportamento non doveva essere candidato.
Lo Statuto del Partito Democratico, all’articolo 27, recita che “tutti i candidati nelle liste del Partito Democratico ad ogni livello, devono dichiarare di essere candidabili secondo le condizioni previste dal “Codice di autoregolamentazione delle candidature” approvato dalla Commissione parlamentare Antimafia”.
L’onorevole Anthony Barbagallo, deputato componente della Commissione nazionale antimafia avrebbe il compito, prima di ogni altro, di applicare e rispettare il codice di autoregolamentazione. Avrebbe questo compito anche in qualità di Segretario regionale del Partito Democratico. Il Partito Democratico deciderà come agire circa la decisione di sostenere la candidatura di un candidato non candidabile.
Da cittadine e cittadini non possiamo però tollerare che in Commissione Antimafia sieda, in rappresentanza della Sicilia, chi non sente il dovere di rispettare il codice di autoregolamentazione antimafia. Barbagallo decida se dissociarsi dalla candidatura di Anzalone o dimettersi dalla Commissione Antimafia.
Matteo Iannitti























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