Diversi lettori hanno criticato il seguente titolo apparso ieri su questo giornale: “Centuripe, il sindaco stravotato: la rivoluzione gay al centro della Sicilia”. Le accuse (in alcuni casi non proprio ortodosse per usare un eufemismo) partono dall’uso della parola gay. Che secondo alcuni sarebbe inappropriato ma che secondo noi costituisce l’impalcatura del significato che abbiamo voluto esprimere.

C’è chi dice che quel termine è stato utilizzato strumentalmente per fare lo scoop (eventualmente ce ne scusiamo con l’interessato, qualora avesse avuto questa sensazione, ma assicuriamo che non era nel nostro intento), chi dice che il primo cittadino Salvatore La Spina sia stato votato per le sue capacità amministrative e non per la sua condizione sessuale, chi dice che a Centuripe la rivoluzione si sta facendo perché La Spina sta dimostrando di essere un bravo politico, a prescindere dal resto (un fatto privato, a parere di qualcuno, e quindi da non collegare alla politica).

Dopo la lunga intervista in cui Salvatore ha parlato liberamente della sua esperienza di vita e di amministratore, per scrupolo, ho sentito il dovere di chiamarlo per chiedere se, per ragioni di privacy, potevo confermare (tutti) i contenuti della conversazione. “Ma certo”, ha risposto serenamente. “Se ho detto quelle cose, è scontato che puoi scriverle. E poi ribadisco quello che ho detto nella nostra chiacchierata: nella vita non bisogna nasconde mai nulla”. Un saluto affettuoso e mi sono messo al lavoro.

Nel giornalismo non è come a scuola: tema, titolo e svolgimento. In questo caso è tutto al contrario: prima il pezzo, poi il titolo. Che in pochi centimetri deve rappresentare la sintesi di tutto.

Adesso prescindiamo un attimo da questo fatto e facciamo un esempio. Molti anni fa, subito dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, scrissi un libro: “Le città della luna. Otto donne sindaco in Sicilia” (non a caso l’editore Rubbettino scelse questo titolo). Il “Venerdì di Repubblica” ci fece sedici pagine.

Perché secondo voi? Perché si parlava di brave amministratrici? No. Perché si parlava di donne. E questo in una terra nella quale le donne (sia in politica che in tanti altri luoghi) sono state sempre discriminate, è un fatto rivoluzionario (a prescindere dalla loro capacità amministrative). Qualcuno può smentirlo?

Lo stesso discorso – a mio avviso – va fatto per Centuripe,  posto nel cuore di una regione nella quale i gay non sempre sono stati rispettati come meritano. Qualcuno può smentire anche questo? Ecco perché quello che è successo a Centuripe sa tanto di rivoluzione. Poi se La Spina sia stato votato per le sue  grandi capacità amministrative e non per il suo orientamento sessuale, fa onore ai cittadini di Centuripe, che evidentemente sono più avanti rispetto ad altri, ma ciò non toglie che le idee dell’immaginario collettivo (o di una parte di esso) siano diverse.

Qualcuno ha obiettato: Valentino era gay, ma gli articoli (e i titoli) che lo riguardavano mica parlavano di questo, si soffermavano sui suoi meravigliosi abiti. Assolutamente giusto. Ma c’è un “ma” che va valutato con discernimento: il protagonista può essere scisso dal contesto in cui opera? Ogni fenomeno non va relativizzato rispetto al posto nel quale si verifica?

Destinatari di un titolo non sono solamente gli abitanti di cui si parla, ma anche i  milanesi o i newyorkesi o chi considera la Sicilia luogo di pregiudizi e di arretratezze. Ognuno la pensi come vuole. Per noi quel titolo significa che nella remota Sicilia tante cose stanno cambiando con le armi della civiltà.

Luciano Mirone