Nell’entroterra siciliano c’è un sindaco gay che col 77 per cento dei consensi è stato tra i più votati dell’Isola. Si chiama Salvatore La Spina, ha cinquantacinque anni, una laurea in Storia dell’Arte conseguita a Firenze (dove ha vissuto trent’anni diventando responsabile dell’ufficio stampa del Museo degli Uffizi). Da pochi giorni, con tremila voti, è stato rieletto primo cittadino di Centuripe, cinquemila abitanti in provincia di Enna, settecentocinquanta metri sul livello del mare, tremila emigrati (compresi molti giovani laureati).
Un fatto rivoluzionario in una terra dove l’omosessualità spesso viene affrontata con pregiudizio e superficialità: “Nella vita non devi nascondere nulla”. “Da Centuripe me ne andai a diciannove anni, dopo aver conseguito la maturità classica. Ci stavo bene, ma in quel momento volevo conoscere altri mondi: mi stabilii a Firenze. Nostalgia? Beh, un po’ sì, ma in questo borgo ho trovato la mia dimensione totale”.
Ma quando, specialmente in Sicilia, la rivoluzione culturale sfocia nell’impegno civile diventa follia. Un esempio? Alcuni anni fa Salvatore ha capeggiato un movimento per evitare la realizzazione di una mega discarica di rifiuti.
Figuriamoci quando la follia diventa eresia. Lui vuole applicare il concetto di bellezza, di arte e di cultura in questo minuscolo lembo di Sicilia dove da sempre certa politica mortifica valori del genere. Salvatore è tutte queste tre cose (rivoluzionario, folle ed eretico), anche se lui probabilmente non lo sa. In effetti è una persona semplice, mite e sorridente (“Non partecipo ai gay pride, preferisco i cambiamenti silenziosi”). Prova ne sia la concezione del nuovo Piano regolatore: “Deve essere rispettoso della storia, della natura e dell’economia. Fortunatamente Centuripe si è salvata dall’abusivismo edilizio”. Un’altra dimostrazione di piccola rivoluzione applicata alla Sicilia. Il Piano del colore: “Le facciate devono essere color giallo paglierino, come un tempo, quando veniva usata la sabbia del posto”.
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“Venite, c’è il sindaco”. Un nugolo di bambini sbuca da un dedalo di viuzze e converge col pallone nella piazza principale. Da lontano hanno visto il primo cittadino e adesso si dispongono festanti attorno a lui: “Salvatore che fai, come stai, tutto a posto? Ti sembra giusto che i carabinieri non vogliono farci giocare?”. Non sempre un sindaco riesce ad andare “oltre” il mondo dei grandi, quando si verifica vuol dire che sta accadendo qualcosa. “I vasi in ceramica che ci sono al Belvedere (totalmente ristrutturato) sono stati pensati e disegnati dai bambini”.

Il Belvedere di Centuripe con uno dei trentasette vasi ideati e disegnati dai bambini e realizzati dagli artigiani locali Lucia Stella e Rosario Muni. A sinistra, una scultura di arte contemporanea di Andrea Balducci, “Le ali della libertà”.
Da molti anni Salvatore convive legalmente con un altro uomo, Ryan, architetto originario di San Francisco, in California, ed è felice di essere tornato in Sicilia. È successo fra il 2019 e il 2020, dopo molti anni di lontananza. “Mi ero stabilito a Firenze. Alcune persone mi cercarono per portare avanti la battaglia contro l’apertura di una delle discariche più estese e dannose della Sicilia. Vincemmo. Vollero che mi candidassi a sindaco. Risposi positivamente e venni eletto”. Adesso si è ricandidato e ha stravinto.
“Tanti mi dicono: dopo questa esperienza, perché non fai il deputato? Non mi interessa. Voglio lavorare per la mia gente, per il Bene comune, voglio morire qui”.
Un visionario anche, che vuole fare di Centuripe un grande punto di attrazione turistica: “In questi cinque anni lavorerò per fare inserire il mio paese nel circuito internazionale”. Come? Valorizzando, fra le altre cose, una risorsa di cui il territorio è ricchissimo, l’archeologia (qui c’è uno dei musei più interessanti della Sicilia, pieno di gruppi statuari, di ceramiche, di vasi, di teste di imperatori, di statuette fittili), che lui vuole potenziare assieme all’allestimento delle grandi mostre di arte contemporanea e di eventi culturali di ampio respiro. “Dopo ottantatré anni ho fatto rientrare la meravigliosa scultura della testa dell’imperatore Augusto (originaria di Centuripe) dal museo Paolo Orsi di Siracusa, che è esposta assieme alla testa dell’imperatore Adriano”.

La testa di Augusto custodita al Museo di Centuripe
Nel frattempo i bambini gli parlano come se lui fosse una via di mezzo fra un coetaneo e un prete: “Salvo guarda che dribbling”.
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E gli adulti? Durante questa intervista siamo costretti a cambiare postazione svariate volte: incredibili i capannelli che si formano attorno a lui: prima in un bar all’aperto (“Salvo auguri per la bella vittoria”), poi dentro il locale (“Sindaco complimenti”) e lui si intrattiene con tutti: “Domani vi mando un bando per aprire un’azienda. Fate una cooperativa, dovete restare qui, non andate via per favore”.

Un momento dell’intervista al bar, quando siamo costretti a spostarci continuamente
Poi cerchiamo di trovare “riparo” in un altro posto. Transitiamo dalla via principale inframezzata da io vicoletti che costeggiano il marciapiedi che si “affacciano” sulla Valle del Simeto: le pareti, tappezzate da drappi realizzati all’uncinetto, offrono gradazioni che si aggiungono ai colori accesi della natura. Percorriamo la scala in pietra e ci infiliamo in una viuzza nella quale, ogni dieci metri, dobbiamo fermarci: “Papà, guarda chi c’è”.
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Arriviamo al “Corradino”, un bellissimo parco ben curato che si affaccia sulla Sicilia più misteriosa. Di questo parco il sindaco, assieme al tecnico incaricato, ha seguito personalmente la ristrutturazione, con fiori ed essenze varie (russelie, margherite, gerani, rose, lavande, hibiscus, rosmarino) fondendo i modelli dei giardini newyorkesi con quelli mediterranei. “Era una strada asfaltata dove passavano perfino le macchine. Adesso è un’oasi di verde che dispone anche di un’area fitness”. Ci vanno le mamme coi bambini, le ragazze e i ragazzi per stare sul prato e ripetere le materie, gli anziani per chiacchierare.

Il “Castello di Corradino” all’interno dell’omonimo parco. In realtà si tratta di un magnifico monumento funebre di età imperiale
Un rudere straordinario svetta alla fine del viale alberato: la leggenda narra che sia il castello di “Corradino”, alias il condottiero Corrado Capece, insediatosi qui durante gli scontri tra svevi e angioini: in realtà si tratta di un possente monumento funebre di età imperiale (II secolo dopo Cristo) giunto magicamente fino a noi. “Le amministrazioni precedenti “, dice il sindaco, “volevano realizzare tre costruzioni in cemento che avrebbero oscurato il mausoleo. Abbiamo scongiurato questo pericolo. L’ex maggioranza mi ha fatto la guerra”. Accanto al reperto un’opera di arte moderna donata dallo sculture tedesco Gerold Miller.

L’opera d’arte moderna donata dallo scultore sculture tedesco Gerold Miller
Ci sediamo su una panchina accanto al monumento, mentre il sole, ancora alto, pian piano si perde dietro alle montagne.
Centuripe è adagiata su diversi poggi che caratterizzano la struttura geomorfologica del territorio. I fondatori l’hanno costruita con la forma di un uomo (o di una stella, secondo l’interpretazione di altri). Basta vederla dall’alto. La sembianza con l’essere umano, almeno per noi, è impressionante. Centuripe è un balcone, un “centro di gravità permanente”, da cui si domina la Sicilia immersa nella luce.

Centuripe vista dall’alto
Di fronte l’Etna, imponente e ancora striata di neve, alle pendici Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Paternò, Belpasso e Nicolosi che si estendono orizzontalmente, in lontananza i Monti Rossi a destra, e i Nebrodi a sinistra, dietro quell’altura la “valle del pistacchio” con l’invisibile Bronte e più in là Troina. Dall’altra parte la Piana di Catania, il siracusano e le piane di Caltagirone e la zona dell’ennese. Alle nostre spalle i “Calanchi”, colline argillose prive di vegetazione formatesi nel corso dei millenni per l’erosione causata dall’acqua e dal vento: qui in primavera e in estate viene organizzato il viaggio in mongolfiera per i turisti: “Volare sull’arte”.
Ma basta spostare ancora lo sguardo per vedere la fitta vegetazione di agrumi, di fichidindia e di ulivi che si estende ai nostri piedi, con il fiume più lungo della Sicilia, il Simeto, che nasce sui Nebrodi e scorre placidamente attraversando ponti antichi, ingrottamenti lavici e gole profonde, questo fiume mitologico che conserva le storie, i segreti e le leggende di questi luoghi.
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Qui si sono susseguiti tantissimi popoli, a cominciare dal periodo neolitico e paleolitico, passando per i sicani, i greci, i romani e gli arabi. Le viscere di questa terra sono gonfie di reperti archeologici anche grazie alla produzione di ceramiche di cui Centuripe, soprattutto nell’età romana, era centro fiorente (purtroppo nel corso degli anni, molti reperti preziosi sono stati trafugati dai tombaroli), esposti nei musei di tutto il mondo. Basta leggere quel che scrive nel 1901 il grande archeologo Paolo Orsi: da qui “sono usciti tesori di superbe terrecotte, di vasi, di bronzi e di gemme del secolo IV e seguenti, dispersi ovunque e in minima parte assicurati ai musei nazionali dell’Isola; ed è con vero rammarico che io ho dovuto sin qui trascurare quel ragguardevole centro archeologico della decadente civiltà ellenica causa l’angustia dei nostri bilanci”.
I bilanci, croce di questa terra. Ieri come oggi. “Quando mi sono insediato – dice La Spina – c’erano cinque milioni di debiti fuori bilancio. Siamo riusciti a recuperarne tre. Oggi siamo a due, contiamo di azzerarli nei prossimi cinque anni. Ma i problemi economici non possono impedirmi di cercare di pensare in grande”.
Ovvero? “Sto lavorando su tre fronti: il recupero architettonico, la promozione del territorio, l’organizzazione di eventi. Ho recuperato i luoghi simbolo del centro storico, la Chiesa Madre, il parco Corradino, il Belvedere, il teatro della Dogana, la piazza antistante il borgo di Carcaci, abbiamo riaperto il Museo archeologico chiuso da quindici anni, e abbiamo inaugurato due centri espositivi, uno per mostre di alto livello, l’altro per eventi culturali polivalenti (fotografia, arti performative, presentazioni di libri). Nel frattempo mi sono concentrato sull’apertura di mini parcheggi di quartiere (qualcuno anche sotterraneo in un locale comunale)”.

Il sindaco affacciato sul “Balcone della Sicilia”
Sindaco, come è andata la lotta per non fare realizzare la discarica in contrada Muglia? “In un ampio terreno abbiamo fatto apporre il vincolo archeologico e in un altro quello paesaggistico. Quindi mi sono interessato per fare apporre il vincolo sulla ‘forma a uomo’ del paese, un unicum il tutto il mondo, che oggi è tutelato. Adesso, con sette milioni e mezzo di Euro, dobbiamo recuperare e mettere in sicurezza il monte Calvario, quello laggiù, con la chiesetta in cima. Poi asili nido, scuole e diverse altre infrastrutture per bambini e grandi”
Perché Centuripe dovrebbe diventare un centro di attrazione turistica? “Lo vedete anche voi: è bella. E poi per i grandi eventi che organizziamo, a cominciare dalle opere grafiche di Kandinsky, Miro, Chagall, che abbiamo collegato con i nostri graffiti rupestri, una fusione tra arte moderna e arte preistorica; poi abbiamo ospitato la collezione degli artisti italiani del Novecento, Guttuso, Mafai, gli artisti della scuola romana; e poi i futuristi Balla, Boccioni, Depero; quindi i fotoreporter come Armando Rotoletti con le sue magiche immagini sulla Sicilia. Tutto questo ci fa avere una visibilità mediatica importante”.
In una Sicilia nella quale spesso si organizzano le sagre per creare consenso, come rispondono i cittadini? “Benissimo. Cerchiamo di assecondare le esigenze di tutti con le feste di quartiere, il festival del cinema, il festival dei popoli (con artisti di tutto il mondo), le notti bianche, il carnevale estivo e invernale”.
Però Centuripe resta sempre un posto al centro della Sicilia economicamente marginale. “Lo so. Tuttavia cerchiamo di aiutare i giovani ad aprire delle aziende. Qui non c’era neanche un ristorante. Nel giro di pochi anni abbiamo contribuito a farne aprire tre. Nel frattempo sono state inaugurate venti strutture ricettive che lavorano molto bene. Questo vuol dire che dal punto di vista dell’incremento turistico si sta operando bene”.
Non si sente un po’ visionario? “Pazzo”. E sorride. “Un luogo devi sentirlo visceralmente tuo per poterlo cambiare. Questo è il mio mondo, che va protetto, recuperato e valorizzato. Se fai così i cittadini ti seguono, al punto che amministratori e amministrati creano qualcosa che li proietta nel futuro”.
Vediamo che c’è molto amore, qui a Centuripe, per il bene pubblico. C’è molto entusiasmo in giro. “Infatti lo ripeto: della carriera politica non me ne frega niente”.
Si sente più di destra o più di sinistra? “Mi definisco un liberale o un libero pensatore deluso dalla sinistra, ma non deluso (ancora) dalla destra”.
Perché? “Sono cresciuto in una terra di grande tradizione di sinistra come la Toscana, dove ho visto dei bravi sindaci che hanno lavorato benissimo. Quando sono tornato in Sicilia mi sono ritrovato a discutere con un Pd (vecchia Dc con un simbolo nuovo) con una concezione monopolistica del potere: ‘Qui è tutto mio, guai se lo tocchi’. Avevano creato una sorta di raggruppamento di potere che nessuno poteva permettersi di scompaginare”.
Da chi è rappresentato il Pd da queste parti? “Da Crisafulli. Ne avete sentito parlare? Io non lo conosco. Mi dicono che sia molto capace”.
Quali sono state le sue maggiori difficoltà?
“Quando mi sono trovato al cospetto di soggetti politici (compresi alcuni dei miei) che avevano un interesse più personale che pubblico. Con dolore ho perso pezzi importanti della mia compagine”.
Cos’è il Bene comune? “Un’azione che avvantaggia tutti senza particolarità e privilegi per nessuno”.
Com’è il tuo compagno? “Un ragazzo di sessant’anni molto entusiasta e molto generoso”.
Come l’hai conosciuto? “A Firenze, al cinema, durante una rassegna all’Odeon”.
Una folgorazione. “Sì. Lui è partito in quarta. Io invece ero molto cauto e avevo tanta paura: veniva ogni tanto a Firenze per comprare quadri per arredamenti americani di alto livello, poi andava via. Non volevo una relazione saltuaria. Poi Ryan ha deciso di vivere più in Italia che in America e abbiamo trovato il giusto equilibrio. A Centuripe ancora di più”.
Com’è Centuripe? “Una comunità molto aperta. Con tanta bella gente”.
Luciano Mirone























A fare grande le cose è e sarà sempre l’uomo mite di grande cultura.
È tempo della rinascita, valorizzando l’uomo che mette in risalto non il bene personale ma quello della comunità.
Avere un primo cittadino con le qualità di questo di Centuripe ci aiuta a sperare bene , anche per la nostra comunità.
Grazie Mirone per questo interessante articolo.