Apparentemente un incendio come tanti. Sostanzialmente un incendio che non sembra affatto causato da auto combustione. Perché quella degli Orti della Susanna a Catania, quartiere Cibali, circa 19 ettari di verde che negli anni si sono sottratti miracolosamente alla cementificazione selvaggia, non è un’area come tante: su quell’area gli speculatori hanno messo gli occhi, ma fortunatamente anche i cittadini che vogliono salvarla. Per farne un parco.
Ieri – come riportato dall’Ansa – un vasto incendio di sterpaglie, canneto ed alberi ha impegnato dal pomeriggio i vigili del fuoco del comando provinciale di Catania. L’incendio si è sviluppato a ridosso del viale Mario Rapisardi e di via Sabato Martelli Castaldi.

L’incendio divampato ieri nell’Orto della Susanna di Catania. Sopra: una panoramica del polmone verde del quartiere Cibali
Tutto casuale? Non ci sono prove. Ma crediamo che prima delle congetture sia importante la conoscenza. L’Informazione ha fatto una ricerca su questo splendido “polmone verde” ubicato al centro della città, che offre ai propri lettori. Il primo contributo è di carattere generale. Il secondo è tratto dal giornale online Argo, cento occhi sulla città, preziosa testata catanese che da anni porta avanti una battaglia per la tutela dell’ambiente e dei luoghi più belli del capoluogo etneo.
RIEPILOGO SINTETICO. Gli “Orti della Susanna” a Catania sono un’area verde di circa 18-19 ettari situata nel quartiere di Cibali. Questo polmone verde è attualmente al centro di un’importante mobilitazione civica e politica per scongiurare progetti di cementificazione e trasformare la zona nel “Central Park” della città. La questione ha guadagnato grande attenzione mediatica e territoriale per il suo valore ambientale e scientifico. L’area è considerata un tesoro di biodiversità e geologia, poiché conserva rari affioramenti argillosi e sedimentari pleistocenici non ricoperti dalle colate laviche etnee. Il suo futuro è dibattuto attivamente anche in ambito accademico, come discusso nei convegni dell’Università di Catania.
Il Comitato “Orti della Susanna” e numerose associazioni (tra cui Legambiente) spingono affinché il terreno diventi un parco pubblico. Come riportato da testate locali come L’Informazione, sono state lanciate petizioni per chiedere lo stop al cemento e l’istituzione del “Parco Urbano Orti di Cibali”.
La situazione immobiliare. Dopo il fallimento di un vecchio progetto, l’area è stata messa in vendita per una cifra di gran lunga inferiore rispetto alle stime iniziali, alimentando le preoccupazioni sulle speculazioni edilizie.
LA RICOSTRUZIONE DI ARGO. Catania ha un cuore verde che la maggior parte dei catanesi non conosce nemmeno. Si trova a Cibali e, sebbene sia circondato da palazzi, strade, negozi, si è conservato integro e incontaminato, raggiungendo un equilibrio sistemico unitario che è molto importante mantenere tale.
Parliamo degli Orti della Susanna, un’area di grande valore naturalistico, ricchissima di biodiversità e con particolari caratteristiche geologiche ed etno-antropologiche. Ospita, infatti, colate laviche di vari periodi e affioramenti di argille pleistoceniche, oltre che manufatti realizzati nel tempo da chi lì ha lavorato la terra, raccolto l’acqua e irrigato i campi.

Qualche esempio della flora esistente negli Orti della Susanna, testimone della biodiversità che esiste in questo bellissimo spazio verde (foto Argo)
A difesa di questa ricchezza naturalistica e di questa bellezza sono scesi in campo associazioni e cittadini, molti dei quali residenti nel quartiere ma anche provenienti da altre parti della città. Hanno costituito un Comitato e si stanno organizzando per salvaguardare gli Orti della Susanna e impedire che vengano invasi dal cemento.
La recente proposta di vincolo avanzata dalla Soprintendenza su alcune formazioni laviche cittadine, tra cui anche gli Orti della Susanna, è venuta incontro alle aspirazioni del Comitato, anche perché, se venisse approvata, renderebbe l’area meno appetibile per gli speculatori.
Il livello di tutela proposto è tuttavia differenziato. Con un vincolo di livello tre, che comporta una tutela massima ed esclude interventi invasivi ed edificazioni, viene protetta solo una parte dell’area. Un’altra parte è tutelata con un livello di tutela 1, molto blando perché “compatibile con la realizzazione di nuove costruzioni” purché “si rapportino armonicamente con il paesaggio”. Un’ulteriore parte dell’area è stata lasciata senza tutela.

I livelli di tutela del “polmone verde”. Su quest’area omogenea dal punto di vista geologico e ambientale, si può facilmente notare la netta contraddizione (foto Argo)
Su questi vari livelli di tutela e sulla loro corrispondenza alle reali differenze riscontrabili sul terreno, ha lavorato il Comitato, giungendo alla definizione di una sua proposta, che è stata inviata sotto forma di “Osservazione” al Dipartimento Beni Culturali della Regione e alla Soprintendenza.
Il documento è frutto di un lavoro di squadra svolto con grande professionalità da tecnici qualificati appartenenti al Comitato, architetti, geologi, ingegneri, agronomi. Ed anche speleologi, vista la presenza – all’interno degli Orti – della grotta Lucenti, cavità antropica scavata per ricavare la ghiara, molto ricercata fino agli anni Sessanta come materiale di costruzione.
Dall’analisi delle caratteristiche, dei pregi ed anche dei rischi dell’area, è emersa innanzi tutto una sostanziale omogeneità tra la parte per cui è stata proposta la tutela di livello 3 e quella con livello proposto di tutela 1. Di più. Le stesse caratteristiche sono riscontrabili anche in alcune parti rimaste senza alcuna tutela.
Sorge spontanea la domanda: se ci sono ragioni valide per imporre il massimo livello di tutela in una parte dell’area, perché non estendere lo stesso livello di tutela a quelle parti, in genere contigue, che hanno le stesse caratteristiche?
Tra queste caratteristiche di pregio, possiamo citare i muretti a secco, dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità, ed i sistemi tradizionali di sollevamento dell’acqua (norie) e di irrigazione (saie), che costituiscono testimonianze della cultura materiale e della storia di questo territorio. Ebbene, questi manufatti sono presenti anche nell’area per cui è stato proposto il livello di tutela minimo, il che rende non comprensibile e non coerente il mancato inserimento nella tutela integrale.
Possiamo trovare la stessa omogeneità analizzando l’aspetto geologico, che coinvolge la presenza delle lave. Negli Orti, infatti sono presenti non solo le lave del 1669 ma anche lave molto più antiche, risalenti al periodo protostorico, oltre ad argille preesistenti alla stessa esistenza del vulcano e che costituiscono il basamento stesso dell’Etna. Tutte tipologie di suolo presenti sia nelle aree che sarebbero più tutelate sia in quelle che lo sarebbero meno o non lo sarebbero affatto. Tanto più che, oltre alle lave affioranti, abbiamo quelle già ricoperte dai suoli fertili che esse stesse hanno prodotto nel tempo, e su cui si è poi insediata la macchia mediterranea.
Che dire dell’aspetto botanico-vegetazionale e di quello faunistico? Le specie vegetali erbacee e quelle arboree o arbustive (bagolari, olivastri, terebinto, roverella) sono presenti su tutta l’area, in modo omogeneo, e ne costituiscono la ricchezza, anche per la parte esclusa dal vincolo di protezione.
Parliamo, tra l’altro, di una vegetazione ormai quasi inesistente all’interno dei confini cittadini e di cui sottolinea il “pregio ineguagliabile” non solo il documento redatto dal Comitato, ma anche quello preparato dalla équipe che studiò gli Orti sotto il coordinamento di Poli Marchese (nota docente universitaria di botanica), in vista delle Osservazioni per il Piano Paesaggistico.
Dal punto di vista faunistico sono presenti, in tutta l’area, rettili, piccoli mammiferi di specie talora protette, ed uccelli che lì nidificano o cacciano, tra cui predatori come la poiana e il gheppio, che chiudono la catena alimentare all’interno di un sistema ecologico unitario dimostrando il suo ottimo stato di salute..
Dell’area degli Orti nel suo complesso il documento del Comitato evidenzia soprattutto l’equilibrio ecosistemico, che verrebbe non solo alterato ma addirittura distrutto da interventi invasivi che la tutela di livello minimo, o la totale assenza di tutela, non esclude. Un sistema ecologico che si è formato grazie alla notevole biodiversità dei diversi ambienti, presente anche nelle aree che resterebbero senza protezione e che hanno un uguale ruolo ecosistemico.
Nell’ “Osservazione” vengono indicate con precisione le aree per le quali si propone l’ampliamento del vincolo di massima tutela ma vengono indicate anche alcune aree per le quali si propone un vincolo intermedio, di livello 2 (indicate in mappa con la lettera B). Sono aree in cui si potrebbero realizzare edifici di piccola volumetria da adibire “ad attrezzature di supporto e di complemento alla fruizione delle aree a livello di tutela 3”, inibendo “trasformazioni irreversibili e destinazioni urbanistiche diverse dal verde pubblico.
C’è dell’altro in questo documento, ricco di spunti e di suggerimenti. C’è il riconoscimento del ruolo svolto negli Orti dall’acqua, che “fluisce nell’immediato sottosuolo delle lave” (permeabili) ma è trattenuta dal sottostante strato di argilla (impermeabile).

Un’importante testimonianza di civiltà contadina all’interno degli Orti della Susanna (foto Argo)
L’acqua, che ha permesso, in passato, la coltivazione degli Orti, e che va oggi protetta con particolare cura, essendo ormai una risorsa sempre più rara. Anche per questo vanno esclusi interventi come la costruzione di edifici o di strade impermeabilizzanti che sconvolgerebbero il sottosuolo.
Anche perché – e il documento lo ricorda – nella Carta geologica d’Italia, l’area degli Orti, così come quella circostante, è indicata tra quelle ad “Elevata o Molto Elevata Vulnerabilità”. Eventuali scavi di fondamenta per realizzare edifici comporterebbero, quindi, oltre ai danni ambientali, anche notevoli fattori di rischio.
La destinazione più appropriata dell’area degli Orti della Susanna resta quella a Parco. Qui potrebbe nascere il grande parco urbano di cui Catania ha estremo bisogno. Il suo inserimento in un contesto altamente urbanizzato diventerebbe un elemento ulteriore di pregio. L’incremento del verde nelle città, per contrastare il cambiamento climatico e incrementare la biodiversità, è ormai richiesto anche dall’Europa, in particolare dal Nature Restoration Law.
Gli Orti sono stati fino ad ora salvaguardati dal fallimento del progetto di realizzare qui il Centro Direzionale e, in un certo senso, dalla complicata situazione giuridico-amministrativa in cui si è successivamente trovata, visto che appartiene ad un Consorzio in liquidazione coatta, indebitato con una banca, Sicilcassa, anch’essa in liquidazione coatta.
Oggi quest’area è in vendita per meno di cinque milioni di euro (dai quaranta iniziali) ed i commissari liquidatori che soprintendono alla vendita operano sotto la vigilanza della Banca d’Italia. Ma né la Regione né il Comune si sono offerti di acquistarla e tanto meno di destinarla a parco.
Eppure la sua destinazione a parco è la prospettiva giusta. Lo sa bene chi l’ha visitata, la conosce o ha con essa legami di prossimità o di storia familiare (ci sono ancora i figli che ricordano il lavoro dei genitori negli Orti). Il Comitato sta crescendo attorno a questa idea e vuole continuare a lavorare progettando un suo futuro utilizzo che si basi sulla consapevolezza e sul rispetto delle sue peculiarità. In questa direzione cittadini e associazioni intendono procedere mantenendo lo stesso spirito di attiva e serena collaborazione che ha contrassegnato quanto fatto fino ad ora.
Redazione























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