Il tabù Farmacia colpisce ancora. Un tabù che a Belpasso (Catania) dura da oltre trent’anni. Ultimo atto (probabilmente non definitivo): la delibera datata 24 aprile 2026 con la quale la Giunta comunale ”revoca dall’incarico di Presidente del Nucleo di Valutazione“ il farmacista, dott. Giuseppe Aiello, nominato dal sindaco Carlo Caputo quando quest’ultimo – estate 2023 – è stato eletto per la seconda volta.
Per chi vive in loco sa che potrebbe trattarsi di un’altra bomba ad alto potenziale politico (che si aggiunge a quella del Piano urbanistico generale scaduto da 23 anni, della Commissione speciale d’inchiesta sui 30 milioni di appalti del Pnrr) e del “restyling” di via Roma. Con effetti di non facile previsione.
Una storia da raccontare. Che mette in evidenza il clima che si respira in questo paese dell’Etna dove perfino una farmacia può diventare un tabù. Non perché, secondo il significato letterale del termine, si fa divieto di compiere determinate azioni o di pronunciare determinati termini, ma per ciò che questa parola riesce a scatenare sia a livello politico che a livello sociale. Dall’inizio degli anni Novanta (giunta di “sinistra”) ad oggi (giunta di centrodestra), questo vocabolo è sinonimo di polemiche, di veti, di trasformismi, di condizionamenti, e di tanto, tanto altro.
Per parlare di questo tabù, è bene cominciare a focalizzare l’attenzione su tre anni fa.
Anno 2023. Il sindaco Caputo, secondo il criterio intuitu personae (locuzione latina che indica contratti o rapporti giuridici basati sulla “fiducia personale”), nomina l’amico farmacista Giuseppe Aiello – datore di lavoro della consigliera comunale Fiorella Vadalà, anche se Aiello smentisce di essere il titolare dell’omonima farmacia, di cui lui è comunque il deus ex machina – responsabile di questo organismo “indipendente” che, secondo la legge, ha il compito “di promuovere, di supportare e di verificare la validità metodologica e la corretta applicazione del sistema di gestione delle performance” degli uffici comunali. Durata dell’incarico: fino alla conclusione del mandato del sindaco. Questo in teoria. Perché in pratica Aiello viene destituito, come detto, lo scorso 24 aprile, per giunta con provvedimento “immediatamente esecutivo”.
Tutto si svolge nel giro di alcuni mesi, più o meno da quando Caputo rompe (la scorsa estate) con il deputato del suo stesso partito (Fratelli d’Italia), Giuseppe Zitelli, per ragioni del tutto diverse dall’oggetto di questo articolo. Una rottura dirompente, dato che i consiglieri che fanno capo al parlamentare regionale si alleano con i colleghi dell’opposizione facendo mancare la maggioranza al sindaco. Non solo gli “zitelliani”, ma anche la “caputiana” di ferro Fiorella Vadalà, che da circa un mese, in aula, vota contro il sindaco. Una serie di ragioni differenti che portano gli uni e l’altra a “convergere” contro il sindaco.
Anno 2025.
16 ottobre. Il presidente del Nucleo di valutazione Giuseppe Aiello chiede “l’immediata visualizzazione” del protocollo generale dell’Ente, nonché di atti e provvedimenti “non sottoposti all’obbligo di pubblicazione nella sezione ‘Amministrazione Trasparente” sul sito web istituzionale del Comune, attraverso l’accesso generalizzato al sistema informatico Sicra.
28 ottobre. Il responsabile per la Protezione dei dati personali “esclude la possibilità d’accesso nelle forme e nei modi richiesti da Aiello”.
Si conclude il 2025 con queste tensioni che preparano un 2026 carico di turbolenze e… di ordigni ad alto potenziale politico.
15 gennaio. Il Consiglio comunale delibera l’istituzione della decima farmacia.
28 gennaio. Il Sindaco indice un incontro con tutti i titolari delle farmacie di Belpasso.
2 febbraio. In municipio si attua il “confronto sull’istituzione della decima sede farmaceutica a seguito della revisione biennale della pianta organica delle Farmacie del Comune di Belpasso”. All’incontro – secondo quanto si legge nelle carte – Giuseppe Aiello non solo “prende parte”, ma “esprime le proprie valutazioni, pur non essendo stato formalmente invitato a partecipare e mostrandosi, quindi, evidentemente interessato agli esiti di tale procedura”.
13 febbraio. Il Sindaco invita il presidente del Nucleo di valutazione a rassegnare le proprie dimissioni, al fine di “evitare ogni possibile influenza e criticità che possa minare l’autonomia e l’imparzialità di valutazione che il ruolo impone”.
15 marzo. Aiello contesta l’invito, “senza però inequivocabilmente smentire – si legge – quanto rilevato in merito al procedimento d’istituzione della decima sede farmaceutica del Comune di Belpasso”.
1 aprile. Al protocollo del Comune di Belpasso viene notificato un ricorso presentato nei giorni precedenti al Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Catania da parte “della Farmacia Aiello Pietro s.a.s”, il cui titolare, dott. Antonio Francesco Aiello (fratello di Giuseppe, ndr.), “impugna” la delibera dello scorso 15 gennaio con la quale il Consiglio comunale ha istituito la decima farmacia.
17 aprile. La giunta conferisce l’incarico legale all’avvocato Angela Rita Lombardo per resistere nel giudizio innanzi al Tar del capoluogo etneo contro il ricorso della farmacia Aiello.
24 aprile. La giunta comunale vota all’unanimità la revoca definitiva di Giuseppe Aiello come presidente del Nucleo di valutazione.
Perdoni il lettore se siamo costretti ad utilizzare dei termini tecnici tratti dagli atti, ma la fedeltà di cronaca, a volte, impone di usare e di virgolettare il linguaggio burocratese. In ogni caso, la querelle è abbastanza chiara.
Traduzione. Al centro un farmacista, (ex) grande amico del sindaco da vecchia data e suo grande elettore, in rapporti di lavoro con una consigliera comunale che da molti anni sostiene il primo cittadino in Consiglio. Il farmacista viene nominato in un ruolo apicale della pubblica amministrazione, ma al tempo stesso, così dicono le carte, si mostra interessato al futuro delle farmacie a Belpasso.
A un certo punto il sodalizio si rompe. La causa? La revisione della pianta organica delle farmacie, voluta dalla regione in base al numero degli abitanti: Belpasso, comune di quasi trentamila abitanti, allo stato, conta 8 farmacie operanti. Il Consiglio comunale decide che è necessaria la decima.
E la nona dov’è? Pochi anni fa l’amministrazione (sindaco Daniele Motta, stessa estrazione politica di Caputo, Fratelli d’Italia) aveva deciso di realizzarne una comunale all’interno del centro commerciale Etnapolis: decisione svanita nel nulla, come quella del 2012, anche questa comunale (ma in stato più avanzato di progettazione), che cinque anni dopo si sarebbe persa tra le sabbie mobili della politica “caputiana” (ne parleremo dopo).
Ma il vero motivo della rottura fra Caputo ed Aiello è dovuto davvero – come recitano gli atti – all’istituzione della decima farmacia, oppure come dicono alcuni consiglieri comunali, alla sua ubicazione? O magari ad entrambe le cose?
Nel frattempo il sindaco tuona dai Social contro le “congiure di Palazzo” e contro i presunti “faccendieri” (di cui non fa i nomi) che, a suo dire, stanno “tramando” contro di lui.
Facciamo un passo indietro. E cerchiamo di scoprire i retroscena (solo alcuni) sulla perdita della Farmacia comunale.
Anno 2011-2012. La giunta presieduta dall’ex sindaco Alfio Papale stila il progetto – approvato dalla Regione – per l’istituzione a Belpasso di una Farmacia comunale, che potrà portare nelle casse municipali una somma fra 300 e 400mila Euro l’anno. All’inizio del 2012 Papale si dimette per candidarsi alle elezioni regionali.
Anno 2013. Alle elezioni comunali vince Caputo, ex vice sindaco ed ex assessore di Papale. Per quattro anni il progetto “dorme” nei cassetti del municipio di Belpasso e della Regione siciliana.
Anno 2017. La Regione chiede al Comune – saldamente nelle mani di Caputo – se intende confermare o meno il piano della Farmacia comunale voluto da Papale. Silenzio. La Regione riformula la richiesta. Altro silenzio. Palermo dice che se il silenzio perdurerà sarà costretta ad annullare il diritto di prelazione. Belpasso risponde con un altro silenzio. Per qualche altro mese. Alla fine perde la Farmacia comunale.
Papale presenta un’interrogazione alla Regione su questo fatto “increscioso”. Il sindaco Caputo si difende dicendo: a) di non aver potuto rispondere a causa di un ricovero urgente in ospedale (che a questo giornale risulta essere stato effettuato in un altro momento: in ogni caso, al Comune non c’è una giunta capace di firmare gli atti in sostituzione del sindaco?); b) di non essere stato tenuto al corrente dall’allora dirigente dell’Urbanistica delle lettere provenienti dalla Regione. In poche parole, il primo cittadino accusa il suo dirigente di avere imboscato le missive. Viene smentito da L’Informazione che conduce un’inchiesta di dieci puntate da cui emergono responsabilità gravissime.
“Solo il tempo potrà chiarire perché è fallito il progetto della Farmacia comunale”, dice nel corso di quell’indagine giornalistica l’allora presidente del Consiglio comunale Nino Rapisarda.
Sono passati quasi dieci anni…
Luciano Mirone























1. Non ho letto la vostra inchiesta in merito alla mancata apertura della farmacia comunale in centro: peccato non ci fossero gli estremi per una denuncia alla Procura della Repubblica….
2. Farmacia comunale in Etnapolis: mi pare di ricordare che l’allora sindaco Motta, diretta emanazione di Caputo, decise di non aprirla in quanto, a suo dire, antieconomico Si dà il caso che in un centro commerciale infinitamente più piccolo di Etnapolis, Le Ginestre presso Tremestieri Etneo, da anni operi una farmacia (non una parafarmacia), comunale o privata non saprei, e non credo che sia in perdita, visto che è aperta da almeno 4 o 5 anni.
3. Come al solito l’autore dell’articolo soffre di pseudo amnesie su certi periodi amministrativi belpassesi; mi chiedo perché non ricordare adeguatamente l’azione meritoria della giunta Spina (ex PCI, DS, PDS + Rifondazione comunista), nella persona della prof.ssa M.Francalanza, assessore attivissimo nell’impedire l’apertura della quarta farmacia nel centro di Belpasso. La Francalanza incidentalmente era e credo sia ancora la proprietaria della farmacia Aiello…(praticamente un conflitto d’interessi grande quanto una casa, mi pare).
Egregio Roberto Restuccia, in merito al punto 3, anche se nell’articolo ho citato la circostanza, lei ha ragione: avrei dovuto probabilmente rinfrescare la memoria al lettore in modo più approfondito. Le assicuro, però, che non è stata una dimenticanza (ho parlato diverse volte di quella storia, che allora denunciai pure politicamente, dato che ero consigliere comunale): stavolta ho voluto concentrarmi su un lasso di tempo più recente, ma voglio ringraziarla per avere ricordato un’azione nella quale la “sinistra” (e lo ribadisco fra virgolette) non si è fatta onore (l.m.)