“Abbiamo concreti, plurimi e univoci elementi per dire che la gestione del procedimento mafia-appalti sia stata una sicura concausa della strage di Via D’Amelio e forse in misura leggermente minore di quella di Capaci”. Lo ha detto alla commissione Antimafia il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca.
E’ incentrata sulle “anomalie” dell’ inchiesta mafia-appalti condotta nei primi anni ’90 in più fasi dalla Procura di Palermo l’audizione del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca che sta intervenendo in commissione Antimafia.
Ieri il magistrato ha depositato la richiesta di archiviazione del procedimento aperto a carico di ignoti sulle stragi del ’92 che ha cercato di fare luce proprio sulle connessioni tra gli attentati a Falcone e Borsellino e il dossier sulle infiltrazioni mafiose negli appalti.
Resta invece aperto il fascicolo a carico degli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone e dell’ufficiale della Finanza Stefano Screpanti accusati di favoreggiamento a Cosa nostra per avere, per i pm, insabbiato l’inchiesta mafia-appalti.
De Luca ha dichiarato ai commissari che dall’originaria informativa del Ros sulle infiltrazioni mafiose nei lavori pubblici e in particolare sul coinvolgimento dell’imprenditore Antonino Buscemi e del Gruppo Ferruzzi, tra il 1991 e il 1997, non è stato fatto nulla nè in fase iniziale, nè nella tranche delegata a Natoli nè infine in quella coordinata da Pignatone.
Solo nel 1997 la Procura ha deciso di andare a fondo alla vicenda arrivando a celebrare un processo. De Luca si è in particolare soffermato sulla inchiesta di Natoli sostenendo che sono “più le anomalie che le cose comprensibili.”
“Non diciamo che anche il magistrato migliore non possa fare errori – ha detto – Il punto è che in tutta questa vicenda ci troviamo di fronte a pm di eccezionale livello professionale ma tutti gli errori vanno nella stessa direzione e cioè l’impunità di Buscemi e dei vertici di Ferruzzi che operavano in Sicilia”.
Il magistrato ha definito “apparente” l’inchiesta parlando di un fascicolo inspiegabilmente tenuto segreto anche ai vertici dell’ufficio inquirente palermitano, di errori nelle deleghe assegnate alla Finanza e non al Ros, di intercettazioni ignorate che avrebbero potuto portare a importanti piste investigative, di bobine di intercettazioni smagnetizzate e di “patto implicito per non fare indagini”.
Nella foto: la strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992
Ansa























Ancora non ci siamo.
Bisogna ripartire dall’inchiesta di Caltanissetta, dai proscioglimento effettuati in quel procedimento