Bocca Santo non era un eroe. Era un contadino di Belpasso (Catania) con la terza elementare. A un certo punto – durante la Seconda guerra mondiale – fu chiamato a “servire la Patria”. Partì, scampò alla morte, tornò a casa “dopo sofferenze indicibili” e continuò a zappare le terre del principe Manganelli in contrada Valcorrente. Eppure di Bocca Santo (col cognome prima del nome: poi vedremo perché), nato a Belpasso il 13 Ottobre 1912, detto “Santu ‘u pacinziusu”, i libri di storia non parlano. Essi si soffermano ampiamente sulle gesta delle persone “importanti” o sugli eroi. Bocca Santo fu soltanto uno zappaterra e un soldatino come tanti. Da dimenticare una volta che non serve più.
Bocca Santo è un minuscolo puntino scuro che marcia assieme ad un’altra miriade di puntini scuri in una divisa cachi un paio di misure più grande, un cappello dell’esercito, un paio di guanti bianchi. E basta. Secondo la Grande storia, Bocca Santo non esiste, non importa se è rimasto vivo o morto. Eppure c’è stato, ha sofferto, è stato in prigione, ha preso delle malattie, ma questo i libri non lo dicono, Bocca Santo è un numero, non conta nulla.
Ma fortunatamente non sempre è così. Ogni tanto qualcuno capisce che la storia non è solo quella che si studia a scuola. E ci entra dentro. Col cervello, col cuore e con l’anima, a prescindere dall’ideologia. Perché ce n’è un’altra di storia, quella della “povera gente”. Che va raccontata. Forse per restituire dignità e memoria a quelle persone. O forse senza un motivo preciso.
La storia di Bocca Santo, oggi, si intreccia con quella di Francesco Intrisano, suo nipote, che di mestiere non fa lo storico, e neanche lo scrittore, né tantomeno il giornalista (guarda caso, anche lui una persona comune, che con quest’opera di recupero ha fatto molto meglio di certi storici, di certi scrittori e di certi giornalisti), si è appassionato alla vicenda e dopo avere raccolto i ricordi della famiglia, ha girato mezza Europa per mettersi sulle tracce del nonno Bocca Santo (lui lo ha scritto burocraticamente così, come dicono le carte) rovistando negli Archivi di Stato, nelle biblioteche, nelle caserme dell’Esercito per trovare documenti, foto, oggetti che potessero risultare utili per ricomporre il mosaico scomposto oltre ottant’anni fa.

Una cartolina spedita da Bengasi da Santo Bocca alla moglie Lucia Caruso il 15 giugno 1940. Sopra: il ragazzo in divisa poco prima di partire per la guerra
Ha trovato una valigetta e ha scritto un testo. Che forse un giorno potrebbe diventare un libro o forse potrebbe rimanere per sempre in un cassetto, ma in ogni caso ha ricostruito la vita del soldato Bocca Santo, con una sintassi qualche volta incerta, ma sempre viva, emozionante e palpitante. Soprattutto senza retorica (trappola sempre presente in questi nuovi tempi di Dio, Patria e Famiglia), senza orpelli e senza quelle sovrastrutture ideologiche che avrebbero contaminato la genuinità del racconto.
Ne sono uscite una quarantina di pagine in cui Francesco ha raccontato la storia “nuda e cruda” di un ragazzo che va in guerra (e che vive la guerra) come migliaia di coetanei che lasciano la famiglia, la terra e la bottega (del calzolaio, del falegname, del fabbro ferraio, del carrettiere), e che vivono la drammatica incertezza del futuro, specie nel caso di Bocca Santo, il quale, al momento della partenza, ha lasciato una figlia di un anno.

Santo Bocca in anni recenti, prima della sua dipartita che avvenne il 10 Aprile 2002
Una quarantina di pagine che dissotterrano la storia di una generazione rappresentata, in questo testo, da quel soldato e la consegnano a noi con la freschezza di una narrazione che L’Informazione ha cercato di valorizzare con il prezioso contributo di Agata Longo e di Nunzio Sambataro (che leggeranno dei brani) e del cantautore Rosolino Amico (che canterà i suoi brani contro la guerra), mentre l’autore racconterà a Luciano Mirone, direttore di questo giornale, i punti più salienti della sua narrazione. Che oggi più che mai avrà un’unica morale: No alla guerra.
Appuntamento a Sabato 11 Aprile, alle 19, nell’Aula consiliare del municipio di Belpasso (Catania) per questo altro importante momento. Alla fine rinfresco offerto ai gentili ospiti.
Luciano Mirone























Come sempre, esauriente e coinvolgente Luciano.
Dove si possono trovare e leggere queste 40 pagine di ricordi del.
soldato Bocca.
Sono molto interessata a queste pagine simili al racconto che cerco di ricostruire sulle vicende di guerra dei miei nonni.
Anche loro usciti incolumi dalla prima guerra mondiale.
Purtroppo non ho la possibilità di essere a Belpasso.
“A Luciano Mirone va la mia profonda gratitudine per aver accolto e valorizzato questa storia ‘nuda e cruda’, dimostrando che il vero giornalismo è quello che sa scendere tra la gente per ritrovare l’umanità perduta.”