Ci sono delle foto che vanno pubblicate e ci sono delle foto che non vanno pubblicate. L’immagine che ritrae il sindaco di Belpasso (Catania) mentre, in una piazza, catechizza un drappello di persone sulla realizzazione del “Bosco Sciaraviva”, abbiamo deciso di non pubblicarla. Non perché sia volgare o violenta, semplicemente perché è un’immagine che fa tenerezza.

Fa tenerezza Caputo, che, ancora una volta, dopo qualche decennio, si autodefinisce “ambientalista”, ma fanno tenerezza soprattutto i partecipanti: stesse facce di diversi anni orsono, quando, dopo solenni promesse, furono sonoramente gabbati dal sindaco. Quella volta per il Parco delle Torrette. Che non si fece. Ma almeno allora, a promesse ancora in corso, l’epilogo non si conosceva. Oggi che (almeno quello) si conosce, Caputo viene legittimato con una bella foto scattata in pre-campagna elettorale (se per le regionali o per le comunali non si sa).

Ma perché abbiamo deciso di non pubblicare la foto (che comunque troverete nel profilo Fb del sindaco, con tanto di commenti trionfalistici: fatto che dovrebbe indurre i partecipanti, non diciamo alla diffidenza, ma almeno alla prudenza) venendo meno ai nostri doveri di cronaca? Semplicemente per affetto nei confronti di diverse persone ritratte nell’immagine, che, assieme a chi scrive e a tante altre persone di buona volontà, hanno portato avanti questi due progetti (il Parco delle Torrette e il Bosco Sciaraviva). E quindi chiediamo umilmente scusa al lettore se evitiamo di esporre questa gente. Ma quell’affetto resiste ancora. E ci assumiamo la responsabilità di quello che facciamo. La tenerezza è una brutta bestia…

Anni di impegno comune, di dibattiti, di riunioni, di viaggi all’Università non si possono cancellare: basta fare una piccola ricerca per vedere come questo giornale si sia esposto contro politici, affaristi e scettici pur di difendere certi ideali assieme a queste persone.

Erano altri tempi. All’interno del movimento “ambientalista” (ironicamente ci permettiamo di usare le virgolette) c’erano soggetti – fra cui il sottoscritto – che ponevano dei paletti seri e robusti: la politica da una parte, noi dall’altra, con ampia libertà di dissentire quando è necessario. Ognuno con i propri ruoli e con i propri limiti. Nessuno si permetteva di sconfinare.

È stato così quando abbiamo organizzato le “Passeggiate nelle Torrette” (ricordate quando qualche proprietario dei terreni aveva sguinzagliato i cani per intimorirci?), le manifestazioni in Consiglio comunale con gli striscioni “Vogliamo il Parco delle Torrette”, i convegni sulla crisi climatica nelle scuole e perfino in chiesa. Poi il giocattolo si è rotto. Spiegarne i motivi è complesso. Diciamo comunque che da quando qualcuno ha volutamente allontanato i più intransigenti, c’è stata la deriva. Poi ci ha pensato certa politica a completare il disegno (basta scorrere certi elenchi).

Ma c’è un secondo motivo per il quale non pubblichiamo quella foto. Evitare di esporre delle persone (soprattutto giovani) che, in perfetta buonafede, hanno partecipato alla riunione all’aperto col sindaco.

Non sappiamo come sarà il tanto promesso “Bosco Sciaraviva”. Ci auguriamo che sarà bello e che rispetti il progetto originario: tanti alberi, tante panchine, tanti posti ristoro, i serbatoi con l’acqua per innaffiare le piantine, l’anfiteatro all’aperto sui modelli del teatro Andromeda di Aragona (Agrigento), e tanto altro.

Nei giorni scorsi il sindaco ha pubblicato le foto del “Bosco” (quelle che vedete in apertura e all’interno di questo articolo): una landa deserta con delle strisce che delimitano il terreno. E stop. E gli alberi, e le panchine, e i posti ristoro, e i serbatoi con l’acqua, e il teatro? Può darsi che tutto questo debba ancora essere realizzato. Anzi, sicuramente è così.

“Il Bosco Sciaraviva prende forma”, secondo quanto scrive sui Social il sindaco di Belpasso (Catania), Carlo Caputo. Sopra: un’altra immagine del “parco” in fase di realizzazione   

Ma ci chiediamo: con una foto così scarna, così desertica, così povera, quale messaggio vuole lanciare  Caputo? Vuole tornare al 2013, quando, con lo stesso escamotage, promise il terzo parco (ovviamente mai creato), quello di via Fiume? Sapete com’è finita? Che al posto della “struttura verde”, il primo cittadino, una volta eletto, ha aperto le porte all’ennesimo centro commerciale, ma siccome non è stato possibile costruirlo, ha optato per le solite palazzine, tanto per restare ”ambientalista”.

A proposito: circa un anno fa, questo giornale ha organizzato una raccolta di firme (chiedendo a gran voce al sindaco di mantenere le promesse). Avevamo invitato ad un dibattito sui “parchi negati” e sul Piano urbanistico generale (Pug) la stessa rete di associazioni (ovvero “Sciaraviva”) che nei giorni scorsi si è fatta immortalare col sindaco per “progettare” il “futuro”.

Risposta negativa, invito declinato. Motivo? La manifestazione è strumentalizzata politicamente. Perché? Perché fra tutti i consiglieri comunali invitati a firmare, gli unici a farlo erano stati quelli dell’opposizione. Sì, ma tutti – compresa la maggioranza caputiana – erano stati invitati a firmare. Niente da fare. Assenti. Tutti insieme appassionatamente. Consiglieri e sedicenti associazioni “apolitiche”. Unico presente del gruppetto “ambientalista”: proprio lui, il sindaco. Che in quell’occasione si è lasciato scappato pubblicamente una frase incredibile: “Alla vigilia di questo incontro ho telefonato ai presidenti delle associazioni per dissuaderli dal partecipare a questa iniziativa strumentalizzata politicamente”.

Dicevamo… Non sappiamo come sarà il tanto decantato “Bosco Sciaraviva” prossimo venturo. Ma sappiamo altre cose.

Sappiamo ad esempio che il sindaco non vuole, fortissimamente non vuole, che si rediga un nuovo Piano urbanistico generale, che, se fatto bene, può cambiare il volto della città. Evidentemente non vuole che Belpasso cambi. Vuole che tutto resti come prima: centro storico desertificato, commercio morto, cemento in tutto il territorio, città sempre più isolata. La sintonia con i cementificatori ansiosi di saccheggiare ulteriormente il territorio è perfetta, specialmente ora che si avvicinano le elezioni. Cos’è  allora il “Bosco Sciaraviva”? Un alibi?

Sappiamo che Caputo – non solo lui, ma lui, in quanto primo cittadino è coinvolto – è stato fra i responsabili dello scandalo della via Roma (la via più amata dai belpassesi, tre chilometri di pavé in pietra lavica voluta dai padri dei padri), per la quale l’Amministrazione comunale ha speso oltre un milione di Euro per un “restyling” che ha danneggiato molti tratti di strada.

Sappiamo che al Comune di Belpasso gli appalti milionari vengono conferiti non per bando pubblico, ma per “procedura negoziata” (un artificio lessicale per dire che vengono invitate solo determinate ditte, non si sa in base a quale criterio di selezione). Sappiamo che in diversi appalti, su cinque ditte invitate, quattro si sono ritirate e ne è rimasta soltanto una. La quale ha presentato ribassi del due, del tre, del quattro o del cinque per cento. E sappiamo pure che l’appalto per l’allestimento del “Bosco Sciaraviva” (700mila Euro di fondi del Pnrr) è stato concepito con questo sistema.

Noi tutte queste cose le sappiamo. E le sanno anche diversi personaggi raffigurati in quella foto censurata, che però fanno finta di non saperlo. Infatti, in questi anni, nessuno di costoro ha osato profferire una sola parola su questi scandali che sono sotto gli occhi di tutti. Giocandosi un bene prezioso per tutti: la libertà. Fatto gravissimo. Perché senza la libertà – e la dignità – una comunità muore.  Ecco perché quella foto oscurata fa tenerezza. E anche tanta tristezza.

Luciano Mirone