“A voi che votate con convinzione No auguro con affetto e amore di capitare sotto le grinfie di un magistrato fuori controllo. Ve lo auguro con tutto il cuore, a voi e ai vostri cari. Ah quante risate quando vi accadrà”.

È il post scritto in queste ore da uno dei deputati di punta della destra italiana, Manlio Messina (molto vicino alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, militante di Fratelli d’Italia fino al 2025 e dal luglio scorso iscritto al gruppo Misto). Il quale ironicamente augura ai sostenitori del No quello che avete letto.

Che vuol dire magistrato “fuori controllo”? Matto, ubriaco, nevrastenico o “fuori” dal “controllo” della politica?  Messina non lo spiega. E non spiega neanche cosa c’entri questo augurio con il prossimo referendum sulla riforma della giustizia – fortissimamente voluta dal centrodestra – che prevede la separazione delle carriere dei magistrati (si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo).

Il deputato si limita a scrivere un’allusione pesante (noi almeno la riteniamo tale), facendo intendere che ogni italiano può finire nelle “grinfie” di un magistrato “fuori controllo” e quindi, per evitare una “disgrazia” come questa, dice indirettamente che bisogna votare Sì: separiamo le carriere fra Pm e Giudici ed eliminiamo una stortura come questa. Sì certo, ma che c’azzecca?

Un post ingenuo? Non lo sappiamo. Sicuramente un post sincero. Dal quale affiorano due elementi:  l’avversione di un potere nei confronti di un altro potere dello Stato, e l’evocazione di un pericolo che potrebbe riguardare “tutti”.

Diciamolo con franchezza. Molti di noi, almeno una volta nella vita, sono finiti davanti a un magistrato. A volte può andar bene, altre volte no. E’ abbastanza normale che succeda.

Di questo esercito che – anche per una banalissima multa – ha avuto a che fare con la giustizia, sono parecchi quelli che voteranno Sì. Magari per “punire” l’intero sistema giudiziario, identificato, nella testa di ognuno di noi, col magistrato che si è reso protagonista della presunta ”ingiustizia”.

Ma la domanda diventa interessante se rovesciamo il discorso: chi ritiene di essere stato colpito dallo stesso destino – anche per il più stupido dei motivi – perché voterà No? Cosa lo spinge a compiere questo gesto e a non “vendicarsi” dell’ingiustizia subita?

L’altro giorno ho parlato con un amico giornalista (un grande cronista) appartenente ad una importante testata nazionale. In primo grado è stato condannato per diffamazione (a un politico), in secondo è stato assolto, in Cassazione è stato condannato. Era amareggiato, si reputava vittima di un’ingiustizia, ma ha detto che voterà No. Perché? Quello che segue – parola più parola meno – il senso della nostra chiacchierata.

Perché voterò No? Perché il mio senso dello Stato mi fa superare qualsiasi sentimento o risentimento personale.

Cioè?

Se la Costituzione ha stabilito che devono essere i magistrati (autonomi e indipendenti dal potere politico) ad occuparsi di giustizia, è giusto che io rispetti questo principio, a prescindere dalle mie vicissitudini.

Però ti rendi conto che in Italia non sempre si fa giustizia?

Altroché.

E allora?

E allora riformiamola pure questa magistratura, ma non come si sta tentando di fare.

Cosa non va di questa riforma?

Partiamo da un fatto oggettivo: non si possono modificare sette articoli della Costituzione a colpi di maggioranza. E’ necessario un confronto in Parlamento fra maggioranza e opposizione e decidere unanimemente. Ogni esponente dei singoli schieramenti ha delle posizioni che posso condividere o meno, ma cerchiamo di non cadere nella trappola di guardare questa questione solo entrando nel merito della riforma.

Che vuoi dire?

In questa riforma, o presunta tale, ci sono dei passi che possono toccare la ‘sensibilità’ di molte persone. È roba demagogica, in cui certa gente può anche rispecchiarsi. Chi non è d’accordo sull’eliminazione delle correnti all’interno del Consiglio superiore della magistratura? A parte il fatto che i problemi della giustizia (che ci sono, come in tutte le istituzioni statali) non li risolvi separando le carriere dei magistrati, non è questo il punto.

E qual è?

Il “contesto”.

Il contesto?

Qualcuno dovrebbe spiegarmi perché una Presidente del Consiglio attacca in maniera così veemente un altro potere dello Stato (perfino la Corte dei Conti), perché strumentalizza Rogoredo, la Casa nel bosco, Garlasco, le manifestazioni di piazza e cose del genere, perché dice che se vinceranno i No saranno scarcerati spacciatori, pedofili, stupratori, ladri e criminali: c’è una grande sproporzione fra questa riforma e il linguaggio e gli argomenti usati per vincere (a tutti i costi) questo referendum. C’è molta mistificazione. Questo al netto delle dichiarazioni del ministro Nordio, della sua capo di gabinetto e dei vertici del governo e della maggioranza.

Anche dall’altra parte ci sono state delle uscite, diciamo, “infelici”.

Sicuramente. Diciamo che il procuratore Gratteri poteva spiegare meglio certi concetti (personalmente penso di averli compresi benissimo), che comunque sono stati travisati, strumentalizzati e dati in pasto all’opinione pubblica più ingenua, la vera, unica, insostituibile categoria di persone alla quale la Premier si rivolge.

Stai facendo un discorso politico.

Rivendico assolutamente la ‘politicità’ di questo discorso. Un argomento come questo va inserito nel contesto politico attuale: giornalisti e magistrati spiati attraverso Pc e telefonini, corruzione dilagante, proibizione di parlare di certi argomenti scomodi in Commissione parlamentare antimafia, tentativi di far fuori dalla stessa Commissione ex magistrati del calibro di Roberto Scarpinato e Cafiero De Raho, abolizione del falso in bilancio, modifica del Codice degli appalti, ingenti finanziamenti per un’opera inutile come il Ponte sullo Stretto (che, come dice don Luigi Ciotti, non unirà due coste, ma due cosche): questo per citare solo la punta dell’iceberg.

Addirittura.

Sì, perché l’iceberg va visto per intero. E allora bisogna parlare del contesto internazionale. Chi sono i nostri più grandi alleati? Cosa stanno facendo? Si stanno battendo per la pace o per la guerra? O magari per i danari? Ai danni di chi? Ci rendiamo conto di quello che sta succedendo o viviamo in un eterno paese dei balocchi? Adesso hanno tolto le accise sulla benzina, ma soltanto per venti giorni, il tempo di far passare questo ‘rischiosissimo’ referendum, poi torneranno come prima e più di prima.

Che c’entra tutto questo con il referendum?

Che c’entra? C’entra moltissimo. Solo guardando il “contesto” puoi porti una domanda fondamentale.

Quale?

Dove si vuole arrivare?

Dove si vuole arrivare?

Credo che sia il tempo di studiare qualche buon libro di storia, e magari poi ne riparliamo.

Come finirà il referendum?

Probabilmente sul filo di lana. Proprio per questo, sarà una sconfitta per il governo. Giorgia Meloni dovrebbe trarre le conclusioni.

In che senso?

Non deve dimettersi, deve governare seriamente, la smetta di  fare demagogia e agitare spettri in continuazione.

Nella foto: il post del parlamentare nazionale Manlio Messina (ex Fratelli d’Italia, ora Gruppo Misto)

Luciano Mirone