Hanno vinto i giovani. Vittoria, 20 anni, che da Milano è piombata in Sicilia per votare No (alla faccia del non voto ai fuori sede). Giuseppe, 27 anni, costretto a rimanere a Torino ma col cuore in cabina elettorale. I ragazzi delle superiori: “Mi raccomando professoressa, dopodomani voti e faccia votare No”. Vincenzo, 80 anni, con la sua Associazione nazionale partigiani schierata. Antonella, 21 anni, che nei giorni scorsi ha organizzato un incontro sulla Costituzione. Michela, 65 anni, che al corteo era avvolta nel tricolore.
Le stesse facce, gli stessi sorrisi, le stesse utopie dei giovani dai quindici agli ottantacinque anni che hanno manifestato a favore del popolo palestinese, contro l’emergenza climatica, per il No alla guerra, e anche di quelli che, pur restando a casa, hanno sentito le stesse emozioni. A prescindere dai partiti, dalle appartenenze, dal vecchiume che li circonda.
Hanno vinto loro. Che hanno sgamato la propaganda, la demagogia e il populismo e hanno compreso il valore straordinario del voto e si sono trasformati in un vento che ha spazzato via tante cose, a cominciare dai Trump, dai Netanyahu e dalla politica nostrana insegue le follie dell’uomo solo al comando.
Hanno vinto loro. E sbaglia chi dice che ha vinto la sinistra. Perché in mezzo ai vincitori c’era anche gente di destra che crede nei valori della Costituzione e nell’insostituibile autonomia della magistratura. Semmai adesso i Progressisti hanno il dovere di non tradire questo popolo che va oltre i partiti e si colloca nella storia.
Giorgia Meloni continui pure a governare, pensi alla sanità pubblica, al lavoro, al prezzo della benzina, all’inflazione, all’accoglienza agli immigrati, all’Europa, alla questione morale, alla messa in sicurezza del territorio e a tante altre questioni di questa Italia che è messa male la smetta di agitare fantasmi.
Il vento si è alzato. E i giovani pure.
Nella foto: i giovani scesi in piazza a Napoli in queste ore per festeggiare il No alla riforma della giustizia voluta dal governo Meloni (immagine Ciro Fusco)
Luciano Mirone























Con tutto il rispetto per vincitori e vinti, Luciano, se permetti: con l’utopismo intergenerazionale a favore di vento della storia e a dispetto della fiducia nel futuro da cui soffia a senso unico l'”inverno demografico” e nella prospettiva di un crescente invecchiamento della popolazione, ricapitolando:
1) la malagiustizia non esiste;
2) le sentenze non si discutono (la logica inquisitoriale si addice a quest’altra bella sentenza da dogmatica di tribunale della verità suprema);.
3) I giudici sono infallibili;
4) se sbagliano, è un incidente sul lavoro e perciò, si capisce, vanno risarciti del danno che hanno inferto ai cittadini promuovendo gli sfortunati magistrati a cariche superiori;
5) l’Italia è una Repubblica fondata sul CSM, la sovranità materiale appartiene alla magistratura che la esercita interpretando le leggi in maniera libera e cioè, discrezionale e per aggregaziono correntizie: pertanto, come ogni monarca che si rispetti, la Magistratura non deve rispondere ai cittadini dei propri atti;
6) non c’è bisogno di nessuna riforma, il sistema giudiziario è perfetto così com’è, come tutto vedono e come ognun sa;
7) occorrono solo più fondi, oltre a quelli che lo Stato deve versare ai cittadini ingiustamente condannati e vessati, perché, con tutti questi cittadini che devono dimostrare di non essere colpevoli, i magistrati sono costretti a un super-lavoro che ne compromette l’infallibilità.
8) l’adorazione feticistica della sacra Costituzione è una forma di culto che essa impone nella sua effettualità materiale come articolo di fede implicita.
9) Dopo aver difeso la Costituzione da un sorteggio e dalla separazione delle carriere, toccherà liberare gli altri 26 Paesi dell’Ue dalle loro Costituzioni liberticide e dai rispettivi sistemi giudiziari fascisti a loro insaputa.
Buon lavoro onirico e dopolavoro di fantasia.
Grazie.