Omicidio, soppressione di cadavere, porto abusivo di armi e danneggiamento seguito da incendio. Questi i reati (aggravati dal “metodo mafioso”) ipotizzati dalla magistratura di Catania nei confronti di due soggetti ritenuti responsabili di un fatto di sangue avvenuto nello scorso gennaio 2026, che avrebbe come movente dissidi in materia di stupefacenti tra la vittima e uno degli esecutori, figlio di un esponente del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi.
Per questa ragione i Carabinieri dei Comandi Provinciali di Catania e Siracusa, con il supporto del personale del Comando Provinciale di Vibo Valentia, del Reparto Investigazioni Scientifiche Ris di Messina, dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Sicilia”, del 12^ Nucleo Elicotteri e del Nucleo Cinofili di Nicolosi – stanno dando esecuzione, già dalle prime ore della mattina, a un’ordinanza applicativa di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia che ha coordinato le indagini unitamente alla Procura della Repubblica di Siracusa, nei confronti di 2 persone, ritenute responsabili, in concorso, ferma restando la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, dei reati accennati.
Si tratta di un primo lancio della notizia, che sarà approfondita alle ore 11 di oggi presso la Procura della Repubblica di Catania, dove si terrà una conferenza stampa nel corso della quale saranno illustrati i dettagli dell’attività investigativa.
Redazione























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