“L’assessore ai Lavori pubblici è il vertice della stazione appaltante (in questo caso, il Comune che dà l’appalto). Ma c’è una figura al di sopra dell’assessore ai Lavori pubblici: il sindaco. E’ impensabile (e sarebbe fuori dalla realtà non pensarlo) che il sindaco di un qualunque comune italiano non sappia o non venga messo a conoscenza da parte del suo assessore di ciò che la stazione appaltante sta facendo. È grave sia nel caso in cui il sindaco è consapevole, sia nel caso in cui non lo sia”.
L’avvocato Enzo Guarnera, presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità, spiega le dinamiche che regolano gli appalti, ma poi approfondisce diversi particolari che riguardano il comune di Belpasso (Catania), dove sono stati assegnati una trentina di lavori pubblici coi fondi del Pnrr (circa 30 milioni di Euro), alcuni dei quali con ribassi del 2, del 3, del 4 e del 5 per cento. Su questi risvolti “anomali”, circa un mese e mezzo fa, il legale ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Catania.
Intanto per ben due volte (l’ultima ieri sera) è saltata la seduta di Consiglio comunale in cui si sarebbe dovuto parlare dell’istituzione di una Commissione d’inchiesta sugli appalti (chiesta dall’opposizione: primo firmatario il consigliere Salvo Licandri). Nel frattempo il sindaco Carlo Caputo ha azzerato tutte le deleghe assessoriali, e a quanto pare, nei prossimi giorni, non riconfermerà l’assessore ai Lavori pubblici Rocco Santonocito, espressione del deputato di Fratelli d’Italia Giuseppe Zitelli (stesso partito del primo cittadino).
Abbiamo chiesto al sindaco, tramite messaggio wa, che siamo a disposizione per un’intervista. Nessuna risposta. Quella che segue, la seconda parte dell’intervista al presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità. Nell’articolo si parla di Belpasso, ma nel contesto nazionale regolamentato dal nuovo Codice degli appalti.
Avvocato Guarnera, lei nella prima puntata, ha parlato genericamente di ipotesi di eventuale turbativa d’asta. Di cosa si tratta?
“Parlo in generale. E’ una fattispecie di reato che si verifica quando si altera il procedimento di una gara, sia pubblica che privata, tramite mezzi fraudolenti (violenza, minaccia, accordi segreti). Lo scopo è quello di condizionare l’esito a proprio vantaggio, ad esempio tenendo basso il prezzo ed escludendo i concorrenti. Un ribasso minimo, di solito, viene applicato quando si è in presenza di una turbativa d’asta, a maggior ragione quando vengono invitate cinque ditte e quattro non si presentano. Ma è solo un’ipotesi”.
Cosa pensa del nuovo Codice degli appalti voluto dal ministro Salvini?
“La nuova normativa sul Codice degli appalti pone al giudice penale un tema di interpretazione, perché è un Codice che ha dei momenti critici. Peraltro anche l’Anac (Agenzia nazionale anti corruzione) si è posta qualche domanda. E’ un Codice approvato con decreto legislativo nel 2023, con l’attuale governo, lunghissimo, 229 articoli, con numerosi allegati. Non è una cosa di facile lettura. Quindi abbiamo un Codice complesso, sia nell’estensione che nell’interpretazione: l’obiettivo originario era la semplificazione, che in realtà non c’è stata, e quando non c’è una semplificazione normativa, è più difficile l’applicazione pratica. La cosa anomala è che è possibile l’affidamento sotto soglia”.
Cosa significa?
“Che l’innalzamento delle soglie negli affidamenti diretti e nelle procedure negoziate sollevano preoccupazioni in quanto a trasparenza e concorrenza”.
Può spiegare meglio?
“Se viene elevata la soglia all’interno della quale si possono dare degli affidamenti diretti senza bando di gara, è preoccupante. L’esperienza dimostra che soprattutto nei piccoli lavori, la presenza delle imprese in odore di mafia è notevole. E allora se tu hai innalzato la soglia, i lavori di 200, 300, 400mila Euro li puoi dare a chi vuoi. Questo non è positivo per la trasparenza e la legalità degli appalti. Inoltre il ‘sistema di qualificazione’ delle stazioni appaltanti è importante, perché c’è il rischio che amministrazioni non qualificate gestiscano appalti importanti. La capacità amministrativa di chi gestisce l’appalto è fondamentale. La disciplina del subappalto, per esempio, solleva questioni di responsabilità e crea un effetto a cascata. Questo sistema non solo non viene affrontato dal nuovo Codice degli appalti, ma viene consentito”.
Prendiamo l’esempio di Belpasso.
“Su un appalto di circa 1 milione e mezzo, non viene fatto un bando di gara ma viene istituita una ‘procedura negoziata’ nella quale vengono invitate solo cinque ditte, quattro non si presentano, partecipa soltanto una presentando un ribasso del 2 per cento, cioè il minimo. Chi impedisce (ovviamente parlo per ipotesi) all’impresa aggiudicataria di dare i subappalti alle altre quattro ditte che si erano ritirate?”.
Ha notato altre anomalie per quanto concerne gli appalti al Comune di Belpasso finanziati con i fondi del Pnrr?
“C’è quello della mensa scolastica, quello che riguarda un certo Bosco Sciaraviva e diversi altri. Si tratta di fattispecie che nell’esposto pervenutomi vengono elencate in maniera puntuale. Mi sembrano informazioni attendibili: sarà la Procura a valutare, acquisendo gli atti, ascoltando molte persone, a cominciare dai Revisori dei conti (che hanno parlato di mala gestio), dai tecnici e dai politici. Tutto questo ritengo che in questo momento sia oggetto di verifica. E siccome sono tante le questioni che l’esposto solleva, penso che l’indagine non si risolverà in un paio di mesi. Tra qualche settimana (dato che come presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità ho presentato un esposto alla Procura della Repubblica) spero di potere avere il nome del pubblico ministero. Una parte di queste problematiche è oggetto di monitoraggio da parte dell’Anac e del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, a quanto pare, hanno avviato delle procedure per eventuali correttivi, ma sono cose che lasciano il tempo che trovano, poiché questo Codice è frutto di una scelta politica precisa”.
Qual è la posizione dell’Anac?
“Di essere sostenitrice della semplificazione prevista dal nuovo Codice degli appalti, ma di non condividerne alcuni punti. Per esempio: l’eliminazione di controlli con uso indiscriminato, l’innalzamento della soglia degli appalti a 500 mila Euro per le stazioni appaltanti non qualificate, la soppressione delle verifiche sul conflitto di interessi, l’uso generalizzato dell’appalto integrato senza motivazioni. L’Anac ha segnalato queste criticità, ma fino a che punto il Parlamento sarà in grado di recepirne le modifiche?”.
Che vuol dire innalzare la soglia degli appalti a 500 mila Euro per le stazioni appaltanti non qualificate?
“E’ come permettere di guidare in città (dove c’è il limite di 50 chilometri l’ora) senza patente”.
Che vuol dire stazioni appaltanti “non qualificate”?
“Parliamo di quei Comuni (adesso il riferimento è generale e non mirato a Belpasso) che non presentano personale con qualifiche professionali adeguate per poter affidare certi appalti di un certo rilievo”.
Cerchiamo di capire. Sotto la soglia dei 500 mila Euro che succede?
“Che chiunque può dare un appalto per affidamento diretto. L’Anac dice di riportare la soglia a 150 mila Euro”.
Secondo la legge, eventuali responsabilità vengono attribuite soprattutto agli Uffici tecnici che hanno espletato le pratiche degli appalti. E la politica che ruolo svolge?
“Questo è oggetto di indagine: bisogna capire se l’Ufficio tecnico ha agito (come si dice in gergo legale) ‘inaudita altera parte’, cioè senza informare l’Amministrazione. Il che mi pare assolutamente impensabile. Intanto perché c’è un assessore ai Lavori pubblici, e non credo che una stazione appaltante fatta da tecnici di qualunque genere, decida l’appalto senza che l’assessore al ramo sia a conoscenza di tutto (sennò costui che ci sta a fare?). E’ il capo della stazione appaltante, è consono alle decisioni dell’Ufficio tecnico. Non può dire: io non c’entro niente, se la vedano i tecnici. Quindi sicuramente l’assessore ai Lavori pubblici è il vertice della stazione appaltante. Ovviamente poi bisogna vedere quanto il resto dell’Amministrazione sia consapevole. Può non esserlo l’assessore ai Servizi sociali, ok, ma c’è una figura al di sopra dell’assessore ai Lavori pubblici: il sindaco. E’ impensabile (e sarebbe fuori dalla realtà non pensarlo) che il sindaco di un qualunque comune italiano non sappia o non venga messo a conoscenza da parte del suo assessore di ciò che la stazione appaltante sta facendo. È grave sia nel caso in cui il sindaco è consapevole, sia nel caso in cui non lo sia”.
Perché?
“Se è consapevole compartecipa a certi comportamenti anomali e quindi è complice, se non lo è, mi chiedo: che ci sta a fare? In realtà, mi sembra impensabile che l’Ufficio tecnico non parli con l’assessore e l’assessore (scelto dal sindaco) non parli col sindaco, che è il suo più alto riferimento. Alla fine è il primo cittadino a dare il suo benestare. Il sindaco non è mai estraneo. È il capo amministrativo del comune e non può essere tenuto all’oscuro. Se il suo assessore sbaglia ha diversi modi per bloccarlo”.
Cosa ci racconta questa storia?
“E’ una storia che si ripete. Una pratica del genere porta all’espulsione dei soggetti sani dell’economia. Se non c’è gara tra soggetti imprenditoriali, se ci sono ditte che si ritirano, se ci sono ribassi del due o del tre per cento (come in questo caso), le persone che partecipano in maniera pulita rischiano di venire escluse”.
2^ Puntata. Continua.
Nella foto: l’avvocato Enzo Guarnera, presidente dell’Associazione Antimafia e Legalità
Luciano Mirone























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